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Manovra “espansiva” di Draghi. Compromesso su pensioni e Rdc

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Draghi e Franco
ferrovie 2022

Il punto di equilibrio arriva dopo giorni di confronto e un Consiglio dei ministri che dura quattro ore, più del previsto. E l’applauso finale dei componenti del governo sarà pure stato segno “della condivisione del lavoro fatto”, come dice Mario Draghi in conferenza stampa, ma certo la limatura non è stata semplice. Lega da una parte e M5s dall’altra hanno dovuto accettare una soluzione di compromesso su due misure simbolo del fu sodalizio gialloverde: dunque addio Quota 100 e correzioni al sistema del reddito di cittadinanza.

Il risultato è la prima legge di Bilancio dell’era Draghi, una manovra che il premier definisce “espansiva”. “Accompagna la ripresa”, “agisce sulla domanda ma anche molto sull’offerta, “tagliamo le tasse, stimoliamo gli investimenti, miglioriamo la spesa sociale con particolare attenzione a giovani e donne”, è la sintesi che fa il presidente del Consiglio.

La sua ricetta è sempre la stessa: bisogna intercettare la crescita che potrebbe essere addirittura “ben oltre” il 6%. “È un momento molto favorevole per l’Italia e dobbiamo essere capaci di mantenere questa crescita anche negli anni a venire”. Mostra una certa soddisfazione quando dice che per il taglio delle tasse ci sono 12 miliardi, “non otto come si dice in giro”.

Ma è quello delle pensioni il capitolo più spinoso. La Lega deve dire addio a quota 100 ma riesce comunque a incassare che non si torni agli scaloni della legge Fornero. Arriva dunque Quota 102, l’uscita con 62 anni di età e 38 di contributi, ma solo per il prossimo anno. Non va bene ai sindacati, come conferma il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri evocando la piazza, mentre la Fiom-Cgil annuncia un pacchetto di otto ore di sciopero. Draghi mostra stupore e, allo stesso tempo, apre al confronto. “Non mi aspetto uno sciopero generale, mi sembrerebbe strano, c’è la disponibilità del governo a ragionare”. Dopo un anno di Quota 102 si tornerà infatti al sistema contributivo ma già nelle prossime settimane l’esecutivo intende aprire un canale di dialogo su tre punti: flessibilità in uscita, riequilibrio delle pensioni per i giovani, recuperare al mercato del lavoro chi è andato in pensione e oggi lavora in nero.

Se le frizioni sulle pensioni sono dunque rimandate, quelle sul Reddito di cittadinanza si consumano direttamente in Consiglio dei ministri. Tanto che Giuseppe Conte, nel tentativo di mostrare di avere il polso della situazione all’interno del mondo grillino, fa filtrare la notizia di una telefonata con il presidente del Consiglio. E questo mentre l’ex sottosegretario M5s a palazzo Chigi, Riccardo Fraccaro, da fuori cannoneggiava: “Se confermata la bozza che sta circolando, il governo uccide di fatto la ripresa economica”. Alla fine il compromesso sta nella decisione di sospendere il beneficio dopo il secondo ‘no’ a un’offerta di lavoro e non più dopo il terzo mentre il decalge partirà dopo il primo rifiuto.

 

 

 

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