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UN PRI, di Tria candidato al board: “Su Esg dobbiamo accelerare”

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di tria cattolica assicurazioni

Massimo di Tria è Chief Investment Officer del Gruppo Cattolica Assicurazioni. E, da qualche giorno, è anche uno dei candidati in lizza per il board del PRI (Principles for Responsible Investment) delle Nazioni Unite.

I Principi per l’investimento responsabile ad oggi sono stati sottoscritti da più di 1200 firmatari tra investitori istituzionali, società di gestione del risparmio e fornitori di servizi. Tra questi c’è proprio Cattolica, racconta di Tria, che spiega come “il PRI sia il principale promotore dei principi di investimento responsabile a livello mondiale”.

Ed è proprio confrontandosi con il resto del mondo che si capisce come in Italia, e nel Sud Europa, ci sia ancora molta strada da fare per integrare la filosofia ESG nelle decisioni d’investimento.

“L’iniziativa del PRI ha come obiettivo quello di comprendere gli effetti delle tematiche ESG sugli investimenti e quindi aiutare ed assistere i firmatari del PRI ad integrare questi aspetti all’interno delle decisioni d’investimento per la propria azienda”, dice di Tria. Le aziende quindi devono essere “attive durante il processo di investimento”, preoccupandosi che “questi principi siano applicati non solo nella propria azienda ma anche in quelle in cui si investe”.

 

L’importanza del PRI per il Sud Europa

In caso di elezione, non solo di Tria sarebbe il primo italiano nel board PRI, ma anche il primo membro proveniente dal Sud Europa. “Questo la dice già lunga sul fatto che ci sia spazio per migliorare la rappresentatività del Sud Europa nel PRI. Gli investitori istituzionali, specie quelli aderenti al PRI, sono infatti particolarmente concentrati negli Stati Uniti, nel Nord Europa ed in alcune aree dell’Asia”.

Per questo è importante continuare a sensibilizzare tutti gli investitori dell’area affinché entrino a far parte di questa associazione. D’altronde, puntualizza di Tria, “le tematiche del Sud Europa sono molto peculiari perché la nostra economia è molto legata all’andamento del clima, pensiamo per esempio al turismo ed all’agricoltura di qualità”.

Ma oltre alla geografia, anche il settore di competenza del Chief Investment Officer di Cattolica può rappresentare un valore aggiunto per il board del PRI.

Il settore è, naturalmente, quello delle assicurazioni. Un settore diverso rispetto ad altri campi finanziari, a partire dal punto di vista normativo. Nelle assicurazioni vige la regolamentazione Solvency II, la direttiva europea che regola la copertura dei rischi, la governance, il risk management e la trasparenza dei player assicurativi del continente. “Una normativa piuttosto diversa da altri settori finanziari ma anche dai settori assicurativi di Stati Uniti e Asia. Quindi è importantissimo che queste diversità vengano portate a conoscenza in modo che le future applicazioni dei PRI, la tassonomia e le regole d’ingaggio siano compatibili con le normative esistenti. Questo sarebbe un altro grande passo avanti per il settore assicurativo europeo e per le società finanziarie europee nel loro complesso”.

I Principles for Responsible Investment

I Principles for Responsible Investment sono stati creati nel 2006. Aderire all’iniziativa delle Nazioni Unite comporta l’adozione ed il rispetto di questi 6 principi:

  1. incorporare parametri ambientali, sociali e di governance (ESG) nell’analisi finanziaria e nei processi di decisione riguardanti gli investimenti;
  2. essere azionisti attivi e incorporare parametri ESG nelle politiche e pratiche di azionariato;
  3. esigere la rendicontazione su parametri ESG da parte delle aziende oggetto di investimento;
  4. promuovere l’accettazione e implementazione dei Principi nell’industria finanziaria;
  5. collaborare per migliorare l’applicazione dei Principi;
  6. rendicontare periodicamente sulle attività e progressi compiuti nell’applicazione dei Principi.

 

Questi principi Cattolica li ha sottoscritti nel 2019. Qual è stato il loro impatto? “Anche prima di adottarli avevamo una forte attenzione per la sostenibilità, ma con l’adesione abbiamo avuto molto più slancio per effettuare ulteriori miglioramenti e sviluppi”, racconta di Tria. “Abbiamo individuato e scritto le linee guida dettagliate su come si traduce il nostro approccio agli investimenti responsabili operativamente”.

Una traduzione operativa che è stata declinata in attività di screening sugli investimenti, monitoraggio del rating ESG di portafoglio, approccio attivo alla selezione degli investimenti, misurazione della carbon footprint ed engagement.

Per quanto riguarda lo screening, “per esempio le società implicate in gravi violazioni dei principi delle Nazioni Uniti vengono relegate in delle liste di esclusione, mentre gli investimenti riguardanti società che hanno litigation in corso su temi gravi vengono monitorate utilizzando molte cautele sugli investimenti in attesa che l’esito del contenzioso venga definito”.

C’è poi l’azione di monitoraggio “che ha l’ambizione di coprire tutto il portafoglio: oggi siamo a oltre il 90%”. Un monitoraggio che avviene attraverso un rating ESG assegnato da agenzie di rating che attribuiscono un giudizio su titoli ed emissioni. “In questo modo abbiamo un’idea del nostro rating e possiamo migliorarci. Abbiamo dei punti di riferimento. Misurare è fondamentale per poter migliorare”.

Meno informazioni ESG sono invece disponibili sugli investimenti alternativi meno liquidi, dove Cattolica adotta un approccio tematico nel quale vengono tenuti in grande considerazione soprattutto il rischio climatico e quello di longevità, spiega di Tria. “Sono dei rischi che per il mondo assicurativo sono cruciali. Se aumenta la vita media delle persone, ad esempio, investire in società e progetti che aiutino le persone più anziane non solo ha un impatto sociale positivo ma va anche a coprire dei rischi che noi avremmo dal lato dei passivi”.

Stessa cosa per il clima, che rappresenta un fattore importante per Cattolica, se si pensa alle polizze contro i rischi climatici. Investire in società che aiutano a gestire il problema delle emissioni, allora, significa anche coprire o ridurre i rischi del core business. “Mi piace sempre ricordare che le assicurazioni sono parte della soluzione quando si parla di sostenibilità”.

Il ruolo del risk management

Uno studio di EY di questa estate evidenzia come nel risk management finanziario il clima sia balzato in cima ai fattori di rischio, perlomeno nel lungo termine, ma in parte anche nel breve. Dall’altra parte evidenzia come gli attori istituzionali siano generalmente in ritardo sugli strumenti che servono a gestire quel rischio. Lo stesso PRI dice che è diffusissima la mancanza del tema clima nei report finanziari delle società più inquinanti.

Il problema della sostenibilità, spiega di Tria, “si può semplificare in due tematiche: quanto gli operatori finanziari ci credono veramente e cosa fanno operativamente per mettere in piedi quello che serve”.

E adesso che la sostenibilità e la sua rilevanza anche finanziaria ha fatto breccia a livello politico ed economico, è sul secondo punto che bisogna concentrarsi.

Anche la UE, “con il regolamento 2019/2088 sulla disclosure, sta cercando di incentivare e disciplinare la disclosure su quello che esiste già, perché è il modo migliore per mitigare i rischi di green washing ma anche per misurarci sui dati che effettivamente abbiamo a disposizione prima di individuare le aree su cui bisogna investire”.

Ecco, il tema cruciale è questo, per di Tria. “Io penso che abbiamo le competenze, le strutture e gli strumenti per fare bene questo lavoro. Un problema non trascurabile è la gestione dei costi di questo processo di transizione. E il PRI in questo caso può essere d’aiuto per trovare delle modalità eque e consentire a tutti gli operatori, indipendentemente dalla loro grandezza, di poter adottare pratiche ESG eccellenti con costi sostenibili. Secondo me in Italia abbiamo imboccato la strada giusta, quello che bisognerebbe fare è avere più iscritti ad associazioni come il PRI per remare tutti nella stessa direzione e trovare soluzioni eque per le sfide della sostenibilità sia ambientale sia sociale”.

Idealmente, “si potrebbe immaginare che un giorno ci possa essere un unico grande database sulle tematiche ESG da cui tutti possono attingere e al quale tutti partecipano in proporzione alle proprie possibilità”.

Di Tria sottolinea uno degli sviluppi futuri più importanti: il coinvolgimento sempre maggiore del risk management. “Nel momento in cui i risk manager dovranno inglobare gli scenari climatici, e magari anche sociali, negli strumenti e nei modelli di calcolo del capitale di rischio, questo automaticamente creerà la necessità di ottimizzare non solo gli investimenti ma anche tutte le aree di business senza distinzione. Sono un grande sponsor della necessità di mettere il risk management al centro delle tematiche della sostenibilità, perché in fondo stiamo parlando di rischi. Usando una metafora fisica legata all’energia, possiamo dire che i rischi non si creano e non si distruggono ma si trasformano costantemente in nuove forme. È nostro dovere capirli e mitigarli”.

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