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Auto elettriche, nel 2026 saranno la metà del mercato

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Nel 2020 la quota di mercato globale dei auto elettriche, ibride o pure, è salita al 12% e nel 2026 supererà il 50%. È la fotografia scatta dal report ‘Why electric cars can’t come fast enough’ di Boston consulting group. Incentivi, calo dei prezzi e aumento dell’offerta hanno dato una spinta formidabile alle vendite, anticipando di alcuni anni le previsioni di crescita.

Ma se le auto elettriche corrono veloce, devono accelerare ancora per raggiungere in tempo il traguardo zero emissioni. Le vendite in linea con queste previsioni non consentirebbero di rispettare la tabella di marcia stabilita dagli Accordi di Parigi per il trasporto che incide per il 12% sulle emissioni di Co2. La svolta verde dell’auto è frenata dalla zavorra del parco circolante, vecchio e inquinante.

A causa del carico di Co2 di questi veicoli, per stare nei limiti del Green Deal, l’Unione europea dovrebbe ridurre del 90% le emissioni delle vetture entro il 2043. Sette anni prima delle attuali stime. Perciò, per Bcg serve una collaborazione tra governi e costruttori per rinverdire più in fretta il parco auto.

Svolta elettrica: tra incentivi, costi e offerta

“L’anno della pandemia ha segnato una cesura nella storia dell’auto: le vetture elettriche sono finalmente decollate e d’ora in poi non potranno che prendere quota”, ha affermato Davide Di Domenico, managing director e partner di Bcg.

In una prima fase saranno ancora i governi a guidare la transizione con incentivi e regolamenti. Già 15 Paesi hanno deciso di bandire le vendite di motorizzazioni diesel e benzina a partire dal 2035. Presto così le immatricolazioni di auto elettrificate supereranno i 25 mln e nel 2023 le ibride conquisteranno il 25% del mercato e le elettriche pure il 7%.

Entro cinque anni, poi, molti veicoli verdi raggiungeranno la parità di prezzo con le alimentazioni tradizionali e saranno perciò competitivi anche senza sussidi. Non stupisce che nel 2020 il costo di una batteria per auto sia sceso sotto i 150 dollari per kilowattora e si dimezzerà entro il 2030. In questa seconda fase saranno i consumatori ad accelerare l’adozione di massa: la penetrazione delle vetture a zero emissioni toccherà il 43% in Europa e il 40% in Cina.

A questo punto un buon numero di costruttori abbandonerà la produzione di motori termici, ormai non più conveniente, per dedicarsi soltanto all’elettrico. Per Bcg, sarà poi l’offerta a sancire la definitiva affermazione delle auto a batteria che nel 2035 supereranno il 50% del mercato negli Stati Uniti, in Cina e in Europa.

Il ritardo sull’azzeramento delle emissioni

In altri Paesi la traiettoria dell’auto elettrica è meno ascendente. In Brasile, India e Giappone, per ragioni diverse, i governi non hanno sinora supportato la transizione, favorendo combustibili come benzina, diesel o gas naturale compresso. Ciò da un lato complicherà la lotta contro il cambiamento climatico, dall’altro impedirà anche ai costruttori di costruire piattaforme universali e ottimizzare le catene di fornitura.

L’azzeramento dei gas serra è però rallentato soprattutto dalla zavorra del parco circolante, il cui aggiornamento totale richiede circa due decadi. Quando nel 2035 metà delle auto vendute nel mondo sarà verde, così, il 70% dei veicoli in strada stava ancora bruciando diesel o benzina.

Il loro carico di Co2 rischia di spostare più in là nel tempo il raggiungimento degli obiettivi fissati da Unione europea, Stati Uniti e Cina, mentre a livello globale è improbabile che le emissioni delle auto calo del 90% entro il 2060, pressoché impossibile che ci riescano entrano il 2050.

Rinverdire il parco auto: il ruolo di governi e costruttori

Secondo Bcg, per rinverdire il parco auto più in fretta i governi devono rafforzare non solo gli incentivi ma anche le sanzioni previste per i veicoli più inquinanti, bandi alla circolazione inclusi. Al contempo è necessario che amministrazioni, costruttori e utility collaborino nell’espansione delle infrastrutture di ricarica, abilitatore fondamentale nella diffusione massiva dei veicoli elettrici.

Nei prossimi 10 anni, Bcg stima che serviranno 100 mln di colonnine aggiuntive per tenere il passo della mobilità elettrica e vincere l’ansia da autonomia. Negli Stati Uniti per ogni auto a batteria venduta occorrerà un investimento di 1.100 dollari per potenziare la rete. Si tratta di una spesa aggiuntiva di 25 mld di dollari e in altri Paesi la somma sarà anche più alta. La sfida non è meno ardua per i costruttori e per i loro fornitori.

La produzione di celle da batteria e di altre materie prime come nichel e litio dovrà decuplicare entro il 2030. Per quella data Volkswagen prevede che nella sola Europa la domanda di batterie toccherà i 240 gigawattora, più di quanto richiesto da tutte le case auto nel 2020.

“Per i costruttori tradizionali questa rivoluzione verde esigerà un ripensamento delle filiere”, spiega Di Domenico, “un aggiornamento delle strategie e uno spostamento dei canali di vendita dai concessionari all’online. I costruttori di nuova generazione dovranno invece dimostrare la loro capacità di produrre su larga scala con standard elevati e costi competitivi”.

“A fare la differenza fra una vettura e l’altra, in ogni caso, sarà sempre meno la potenza del motore e sempre più la qualità dei software, l’efficienza dei veicoli e la forza del marchio: l’auto del futuro sarà più simile a uno smartphone che a un pick-up”, conclude Di Domenico.

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