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Le parole di Draghi, da Francoforte al Quirinale

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Ho seguito Mario Draghi per anni, prima da Governatore della Banca d’Italia e poi da Presidente della Bce. Decine e decine di interventi e di conferenze stampa. Si ricordano soprattutto quelle nei momenti drammatici per la storia dell’Euro e dell’Europa. Le frasi celebri, il tono di voce, la capacità di rassicurare i mercati e i governi, grazie all’utilizzo chirurgico delle parole.

 

Ascoltarlo oggi parlare al Quirinale dell’incarico di formare un nuovo governo, appena ricevuto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, riporta indietro nel tempo.

 

Lavoravo in agenzia di stampa, all’Adnkronos, e il rito della conferenza stampa da Francoforte, un giovedì ogni sei settimane, restituiva il senso di una storia in veloce evoluzione. La speculazione sulla Grecia, gli attacchi della Bundesbank, le rare citazioni indirette alle questioni italiane. Draghi agiva, con le misure straordinarie messe in campo a partire dal Quantitative easing, e poi parlava. La sinergia tra fatti e comunicazione riusciva a incidere sul corso delle cose. Puntualmente. Ricordo il discorso di Londra del 26 luglio 2012. Il flash di agenzia sul ‘Whatever it takes’ e quello successivo, arrivato subito dopo, perchè quel ‘Believe me, it will be enough’, pronunciato dopo una breve pausa a favore di telecamera, voleva dire ancora di più. Parole che facevano girare le Borse, che raffreddavano spread impazziti, grazie a una leadership universalmente riconosciuta. Neanche gli imprevisti riuscivano a modificare i suoi piani. Il 15 aprile 2015 una donna, esponente del movimento Blockupy, ha tentato di aggredirlo lanciando coriandoli e alcuni volantini, gridando ‘Basta alla dittatura della Bce’. Dopo una breve interruzione, la conferenza stampa è ripresa. E Draghi è tornato a spiegare come la banca centrale fosse impegnata a fare tutto il possibile, all’interno del proprio mandato (“within our mandate”), per tenere il più possibile l’Europa al riparo dalla crisi.

 

In queste ore, Draghi sta provando a sfruttare l’ultima occasione utile per tirare fuori il Paese dal pantano di una crisi tanto assurda quanto potenzialmente letale. Ci sono ancora una serie di incognite che pesano sulla nascita del suo governo. Ma le brevi dichiarazioni di oggi al Quirinale bastano a segnare una profonda discontinuità rispetto a quello che abbiamo raccontato in questi mesi. Le idee chiare (“Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Ue, abbiamo la possibilità di operare con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale”), le parole scelte con cura (“Con grande rispetto mi rivolgerò al Parlamento, espressione della sovranità popolare”), e la rassicurante fermezza (“E’ un momento difficile, dobbiamo essere all’altezza”) con cui si offre una prospettiva sono le stesse che hanno consentito di gestire i momenti cruciali a Francoforte.

 

Va fatto un governo, va trovata una maggioranza e va ricostruita una politica credibile. Ovviamente, non è detto che Draghi ci riesca ma, a questo punto, è l’unico che può provarci.

 

 

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