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Il reddito di cittadinanza non è il problema

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È stata una delle misure peggiori di uno dei governi peggiori. Ma il reddito di cittadinanza non è il problema. Anzi, può essere una delle soluzioni se costruito come uno strumento complementare a politiche attive per il lavoro efficaci.

Il problema è la versione assistenziale e populista del reddito di cittadinanza come misure di bandiera dei Cinquestelle, nata nel compromesso estremo dell’alleanza giallo-verde. È stata, insieme a quota 100, il risultato di una prova di forza che ha impoverito il Paese.

È uno strumento che, invece, può essere uno dei pilastri in un mondo del lavoro finalmente capace di mettere insieme flessibilità e diritti, riducendo la precarietà. È possibile farlo? Sì, se si riesce a ragionare della misura senza il peso ideologico che l’ha fatta nascere. È una misura che può funzionare se è più facile e più conveniente lavorare, se torna a essere uno strumento d’emergenza, legato a un percorso di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, e non un sussidio a perdere.

Non solo. Con poche risorse disponibili diventa uno spreco, in un contesto in cui le risorse ci sono può diventare un ingranaggio di una macchina che funziona.

Per arrivare a questo, però, il reddito di cittadinanza va profondamente cambiato. Quando il premier Mario Draghi dice di condividere l’idea su cui si basa non vuole solo compiacere una parte della sua maggioranza, i Cinquestelle. Vuole far capire che si può e si deve ragionare del reddito di cittadinanza in un’altra ottica, capovolta rispetto all’applicazione che se ne è fatta finora. L’idea è non solo corretta ma anche funzionale alla costruzione di un mondo del lavoro più efficiente e più equo. Garantire un contributo alla sussistenza di chi è temporaneamente senza lavoro è socialmente giusto ed economicamente importante, alimentare una massa di sussidiati non disposti a lavorare, e tollerare aree grigie di abuso della misura, vuol dire impoverire ulteriormente la società, soprattutto dove c’è meno lavoro e la criminalità organizzata offre una consistente integrazione del sussidio pubblico.

Il reddito di cittadinanza non è il problema. Quello che abbiamo oggi sì. Ma si può cambiare e migliorare.

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