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Le aziende italiane leader della sostenibilità

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Sono solo 6 le società italiane che fanno parte della ‘A list’ del rating di Cdp, Carbon disclosure project, organizzazione no profit che si occupa della rendicontazione ‘ambientale’ di più di 13mila imprese globali in tre categorie: lotta al cambiamento climatico, protezione delle foreste e uso dell’acqua. La ‘A list’ italiana è meno numerosa di altri Paesi europei: solo nella classificazione del ranking dedicata al clima la Francia vanta 22 aziende da ‘A’. La Germania in tutto ne ha 14, la Spagna 11. Ma, dicono da Cdp, il nostro Paese è comunque tra i “migliori a livello globale”.

Le italiane: solo 6 ‘A list’ ma 23 ‘leader’

Le 6 italiane da ‘A’ sono Brembo, Enel, Leonardo, Pirelli, Salvatore Ferragamo e Sofidel Spa: hanno conseguito il punteggio massimo nel criterio della lotta ai cambiamenti climatici (i punteggi vanno da A a D-). Per essere A list bisogna conseguire la A in almeno uno de tre criteri tenuti in considerazione da CDP. Enel, ad esempio, ha conseguito la A nel criterio ‘climatico’ e una A- in quello della gestione delle risorse idriche.

“La performance italiana è leggermente al di sotto delle altre maggiori economie europee, con la Germania che ha 14 e la Spagna 11 aziende della Lista A”, dichiara a Fortune Italia Maxfield Weiss, Executive Director CDP Europe. “Tuttavia, l’Italia è ancora tra i migliori paesi a livello globale”. Il direttore esecutivo di CDP Europe ricorda che la lista A riservata alla lotta al cambiamento climatico “è più corta quest’anno rispetto all’anno scorso, con 80 aziende in meno a livello globale. La maggior parte di queste aziende ha ottenuto un punteggio A- quest’anno, comprese alcune aziende italiane”.

C’è un motivo, spiega Weiss: “La ragione principale è che ciò che si qualifica come leadership climatica si è evoluto e CDP ha aumentato i requisiti per il riconoscimento della Lista A”.

Infatti, mentre crescono le aziende A list nella protezione delle foreste e nell’uso dell’acqua, calano quelle della lista ‘clima’: da 280 l’anno scorso a 200 nel 2021, “poiché il consenso su ciò che si qualifica come leadership climatica si è evoluto e l’asticella si è alzata”, si legge in una nota CDP. La maggior parte degli obiettivi più facili da conseguire a disposizione delle aziende è stata raggiunta, “e sono urgentemente necessarie azioni più ambiziose”.

Per Weiss “è quindi anche incoraggiante che 17 aziende italiane abbiano ottenuto il punteggio ‘A-‘, che è ancora nella fascia di punteggio ‘Leadership’ di CDP. Dopo Giappone, Francia, Stati Uniti e Regno Unito, l’Italia ha il più alto numero di aziende A-“.

Infatti il club dei migliori italiani arriva a 23 membri se si contano quelli che hanno sfiorato il punteggio massimo, con il ranking A-, rientrando comunque tra i leader della sostenibilità: così CDP definisce chi si classifica tra A e A-.

Le 17 italiane A- sono Acea, A2a, Astm, Cementir, Danieli &C, Erg, Eni, Fincantieri, Hera, Intesa Sanpaolo, Iren, Italgas, Nexi, Poste italiane, Snam, Terna e Unicredit.

È importante poi notare anche come le aziende si classifichino rispetto al proprio settore, un indicatore di come l’azienda si posizioni a livello di sostenibilità rispetto ai concorrenti. Terna, ad esempio, ha fatto notare che la sua valutazione di A- posiziona la società che gestisce la rete elettrica nazionale al di sopra della media di settore (pari a B), della media europea (B) e della media globale (B-).

Perché il ranking di CDP è importante

Il ranking di CDP assume ogni anno un peso maggiore: sono 13mila le imprese rendicontate quest’anno, mentre l’anno scorso la cifra era di 9mila imprese.

Secondo la non profit “più di 590 investitori con oltre 110 trilioni di dollari di asset e 200 grandi acquirenti con 5,5 trilioni di dollari di capitale da spendere hanno richiesto dati ambientali aziendali tramite CDP nel 2021”.

Ci sono anche prove che “suggeriscono che le aziende che ottengono un punteggio elevato in termini di metriche ambientali ottengono buoni risultati finanziari. L’indice Stoxx Global Climate Change Leaders, che si basa sulla A List di CDP, ha registrato un rendimento medio annuo superiore del 5,8% rispetto al suo indice di riferimento [lo Stoxx Global 1800] negli ultimi otto anni”.

Tra le più di 13mila imprese rendicontate quest’anno da CDP solo 272 fanno parte della ‘A list’ del ranking. La capitalizzazione di mercato delle aziende A list? 12mila miliardi di dollari. Tra queste, solo 14 aziende (tra cui L’Oréal, Unilever, HP e Lenzing Hp) hanno ottenuto una tripla A per le loro prestazioni su tutti e tre i temi ambientali nel 2021, un aumento rispetto al record di 10 dell’anno scorso.

I criteri

Tra i criteri, per ottenere un punteggio ‘A’, le aziende devono avere una governance e una supervisione solide delle questioni climatiche, processi rigorosi di gestione del rischio, emissioni Scope 1 e 2 verificate e iniziative per la riduzione delle emissioni lungo la catena del valore. I risultati vengono valutati in base all’aderenza agli Science based targets internazionali. La metodologia di CDP prevede un questionario che si focalizza su tematiche legate al cambiamento climatico e chiede alle aziende di rendicontare informazioni relative alla governance del climate change, ai rischi e alle opportunità collegate, alle performance in termini di consumi energetici ed emissioni di gas climalteranti, e a eventuali obiettivi di riduzione.

Nonostante CDP veda dei miglioramenti, ci sono ancora punti critici: solo il 2% di tutte le aziende ha raggiunto la A List, mentre il 58% ha ottenuto un punteggio tra C e D-, “il che significa che stanno appena iniziando a riconoscere il loro impatto ambientale”, dice CDP. “È anche preoccupante che 16.870 società, per un valore di 21 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato – tra cui Chevron, Exxon Mobil, Glencore e Berkshire Hathaway – non abbiano risposto alla richiesta di informazioni dei loro investitori e clienti, o non abbiano fornito informazioni sufficienti nella loro risposta”.

“Queste aziende che non divulgano informazioni stanno andando controcorrente”, dice CDP, considerando gli impegni per le imprese annunciati durante la COP26, la conferenza sul clima che si è tenuta a Glasgow a novembre, quando sono stati definiti nuovi requisiti di disclosure ambientale. Inoltre stanno aumentando le rendicontazioni fatte da CDP: la no profit ha registrato oltre 13.000 comunicazioni aziendali, “che rappresentano circa il 64% della capitalizzazione di mercato globale nel 2021, un record assoluto. Inoltre, vi è una crescente domanda di mercato per la trasparenza ambientale aziendale”.

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