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Un buon governo risolve problemi. Un cattivo governo non trova le soluzioni giuste. L’assenza di un governo paralizza un Paese. E’ così da sempre, quando le cose vanno complessivamente bene e, soprattutto, quando le cose vanno male. Le crisi di governo hanno sempre la conseguenza di fermare il tempo, di sospenderlo, in attesa che si trovi la via d’uscita. Questa crisi di governo ha l’aggravante di fermare il tempo mentre i problemi, tutti di una portata mai vista prima, si aggravano con il passare dei giorni.

 

Si passa da un termine all’altro, da una scadenza all’altra, posticipando una resa dei conti che non arriva mai. Intanto, il Coronavirus continua a mutare, tra una variante e l’altra, e la corsa al vaccino si complica di fronte ai ritardi delle case farmaceutiche, a un piano vaccinale che va rifatto da capo, alle minacce scomposte, e presumibilmente infondate, di cause legali.

 

La crisi economica, intanto, continua a bruciare imprese e posti di lavoro, a far pagare un conto altissimo oggi e a cancellare, per molti, anche la prospettiva di un domani diverso.

 

La risposta che tutti invocano passa per l’approvazione, prima, e per l’attuazione, poi, di un Recovery plan efficace. Se ne è discusso, poco e male, è stato usato come arma per alimentare la tensione politica. Alla fine, è stata prodotta una bozza che è un punto di partenza. Ma senza un governo nel pieno delle sue funzioni, e senza un Parlamento che esprima una maggioranza chiara, è impossibile mettere in piedi e far funzionare la macchina che serve per elaborare progetti in grado di convincere la Commissione Ue ad attivare i fondi promessi.

 

Non si ferma l’emergenza sanitaria, si aggrava la crisi economica, non si costruisce una risposta credibile.

 

Restano il tempo perso e una progressiva abitudine al caos che può diventare assuefazione. La politica è responsabile del tempo perso e tutti siamo responsabili dell’assuefazione.

 

Quando la contestazione da stadio vuole colpire calciatori viziati e privilegiati, sceglie la provocazione più semplice: ‘A lavorare, andate a lavorare…’. Oggi, è un coro che meriterebbero quasi tutti i protagonisti sulla scena. Senza alcuna implicazione anti politica. Anzi, con una ferma presa di posizione a sostegno della politica sana: ‘Andate a lavorare’.

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