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A colazione con… Elena Bonetti: Schwa? Le differenze vanno valorizzate

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Elena Bonetti: Schwa? Le differenze vanno valorizzate, non annullate, dice la ministra in un’intervista con Fortune Italia. La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022.

Alle 10:28 squilla il telefono. “Buongiorno Patty, sono Marina dall’ufficio della ministra Bonetti”. Il cellulare in bilico tra orecchio e spalla, in una mano il casco fradicio – a Roma piove da ore – nell’altra un vassoio di brioche calde incartate malissimo. “Marina, ciao. Guarda, sono quaggiù, ho preso al volo dei croissant caldi, arrivo!”. Registro subito due dati: uno, la desinenza. Quel ‘ministra’ scandito con chiarezza, saldamente ancorato alla A come a un porto sicuro. Due, la puntualità: sono le 10.28, l’appuntamento è fra due minuti. D’altronde è una matematica. In portineria incontro Valeria, la fotografa. Saliamo insieme. Quando le porte dell’ascensore si aprono al secondo piano troviamo Marina avanti a noi, sul pianerottolo: “Benvenute, facciamo presto. È una giornata difficile per la ministra, proviamo a essere rapidi?”. Abbandoniamo velocemente borse e giubbotti in sala d’attesa e seguiamo Marina, Valeria con la sua reflex, io con taccuino e brioche.

Nell’ufficio la luce entra cruda e prepotente, le finestre sono grandi, l’arredamento essenziale. Un paio di piante ingombranti riempiono gli angoli più spogli, niente segna davvero lo spazio, nulla attira l’attenzione. La ministra è china sulla scrivania, gli occhiali da vista appena appoggiati, lo sguardo basso. “Buongiorno ministra”, dico a voce alta con il vassoio di brioche ancora in mano. Altre due righe e poi alza lo sguardo. Un caschetto perfetto, in tailleur nero ci viene incontro a passo svelto, il sorriso appena accennato. “Benvenute ragazze, accomodatevi”. La stretta di mano è risoluta.

Ci sediamo sulle poltrone Chesterfield di pelle nera, un’orchidea rigogliosa e spavalda rompe le righe in cui siamo costrette: tutto è perfettamente in ordine, impeccabile. Accanto all’orchidea le mie brioche e un vassoio di biscotti.

Ministro Bonetti…anzi ministra, so che ci tiene. Allora perché non ministrƏ?

Guardi, per troppo tempo ci siamo convinti che l’universalità e le pari opportunità fossero motivati dal fatto che siamo tutti uguali e per questo dovessimo avere tutti gli stessi diritti. Ma il presupposto è sbagliato, non siamo tutti uguali. Fare parti uguali per diseguali non porta alle pari opportunità.

Se dico Schwa cosa risponde?

Faccio una premessa doverosa, poi arrivo al punto. Nel nostro Paese storicamente e socialmente esiste diversità di posizioni tra donne e uomini. Le faccio un esempio pratico: a un figlio si attribuisce in automatico il cognome paterno perché è sempre stato cosi, tutto nasce da una scelta culturale antica di prevalenza del maschile sul femminile. Ma non è che se annulli il maschile o il femminile allora garantisci pari dignità. È riconoscendo la differenza di queste due esperienze umane che valorizziamo la diversità. Ursula von der Leyen ha detto che servono più donne leader non perché sono migliori degli uomini, ma perché sono diverse. La gestione della complessità e dello sviluppo sostenibile richiede diversità e questa diversità va evidenziata, valorizzata e promossa. Per farlo non serve creare muri, mettere gli uni contro gli altri o provare ad annullare le differenze. E arrivo al punto: nel linguaggio il pluralismo inclusivo non si realizza annullando le cose, ma ricomponendo le differenze, accostandole. Io mi faccio chiamare ministra perché una donna può diventare ministra con la sua esperienza personale e interpretare il suo ruolo in modo diverso, non come un ministro, ma come una ministra. Tengo a marcare la desinenza per evidenziare la differenza. Il neutro fa prevalere il nulla.

Allungo il braccio, avvicino le brioche e i caffè caldi arrivati da poco. La ministra invita Marina e Valeria a servirsi, prende un croissant. Mi dice che queste sono giornate complicate perché adesso, oltre agli impegni ordinari e all’emergenza pandemica, c’è la guerra. 

Se oggi siamo qui in questo ufficio, io da ministra, lei da giornalista, lo dobbiamo alle 21 madri costituenti che hanno avuto coraggio di aprire percorsi inediti in un momento difficile. Da ministra ho profonda consapevolezza della gratitudine che dobbiamo a loro, perché hanno riempito la costituzione e la democrazia di un elemento profondamente femminile di valorizzazione delle diversità. Pensiamo alla parità salariale: non l’abbiamo ancora raggiunta in concreto, ma il percorso è aperto e lo sforzo è effettivo, costante. Noi donne oggi partecipiamo alla vita sociale attivamente perché altre donne hanno lottato per noi, hanno intrapreso questo percorso. Gli ostacoli però ci sono e vanno superati: la violenza contro le donne, per dirne uno, è la più grande negazione del diritto a esistere e del diritto alla dignità. Quindi dobbiamo essere consapevoli che siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo percepire la mancanza di una totale compiutezza. Dobbiamo raccogliere il testimone delle madri costituenti e diventare protagoniste”.

In questo percorso gli uomini sono ammessi? E che ruolo giocano?

La nostra non è una battaglia per sole donne, è la battaglia di tutti, anche degli uomini. La nostra lotta è percepita dalla coscienza del Paese tutto. Il presidente del Consiglio Draghi e il capo dello Stato Sergio Mattarella la considerano una leva necessaria per lo sviluppo della democrazia. Draghi e Mattarella incarnano la visione di Paese che vuole le donne protagoniste.

Ma dove lo vede questo protagonismo? E come si manifesta?

Si manifesta con il Pnrr che è uno strumento inedito per quantità di risorse, per numero di progetti e per molteplicità di soggetti e competenze coinvolti. Il Pnrr rilancia il nostro Paese attraverso una riforma strutturale importante di cui la parità di genere non è solo una leva, una fragilità da risanare, ma un asset vero e proprio. Le donne diventano protagoniste perché possono farlo, perché tutti quei processi che finora le hanno inibite adesso vengono riformati.

 

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Elena Bonetti – Foto di Valeria Torresan

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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