Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
pfizer

Tennis, Mirka: la manager che ha cambiato le regole del gioco

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email

11 aprile 2009 a Riehen, in Svizzera, si celebrano le nozze tra Roger Federer e Miroslava Vavrinec, detta ‘Mirka’. Dodici anni di matrimonio e quattro figli. Tre anni più grande di Roger. Ex-tennista professionista. Dal 2000 al fianco del campione elvetico incontrato per la prima volta nel 1997 presso il centro tecnico della federazione tennistica elvetica, a Bienne. Una disciplina ferrea che ha tra le sue regole la pressoché totale assenza dai media e dai social network. Una frenetica attività che va dalla gestione della famiglia e della logistica al rapporto con gli sponsor e al coordinamento delle attività di charity. Mirka, cecoslovacca naturalizzata svizzera, è un modello molto imitato dalle ‘colleghe’ più giovani: basso profilo, testa bassa e pedalare. Sia Jelena Risitic (moglie di Djoković) che ‘Xisca’ (Francisca Perello, moglie di Nadal), hanno seguito alla lettera il suo insegnamento. Meno attenta è stata l’estrosa Kim Sears, moglie di Andy Murray.

Le coppie del tennis

La sua carriera sportiva è prematuramente conclusa nel 2001, a seguito di un serio infortunio alla caviglia, da allora la Signora Federer si è dedicata a tempo pieno agli affari di famiglia. È lo stesso campione di Basilea a riconoscerle, in ogni occasione, un ruolo fondamentale nei successi sportivi e imprenditoriali raggiunti. Consigliera e stratega, ha anche garantito al marito la serenità necessaria per affrontare al meglio le difficoltà della carriera da tennista professionista finendo per rappresentare la figura chiave nella gestione di tutte le attività da lui intraprese al di fuori dei rettangoli di gioco.

Il logo ‘RF’

Partendo da un’idea della stessa Mirka è nato, in occasione di Wimbledon 2007, il logo ‘RF’. Per la 121° edizione dei Championships – la quinta consecutiva vinta da Federer (eguagliando il record di Borg) – gli stilisti della Nike preparano un fregio dorato con una coppa e le iniziali del campione svizzero. La versione definitiva viene però lanciata, sempre a Wimbledon, l’anno successivo: un battesimo non fortunato, visto che quella è la prima delle due edizioni vinte a Church Road da Rafa Nadal (che quell’anno batte Federer in finale dopo 4h48’ di gioco entusiasmante, 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7). Da allora, proprio come per Michael Jordan, il logo ‘RF’ è sempre presente su ogni capo d’abbigliamento o accessorio della linea a lui dedicata fino al passaggio al nuovo sponsor nel 2018.

Roger Federer indossa il cardigan con il suo ‘nuovo’ logo.
CREDITS PA Images / Alamy Stock Photo

Brand identity

Il logo di Federer ha rappresentato una soluzione di continuità con il passato, anche recente, del tennis professionistico, aprendo il campo a una ‘cura aziendale’ della reputazione e della brand identity dei big del circuito. Grande attenzione viene da allora data anche agli aspetti legali della tutela dei diritti d’immagine. Purtroppo per lo svizzero, Nike è lesta nel registrare quel marchio a proprio favore e, dopo il passaggio alla giapponese Uniqlo, il tennista svizzero è costretto a dare inizio a una disputa legale per riavere le proprie iniziali sui capi di abbigliamento prodotti dal nuovo sponsor. La diatriba si è conclusa, lo scorso mese di febbraio, con la ‘restituzione’ al campione elvetico del logo dopo due anni di discussioni e un accordo rimasto segreto.

Loghi ‘personali’ di Djoković, Federer, Nadal e Murray

Amicizia e rispetto

Talento, dedizione, sicurezza di sé, capacità di eccellere, spirito di sacrificio e ambizione. Valori alti che le aziende vogliono comunicare e che i campioni del tennis impersonificano al meglio, ognuno a proprio modo.
A contribuire al successo sportivo, e mediatico, dei FabFour è anche l’affidabilità nei rapporti umani. A differenza di molti altri sportivi di successo che amano esibire le proprie compagne come ‘trofei’ in uno scambio reciproco di visibilità con donne bellissime – modelle, attrici o starlette televisive – chiamate a riempire come soprammobili le pagine di gossip dei rotocalchi con l’acronimo non certo celebrativo di WAGS (Wives And Girlfriends), i ‘nostri’ eroi hanno in comune anche rapporti personali sinceri e duraturi che riflettono la loro positività sulle prestazioni sportive e contribuiscono anche alla stabilità dei team che li accompagnano in giro per il mondo. Fisioterapisti miracolosi, nutrizionisti, preparatori atletici e varie forme di allenatori. Dal ‘burbero’ Marián Vajda, allenatore di Novak Djoković, al mitico zio Toni che, dopo 27 anni nei quali ha accompagnato Rafa a diventare il tennista spagnolo più vincente di sempre, ha lascito il posto a Carlos Moya e Francisco Roig per occuparsi personalmente dell’Academy che porta il nome del celebre nipote. Ancora, Federer e il fedele Severin Luthi, già allenatore della squadra svizzera di Coppa Davis, e l’ingombrante e volitiva Judy Murray (poi ‘sostituita’ da Jamie Delgrado).

Rafa Nadal, abbraccia lo zio Toni dopo la vittoria al Roland Garros
Credits PCN Photography / Alamy Stock Photo

Personalità importanti, diventate anch’esse molto note, affiancate ma mai realmente sostituite, negli anni, da un nuvolo di ex-campioni con il ruolo di consiglieri e ottimi sparring partner più che di veri e propri coach. Sopra di tutti la famiglia. Sempre presente i primi anni (data anche la giovanissima età degli atleti agli esordi) e mai assente in tutte le occasioni che contano. Il risultato è una tutela quasi maniacale della privacy e un’immagine positiva e rassicurante all’esterno. I FabFour sono gelosi custodi della normalità delle loro vite private, sacrificate dai continui spostamenti, e coltivano uno stretto rapporto con le rispettive patrie natie di cui sono orgogliosi portabandiera dentro e fuori dal campo mentre si spendono moltissimo, con le loro fondazioni, in attività di beneficenza a livello globale. Valori molto apprezzati anche dagli sponsor in un periodo in cui la responsabilità sociale d’impresa è divenuta, non sempre senza un briciolo di ipocrisia, parte importante della comunicazione aziendale anche come reazione ai grandi scandali finanziari, ambientali e sociali degli ultimi anni.

Leggi anche: Sinner, nuova stella in un tennis ridimensionato

Galapagos Rubrica
Innova Finance

Leggi anche

TTG
ttg
servier box 2
data factor
omron
pfizer

I più letti