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Truffe allo Stato, tutti i casi del 2021

Una ricognizione delle sentenze depositate dalla Corte dei conti nei primi 40 giorni del 2021 restituisce la fotografia impietosa di appropriazioni di ogni tipo. La somma fa un enorme spreco di soldi pubblici. La versione originale di questo articolo, a firma di Alberto Sisto, è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo 2021.

 

LA CRESTA FATTA da funzionari di polizia sulle carte di credito dei collaboratori di giustizia. Oltre diecimila buoni pasto sottratti da un maresciallo in servizio nel gabinetto del ministro della Difesa. E contributi agricoli per centinaia di migliaia di euro intascati intestandosi terreni altrui. E ancora, contributi milionari, versati ad associazioni datoriali deliberati in conflitto di interesse e non rendicontati. La creatività degli italiani funziona anche al negativo. Almeno a giudicare dalle condanne che la Corte dei conti ha inflitto in appello. La curiosità di Fortune Italia era stata accesa da alcune vicende particolarmente singolari e così ha fatto una ricognizione sulle decisioni che i magistrati contabili hanno depositato nei primi quaranta giorni dell’anno, anche se alcune sentenze sono state decise nel 2020. Il quadro che emerge è un ventaglio di truffe, appropriazioni e sprechi di ogni tipo che hanno provocato un bel deflusso di soldi pubblici.

 

INTOCCABILI

 

Gianluca Fonzi, Fabrizio Socciarelli e Fabrizio Provaroni erano tre funzionari del Servizio centrale di protezione del ministero dell’Interno. Gente per cui si sarebbe potuto mettere la mano sul fuoco visto il delicatissimo compito a cui erano stati assegnati. E invece i tre dipendenti del ministero dell’Interno hanno usato le carte di credito che vengono date ai collaboratori di giustizia per ingrassare i propri conti. Con astuzia si impartivano reciprocamente gli ordini di accredito e sempre nel momento in cui l’utilizzatore finale risultava fuori ufficio, in modo che non risultassero come ordini auto prodotti. Nel corso del giudizio penale intentato per gli stessi fatti, spiega la sentenza numero 5 del 2021, “era emerso che i tre dipendenti accedevano con le proprie credenziali al sistema informativo del ministero dell’Interno, caricando somme di denaro, destinate a pagare le spese per collaboratori e testimoni di giustizia sulle carte ‘kalibra’ di cui avevano la materiale disponibilità in quanto non ancora assegnate oppure restituite dagli aventi diritto e, successivamente, prelevavano denaro in contanti presso sportelli bancomat”, creando un bel danno allo Stato e chissà se non anche a qualche collaboratore di giustizia, magari chiamato in causa al posto loro. L’illecito veniva rilevato nel corso dell’anno 2015, ma in realtà era andato avanti per anni. La sentenza ricostruisce anche il tentativo dei dipendenti di salvare parte del malloppo. Durante le indagini, si legge nel provvedimento, due di loro “esibivano un assegno circolare intestato al ministero dell’Interno dell’importo di 12.500 euro ciascuno, asserendo che tale somma era quanto da ciascuno prelevato con l’artifizio contabile. Tuttavia, ulteriori indagini rivelavano l’irregolarità di numerose altre operazioni corrispondenti ad un complessivo importo di 648.862,80 euro, facendo emergere un sistema criminoso avviato in epoca ben antecedente e risalente” agli anni 2009 e 2010. Al netto delle somme già restituite, i tre sono stati condannati a rifondere in solido 477.480 euro.

 

IL REGALO AL GRANDE MAESTRO

 

Se il proprio mentore politico e leader di riferimento della Südtiroler Volkspartei, pur essendo del rigido Sud Tirolo, è stato condannato a rimborsare dalla Corte dei conti l’utilizzo privatistico di oltre 380mila euro della provincia di Bolzano, perché un semplice consigliere comunale dovrebbe pagare di tasca propria per una festa di compleanno? Il festeggiamento era per l’allora presidente della provincia Alois Durnwalder, detto Luis, al timone ininterrottamente dal 1989 al 2014 e leader incontrastato del partito del Sud Tirolo. Per fare una bella festa e un gran figura ci vogliono un po’ di soldi. E così Josef Gatterer, Siegfried Gatterer, Dorothea Passler Mair, Paul Neumair e Meinhard Durnwalder (nipote del festeggiato e oggi senatore della Svp), tutti componenti della giunta del comune di Falzes, con tre delibere, nel dicembre del 2011, hanno stanziato circa 3.000 euro a favore di alcune associazioni locali per finanziare i festeggiamenti. Soldi spesi illegittimamente che adesso la Corte dei conti, con la sentenza numero 15 di quest’anno, gli ha imposto di restituire, pro quota, alla provincia.

SEDICI GIRI DEL MONDO ‘A SBAFO’

 

Un piccolo spostamento sulla mappa che può provocare un inutile e corposo deflusso di fondi pubblici. Dalle mutande acquistate con i soldi per finanziare l’attività politica, ai costosissimi rimborsi benzina garantiti agli eletti negli enti locali. Alberto Vecchi è stato consigliere regionale in Emilia-Romagna per conto di Forza Italia, alcune legislature fa, e per arrotondare lo stipendio ha pensato di spostare di alcune decine di chilometri la propria residenza. Risiedeva e lavorava a Bologna, ma per ingrossare i rimborsi benzina spettanti ai rappresentanti popolari aveva spostato la propria residenza a 75 chilometri dal capoluogo, nel comune di Castelluccio di Porretta Terme. Ma si trattava di un trasferimento fittizio, come hanno rivelato le indagini della Guardia di finanza, ricordate nella sentenza numero 9 del 2021. Così la Corte ha chiesto indietro a Vecchi gli 87.537 euro di rimborsi incassati in 5 anni di mandato. A due euro a litro quei soldi gli avrebbero consentito di viaggiare per 656.500 chilometri, circa 16 volte la circonferenza della Terra, o 875 itinerari completi, andata e ritorno, all’anno. Forse, al di là della frode del caso in questione, un ripensamento sulla generosità di questi rimborsi si potrebbe anche fare.

 

IL BANCOMAT DEL BUONO PASTO

 

Che il contributo al pranzo che i datori di lavoro pagano ai dipendenti al posto del servizio mensa sia considerato denaro contante è un fatto. E così il maresciallo dell’esercito Paride Amoroso, impiegato nel gabinetto dell’allora ministra della Difesa Roberta Pinotti, avendone la possibilità se ne è riempito le tasche. Ne ha fatti sparire 13.416 per un controvalore di 92.386 euro in un biennio, come si legge nella sentenza numero 9 con la quale è stata confermata la decisione di primo grado, che costringe Amoroso a rimborsare l’ingente somma. Erano buoni destinati al personale in servizio presso gli uffici di diretta collaborazione del ministro, che, ad un certo punto, deve aver avuto una gran fame. L’ammanco è infatti emerso a seguito di una istruttoria interna avviata proprio dal gabinetto.

 

MI FINANZIO DA SOLO

 

La sentenza 304 del 2020 coinvolge due associazioni sindacali della piccola industria, Unimpresa nazionale e una articolazione locale della stessa organizzazione, e 20 persone, fra cui il penultimo presidente di Unimpresa e i suoi famigli. Tutti, con diverse responsabilità, secondo la Corte dei conti, hanno attinto o consentito l’uso di contributi pubblici per oltre 1,95 mln di euro erogati dalla Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Napoli, fra il 2009 e il 2014, a fronte di progetti inesistenti e deliberati da persone in conflitto di interessi. Il principale protagonista è Paolo Longobardi, che fino all’anno scorso era il presidente nazionale di Unimpresa, coinvolto insieme ai due figli: Vincenzo, per aver approvato in conflitto di interessi un progetto a favore della sorella Anna. Chiamati a rimborsare anche alcuni dipendenti della Camera di commercio per non aver, di fatto, vigilato e non essersi accorti dell’uso illegittimo dei fondi. Dovrà mettere mano al portafoglio anche Maurizio Maddaloni, dal 2010 al 2015 presidente della Camera di commercio presa di mira, per non essersi accorto del conflitto di interesse, per i magistrati evidente, esistente per alcuni membri della giunta camerale, che avevano dato l’assenso ai progetti, come il figlio di Longobardi e di Pietro Russo, entrambi con doppia poltrona nella giunta della Cciaa e nell’organizzazione finanziata. Oggetto della causa sono state le “numerose contribuzioni (nelle forme di sovvenzioni, contributi e convenzioni), la gran parte delle quali a beneficio di organizzazioni rappresentative di imprese (Unimpresa o enti satellite), nonché di associazioni o di enti minori e di una persona fisica” da parte della Cciaa napoletana. Fondi ottenuti, secondo i magistrati contabili, grazie “deliberazioni assunte con il concorso di soggetti in conflitto di interessi ed accordate senza la rilevazione di numerose e significative anomalie nella fase di rendicontazione, spesso sintomatiche del mancato svolgimento delle iniziative finanziate”.

 

IL TENDER DEI SOGNI

 

La Sloop Corporation, come capofila di un’associazione temporanea di imprese, aveva richiesto e ottenuto un contributo di 847.091,85 euro, a carico della Unione europea, dello Stato italiano e della Regione Toscana, per “lo sviluppo di una imbarcazione innovativa con ciclo di vita a ridotto impatto ambientale (progetto Blue boat)” per un investimento ammesso di 1.976.478,71 di euro e un contributo concesso di 1.378.793,28 euro nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo”. Il progetto è però fallito. E per i magistrati contabili sarebbe esistito solo sulla carta ed era destinato ad altro. Le società coinvolte oggi sono fallite e secondo quanto ricostruito dai magistrati penali, che hanno mandato a processo l’imprenditore navale toscano Oberdan Chimenti, i soldi si sono involati in lidi sicuri. Chimenti, si legge nella sentenza dei giudici contabili, aveva la procura per operare sui conti correnti della società “tanto da poter dirottare le somme in entrata, provenienti dai finanziamenti pubblici, sul conto corrente in favore di una società con sede in Gibilterra, la Tranquil Waters”, osserva la sentenza penale del tribunale di Firenze. Oggi invece Chimenti e le sue attività sembrano essersi involate a Malta, stando a quanto ricostruito dalla procura di Tempio Pausania, che a gennaio del 2021 ha presentato una richiesta di rinvio a giudizio per frode fiscale internazionale. E nell’isola dei cavalieri Templari opera la Maori, una società di costruzioni navali che propone i tender di lusso ideati da Chimenti. L’imprenditore, nel suo blog, ne rivendica l’interesse.

 

PROMOZIONE INDEBITA

 

Se Chimenti sembra aver operato con destrezza, nel caso di Carmela Donatella Mazzotta, una dipendente comunale, a colpire è l’apparente mancanza di misura. Un piccolo comune con poco più di mille anime e sei dipendenti, come Brossasco, non ha bisogno di un direttore generale. Sembra lapalissiano ma non ai protagonisti di questa vicenda. Per questo il sindaco del tempo, Bartolomeo Beoletto, dovrà aiutare Carmela Donatella Mazzotta, nel 2009 segretario generale nel municipio del cuneense, a restituire i 47.900 euro di indennità di ruolo, da direttore generale, indebitamente percepiti.

 

CONTRIBUTI AGRICOLI SUI TERRENI ALTRUI

 

Nicola Calia, imprenditore agricolo pugliese ha cercato di non pagare ricorrendo contro la prima sentenza, poi confermata, che gli ha imposto la restituzione dei 446.036,01 euro indebitamente percepiti in sei anni dall’Agea attribuendosi la disponibilità di terreni, non suoi o inesistenti. Titolare di un’azienda e responsabile pro tempore del Centro di assistenza agricola di Bari, sede di Altamura, riassumono i magistrati contabili, Calia si avvaleva di documentazione non veritiera – in particolare, contratti verbali di affitto riferiti a terreni non intestati ai soggetti indicati o di proprietà di soggetti già deceduti rispetto alla data di stipula, nonché a terreni privi di dati sulla titolarità – al fine di comprovare il requisito prescritto dalla normativa di settore, sulla disponibilità dei fondi cui annettere il beneficio economico.

Non sempre dietro i danni all’erario però ci sono comportamenti illeciti. Talvolta il salasso delle casse pubbliche è conseguenza di svogliatezza o distrazione di singoli dipendenti o uffici.

 

AMMINISTRATORI DISTRATTI

 

Il signor Biagio Lusini, sindaco del Comune di Teverola dal 2000 al 2009, i signori Gennaro Pitocchi e Maria Carmen Mottola, responsabili dell’area tecnica dello stesso ente rispettivamente per il periodo 2010/2011 e 2012/2015, sono stati condannati al risarcimento di 122.976 euro per il danno derivato alle casse comunali da “inescusabili omissioni in esito all’attuazione e alla gestione di alcune convenzioni edilizie”. Mentre i costruttori occupavano tutte le superfici ottenute in concessione, senza risparmiare le superfici da destinare all’uso pubblico e senza completare le opere di urbanizzazione, Lusini, Pitocchi e Mottola guardavano dall’altra parte.

 

SPERPERO TECNOLOGICO

 

È una delle ultime in ordine di tempo la conferma della condanna in appello per l’ex commissario della Croce Rossa Maurizio Scelli che insieme ad altri due convenuti, Aldo Smolizza e Virgilio Pandolfi, dovrà rimborsare 900mila euro divisi in parti uguali. Già condannato in appello nel 2014, Scelli aveva chiesto la revocazione della sentenza. Il verdetto, confermato negli ultimi giorni del 2020, riguardava “irregolarità connesse all’acquisizione di servizi e forniture informatiche”, definiti “illegittimamente acquisiti e non utilizzati”. La condotta di Scelli, scrivevano i magistrati nella sentenza impugnata, e adesso resa definitiva dai giudici contabili, esprime “totale disprezzo di qualsiasi canone di sana amministrazione” e “noncuranza degli equilibri finanziari”.

 

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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