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Scuola, una priorità assoluta

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Primo giorno di scuola. Inizia il terzo anno condizionato dalla pandemia Covid. I volti di bambini, emozionati, e genitori, spesso troppo preoccupati, sono quelli delle giornate importanti. Le maestre sono schierate all’ingresso, fiere di esserci. Si parte con la consapevolezza di muoversi dentro un ecosistema fragile, da preservare in ogni modo.

La scuola, martoriata negli ultimi due anni da un’emergenza troppo lunga per non lasciare tracce importanti, è la priorità assoluta. Va tutelata, difesa e migliorata perché da quelle mura passa buona parte della convivenza sociale. Una scuola che funzioni non deve essere solo una questione che interessa bambini, ragazzi, genitori e personale scolastico. In classe si costruiscono le persone con cui abbiamo e avremo a che fare, li’ nascono le idee, le risorse, i talenti che decideranno dove saremo in grado di andare.

Lo Stato, con l’intera macchina pubblica, il governo e il Parlamento, dovrebbe far convergere buona parte dei suoi sforzi sulla scuola. Lo sta facendo? E, soprattutto, lo sta facendo ovunque e per tutti?

Covid è arrivato a colpire una scuola già in evidente difficoltà per una serie di errori che si sono stratificati nel tempo. La distanza tra le realtà in cui funziona e quelle in cui cade a pezzi, non solo nelle infrastrutture ma anche nell’offerta educativa e didattica, si è allargata. Il precario equilibrio, fatto soprattutto di eroici impegni personali, su cui ha tenuto negli anni è spesso saltato per le difficoltà degli ultimi due anni.

La sproporzione di mezzi, economici e culturali, ha aperto divari che sarà sempre più difficile colmare. Le situazioni migliori sono peggiorate, quelle più complicate rischiano di diventare irrecuperabili.

Servono risorse, progetti, persone per investire sulla scuola. E quando si parla di un Paese da ricostruire, della crescita da sostenere, degli investimenti del PNRR da finalizzare, non si può che partire dalla scuola. Basta passare, oggi, di fronte a una qualsiasi scuola italiana per capire quanto questa sia la sfida decisiva.

Se le aspettative che si leggono sui volti di bambini, ragazzi, genitori e docenti potranno trovare soddisfazione, avremo la possibilità di guardare avanti. Altrimenti, senza una scuola all’altezza di un Paese civile, saremo condannati a un progressivo impoverimento. La sfida riguarda tutti, anche chi non ha figli, chi non si ricorda più cosa voglia dire andare a scuola e si innervosisce per il disagio di un traffico congestionato dai movimenti disordinati di zaini e cartelle. Una buona scuola serve anche a loro.

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