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Scuola, la confusione devasta la comunicazione

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Se c’è una cosa che la gestione della lunga pandemia Covid avrebbe dovuto insegnare è che va evitata in ogni modo, e a ogni costo, la confusione. Soprattutto quando si devono comunicare decisioni, come quelle sulla scuola, che riguardano direttamente e indirettamente milioni di italiani. E invece tornano errori che si sperava fossero definitivamente alle spalle.

Prima di emanare una circolare che, di fatto, riavvicina lo spettro della Dad, sarebbe stato meglio concordare una strategia, prendere decisioni condivise e definitive. Fare marcia indietro, come hanno appena fatto fonti di Palazzo Chigi, per depotenziare l’effetto detonatore della comunicazione arrivata dai due ministeri coinvolti, Salute e Istruzione, vuol dire tornare a far passare un messaggio di indecisione, incertezza, scarsa capacità di coordinamento. Un passo falso che il governo non si può permettere.

Basta dare un’occhiata alle chat dei genitori su whatsapp per capire quanto sia sensibile il tema. Negli ultimi due anni è stato un susseguirsi di allarmi, discussioni, fughe in avanti e smentite. Spesso tutto alimentato da fake news o da notizie imprecise, riportate male. L’unica strada percorribile per arginare il flusso impazzito di interpretazioni soggettive, estensive o riduttive rispetto alle indicazioni reali, è prendere decisioni inequivicabili e comunicarle in maniera corretta.

Spesso, e magari succederà anche questa volta, alle informazioni confuse segue il tentativo di addossare ai media la responsabilità di veicolare messaggi allarmistici. C’è addirittura chi si spinge, come ha fatto il senatore Mario Monti, a invocare la ‘comunicazione di guerra’. Una provocazione inaccettabile, in una democrazia in cui la libertà di stampa e di espressione devono restare un valore, e anche inattuabile, in una società globalizzata e in un sistema dell’informazione aperto e infiltrato dai social media.

Il problema non sono le notizie, che vanno date tutte e fino in fondo. Il problema è la confusione nelle decisioni, che devasta la comunicazione e compromette il rapporto di fiducia tra chi deve decidere, il governo, e chi deve seguirne le indicazioni, il personale docente e quello scolastico, i genitori e gli studenti.

 

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