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Mercato troppo volatile: dagli Usa all’Italia, crollano le Ipo

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Non è un caso se anche Eni ha deciso di rimandare la quotazione della sua creatura a due teste (retail+rinnovabili) Plenitude. Se le condizioni di mercato sono queste, meglio aspettare. E così sembrano pensarla anche altri: le attività di IPO (offerte pubbliche iniziali) nel mondo hanno rallentato nel primo e nel secondo trimestre dell’anno.

È calato sia il numero di operazioni che dei proventi: troppo volatile il mercato, troppa l’incertezza dovuta alle tensioni geopolitiche e dei fattori macroeconomici che stanno incidendo in maniera rilevante sulle performance finanziarie dei titoli.

I dati sono dell’EY Global IPO Trends: nel secondo trimestre del 2022 il mercato globale delle IPO ha visto 305 operazioni che hanno raccolto 40,6 miliardi di dollari, con un calo rispettivamente del 54% e del 65% rispetto all’anno precedente. Nel 2022 le IPO sono state 630 e hanno raccolto 95,4 miliardi di dollari, con un calo rispettivamente del 46% e del 58% rispetto all’anno precedente.

E in Italia? Si registra un numero di IPO in calo del 30%, ma con proventi superiori al secondo trimestre 2021: in questo caso, però, è il peso delle operazioni più importanti a sostenere il dato dei proventi.

Secondo Paolo Aimino, IPO e Capital Markets Leader di EY in Italia, anche la “deludente performance post-IPO” ha “ulteriormente scoraggiato il sentimento degli investitori IPO, ha vanificato qualsiasi slancio iniziale portato da un anno record di IPO del 2021”.

In un’epoca di volatilità, chi investe preferisce puntare su chi è più resiliente, su chi può resistere non solo agli shock macroeconomici, ma anche a quelli climatici: “Con la riduzione della liquidità del mercato e con l’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici e dei vincoli di approvvigionamento energetico, osserviamo come gli investitori siano diventati più selettivi e si stiano rifocalizzando su società che dimostrano modelli di business resilienti e una crescita redditizia, incorporando al contempo le tematiche ESG (ambientali, sociali e di governance) come parte dei loro valori aziendali principali”, dice Aimino.

EY Ipo crollo 2022
Attività Globale delle quotazioni nel 2022, finora – Courtesy EY

La situazione italiana

L’elevata volatilità del mercato per via delle tensioni e incertezze geopolitiche-economiche ha avuto un impatto significativo sui mercati azionari europei, e quindi sulle attività delle aziende.

Nel secondo trimestre del 2022, le operazioni di IPO in Europa sono state 43 per un valore complessivo di 1,5 miliardi di dollari. L’Europa ha rappresentato il 15% delle operazioni di IPO globali e il 4% dei proventi nel periodo YTD 2022. Due borse europee sono state tra le prime 12 borse per proventi e una per numero di operazioni.

L’attività di Ipo sul mercato italiano nel secondo trimestre del 2022 ha registrato 7 operazioni (in calo del 30% rispetto al secondo trimestre 2021) ed ha raccolto 0,6 miliardi di dollari di proventi, con un aumento rispetto al secondo trimestre 2021 (circa + 60%), “grazie ad una specifica operazione conclusasi a fine periodo”: l’operazione alla quale fa riferimento Ey è quella di Industrie De Nora.

Il gruppo dell’elettrochimica attivo anche nell’idrogeno verde (Snam ha una quota del 25%) è approdato in Borsa a fine giugno con un prezzo delle azioni da 13,5 euro (oggi a 13,1), un ricavato iniziale da 474 mln di euro e una valutazione da 2,7 mld di euro.

Ipo, un crollo mondiale

Il calo più impressionante, in termini di quotazioni, è quello americano.

Come performance complessive, sul mercato Usa sono state completate 41 operazioni nel secondo trimestre del 2022, registrando 2,5 miliardi di dollari, con un calo del 73% nel numero di operazioni e un calo del 95% dei proventi su base annua.

Nel mercato asiatico invece si rilevano 181 IPO per un valore di 23,3 miliardi di dollari nel secondo trimestre, con un calo del 37% su base annua per quanto riguarda il volume e del 42% per quanto riguarda i proventi.

L’attività di IPO del mercato EMEIA (Europe, Middle East, and Africa), nel secondo trimestre del 2022 ha registrato 83 operazioni raggiungendo 14,8 miliardi di dollari, con un calo su base annua rispettivamente del 62% e del 44%.

Il dominio dell’energia

Le quotazioni globali divise per settore nel 2022, finora (dati aggiornati a giugno 2022). Le percentuali potrebbero non ammontare al 100% per gli arrotondamenti. – Courtesy EY

Le 10 maggiori IPO in base ai proventi hanno raccolto 40 miliardi di dollari, con il settore dell’energia che ha dominato tre delle prime quattro operazioni rispetto a quello tecnologico.

Il settore tech ha continuato a primeggiare per numero di operazioni, ma la dimensione media delle IPO è scesa da 293 milioni a 137 milioni di dollari, mentre il settore energetico è passato in prima linea per quanto riguarda i proventi, con una dimensione media delle operazioni aumentata da 191 milioni a 680 milioni di dollari su base annua.

Secondo Ey è possibile aspettarsi che il settore tecnologico continui a essere il più importante in termini di numero di operazioni sul mercato. Tuttavia, con una maggiore attenzione alle fonti di energia rinnovabili a fronte dell’aumento dei prezzi del petrolio, si prevede che il settore dell’energia continuerà a essere in testa per quanto riguarda i proventi delle operazioni più importanti.

Le percentuali di capitale raccolto per il settore energetico (29,2%) e tecnologico (17,2%) confermano come in particolare l’ESG continuerà a essere un settore chiave per gli investitori e i candidati alle IPO.

Cosa succederà

Secondo Ey, prima o poi le quotazioni rinviate ritorneranno: il grande numero e il valore delle IPO che sono state rinviate nella prima metà dell’anno in corso rappresentano un’importante pipeline di operazioni che probabilmente arriveranno sul mercato quando le attuali incertezze e volatilità si attenueranno.

Tuttavia, ci saranno ancora forti turbolenze: tra guerra e pandemia, le attuali incertezze derivano da cause geopolitiche e macroeconomiche che non spariranno sicuramente nel breve periodo.

 

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