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Il nero, Cuzzocrea e Meloni, oltre il limite

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Annalisa Cuzzocrea è una giornalista, di Repubblica. Giorgia Meloni è la leader del primo partito italiano, stando ai sondaggi, Fratelli d’Italia. Due donne che fanno un mestiere diverso e hanno responsabilità diverse. Una scrive quello che vede, racconta quello che capisce, fa informazione. L’altra guida il suo partito e ambisce a governare il Paese.

Tutte e due, come chiunque altro, possono commettere errori. Quello della giornalista, scambiare un vestito blu per un vestito nero, è una svista che un cronista può compiere in qualsiasi momento del proprio lavoro. Quello della politica, strumentalizzare l’errore della giornalista innescando una valanga di insulti e di minacce, è una pericolosa e colpevole ‘leggerezza’.

Con un’altra sostanziale differenza. Il lavoro dei giornalisti non può prescindere dalla descrizione, critica, di quello che si vede. E un dato di cronaca, come il colore del vestito di Giorgia Meloni, resta un dato di cronaca. La replica, la puntualizzazione, la richiesta di una rettifica è nel diritto di qualsiasi persona, a maggior ragione se come un politico ricopre un ruolo pubblico, con la reputazione che è sempre di più un fattore che pesa. Tutto quello che è stato costruito via social intorno all’errore cromatico commesso su un dato di cronaca diventa invece estremamente grave. Essenzialmente, da due punti di vista.

Primo, la sicurezza e l’incolumità di Annalisa Cuzzocrea e della sua famiglia. Nessuna contrapposizione fra un giornalista e un politico può giustificare il rischio di innnescare una corsa all’insulto, che diventa minaccia e che, come la storia insegna, può diventare altro. Perché il giorno dopo arriva, puntuale, il titolo di Libero, ‘La cronista rossa veste in nero ma guai se lo fa Meloni…’, che riesce a portare il caso ancora oltre. Oltre il limite della deontologia professionale, ma non è una novità, ma anche oltre il limite della decenza e del buon senso.

Si arriva al secondo problema, quello politico. Giorgia Meloni conferma ancora una volta di non riuscire a gestire in maniera sana il legame mai rescisso fino in fondo con le origini fasciste non tanto del partito che guida quanto dell’area culturale a cui si rivolge. Il nero, nel 2021, può essere restituito alla sua dimensione naturale, quella di un colore che chiunque può indossare, amare o detestare. Basta prendere le distanze in maniera inequivocabile dal mondo neofascista e abbandonare l’idea di essere perseguitati dalle inchieste giornalistiche o da un tweet, come quello di Annalisa Cuzzocrea.

 

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