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Al via il Giffoni Film Festival: intervista a Claudio Gubitosi

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Ancora qualche giorno e prenderà il via, dal 21 al 30 luglio, la 52esima edizione del Giffoni Film Festival, il consueto appuntamento con l’estata cinematografica in attesa della Mostra del Cinema di Venezia. Tantissimi ospiti, italiani e internazionali, sono previsti anche quest’anno, con anteprime, masterclass e incontri, che renderanno la provincia di Salerno (Giffoni Valle Piana) uno dei grandi centri cinematografici del Paese. È infatti uno dei festival cinematografici più prestigiosi in assoluto nella fascia kid, teen e giovanissimi. Tra i tanti ospiti di quest’anno l’attore comico Lillo, voce del lungometraggio d’animazione Dc League Of Super-Pets, firmato da Warner Bros. Pictures e anche tanti personaggi della cultura e del giornalismo come Erri De Luca, Oliviero Toscani, Cecilia Sala e numerosi altri. Al timone, come sempre, il patron Claudio Gubitosi, intervistato in esclusiva da Fortune Italia.

Gubitosi, in tutti questi decenni attraverso il cinema ha creato una microeconomia. Quali dati secondo lei sono i più interessanti?

Giffoni oltre a essere un produttore di felicità e bellezza, è soprattutto una macchina molto articolata in grado di creare reddito e occupazione. È vero che, in 52 anni di storia, abbiamo inciso molto sul nostro territorio, trasformandolo senza snaturarlo. Abbiamo assistito, negli anni, a un progressivo evolvere del nostro tessuto economico verso il terziario, con particolare riferimento all’accoglienza, alla ricettività, ai servizi. Il Festival è stato in questo senso un grande attrattore, il vero motore di tutto. Il dato che più mi piace ricordare è quello relativo al ritorno in termini economici generato dagli investimenti, in particolare quelli pubblici, realizzati su Giffoni. Per ogni euro investito rimettiamo in circolo due euro e ottanta centesimi. Restituiamo cioè alla collettività 2.8 volte quello che riceviamo. Con un indotto che supera i 14 milioni di euro. Mi pare un dato importante se si considera il contesto da cui siamo partiti tanti anni fa, quello di un piccolo centro del Mezzogiorno d’Italia caratterizzato da un’economia prettamente rurale.

Giffoni Valle Piana, provincia di Salerno, oggi è uno dei simboli dell’innovazione e del talento del Sud.

Siamo un punto di forza, una leva creativa. Da 22 anni Giffoni ha la Cittadella del Cinema con una delle più belle sale della nostra Regione, con una capienza di 700 posti. C’è, poi la Multimedia Valley: avveniristica nella sua forma e nella sua concezione con spazi espositivi, due meravigliose sale super tecnologiche per 460 posti complessivi. Adesso è in costruzione il Museo della Storia di Giffoni, Testimoni del Tempo, che prevede la realizzazione di un’altra sala da 400 posti. Ed è prossimo l’avvio dei lavori di un‘arena per grandi eventi per 4300 posti.

Una nuova edizione di Giffoni è alle porte, pensa che il suo festival possa dare un contributo per la ripartenza del settore?

Vorrei fare una premessa: Giffoni non si è mai fermato per la pandemia e questo non perché abbiamo scelto di tenere il nostro Festival in modalità online. Anche negli ultimi due anni, infatti, abbiamo svolto le nostre attività in presenza, assumendoci probabilmente un rischio, ma vincendo la sfida, scegliendo la strada della sicurezza e del rigore. I fatti ci hanno dato ragione. Quest’anno ritorniamo ai numeri di sempre e faccio riferimento ai giurati che tornano a essere le festose migliaia delle edizioni precedenti la pandemia e che verranno da tutto il mondo. Detto questo, Giffoni si occupa di cinema, di audiovisivo, ma non solo. Giffoni fa cultura, innovazione. È uno spazio aperto dedicato alla musica, all’arte, alla letteratura, all’intrattenimento. Ed è molto attento al sociale, alle questioni ambientali, ma anche alla politica con particolare riferimento al mondo delle istituzioni. In una situazione ancora confusa a livello internazionale, quest’anno ad aprile abbiamo aperto un altro importantissimo capitolo delle nostre attività con Verde Giffoni, un festival della sostenibilità, dell’ecologia applicata al pensiero, al green inteso come scelta etica, come filosofia di vita. La ripartenza, perciò, l’abbiamo voluta cogliere sul serio, ampliando le nostre attività, facendo cose sempre nuove. È in questa sua multidisciplinarietà che risiede il carattere innovativo che è la vera forza di Giffoni.

Che idea si è fatto della crisi delle sale cinematografiche e come pensa si possa uscirne?

Giffoni è parte in causa di questa questione perché siamo pubblici esercenti cinematografici e gestiamo un multisala aperto tutto l’anno, un caso più unico che raro per i festival, in particolare per quelli italiani. Abbiamo, perciò, vissuto sulla nostra pelle le chiusure di questi anni e anche la riduzione drastica di pubblico in sala. Ma non molliamo e non dobbiamo demordere perché se è vero che la pandemia ha cambiato le nostre vite e stravolto le nostre abitudini, l’esperienza della visione di un film al cinema non è ripetibile in alcun luogo che non sia la sala. Sono certo che progressivamente si ritornerà ai numeri pre-Covid. Intanto, però, è necessario intervenire e farlo rendendo sempre più appetibile la sala cinematografica. Bisogna saperla rendere più attrattiva, dando così ai potenziali spettatori la motivazione, quel plus valore che li spinge a uscire di casa per recarsi al cinema.

Serve quindi un ripensamento generale dell’esperienza in sala?

Assolutamente sì, bisogna fare del cinema un luogo confortevole, innovativo, pensando a contenuti che siano in linea con i temi e i linguaggi più vicini alle nuove generazioni. Molto può farlo anche la scuola che è luogo di formazione e di educazione. Il mondo del cinema è senza dubbio molto complesso. In effetti la pandemia ha bloccato quella rete che fino al 2019 funzionava in maniera equilibrata tra produzione, distribuzione ed esercizio, provocando un vero e proprio corto circuito che ha portato al tracollo delle sale e nuove forme di fruizione, ovvero le piattaforme digitali e lo streaming. L’anello debole di questa catena è rappresentato senza dubbio dalla sala. Adesso siamo in un momento di ripresa perché le produzioni si sono rimesse in moto e la distribuzione ha iniziato a immettere sul mercato cinematografico nuovi film. È necessario, perciò, agire in questo momento sul pubblico, riconquistare le persone, invogliarle ad andare al cinema sia promuovendo prodotti di qualità, ma anche con una possibile politica dei prezzi per renderli più appetibili.

L’Italia, soprattutto d’estate, diventa una platea ricca di Festival, alcuni piccoli altri più importanti, addirittura a livello internazionale, molto amati dal pubblico con migliaia di partecipanti. Quale modello “da festival” dovrebbe essere preso in considerazione dal settore per dare nuova linfa al mercato?

Giffoni rappresenta un modello senza dubbio sui generis, un po’ anomalo nell’ambito dei festival, non solo di quelli nazionali. Nel 2009 il logo di Giffoni Film Festival è stato trasformato in Experience e poi in Opportunity. Produciamo attività in maniera continuativa per tutto l’anno. L’evento che si svolge in estate e che giunge quest’anno alla sua 52esima edizione, è la punta di diamante di un’azione che ha trovato nel tempo nuove modalità espressive e nuovi territori da esplorare. Il rischio che i festival, in particolare quelli cinematografici, corrono è quello di diventare “di tradizione”, essere cioè attività che non riescono a rinnovarsi, che non trovano la forza o la voglia di cambiare. Ma è chiaro come oggi non si possa fare un festival uguale a come lo si faceva dieci anni fa o, addirittura, l’anno precedente. Serve perciò una condizione di rivoluzione quasi permanente dove alla continuità si possa aggiungere occupazione, si possa arrivare anche all’internazionalizzazione. Tutto questo può davvero determinare una ricaduta economica reale.

A novembre nascerà Shock Giffoni, di che si tratta?

Un progetto orientato verso i nuovi linguaggi dell’audiovisivo, dell’arte in genere. Abbiamo l’ambizione di voler anticipare di anni quelle modalità espressive che poi diventeranno patrimonio comune. Vogliamo dare spazio e voce a quei nuovi creativi che oggi fanno fatica a far emergere e a portare avanti le loro idee, i loro progetti. Questo significa avvicinare il pubblico, diversificare i pubblici. Poi c’è una questione legata al rapporto con il territorio e al respiro internazionale di un festival che non è garantito solo dalla presenza di un talento di fama mondiale. La rete è il modello vincente. In Italia, solo per il cinema, esistono centinaia di festival, rassegne, premi. Ne abbiamo censiti oltre 1800. Giffoni ha inteso far dialogare queste realtà, in particolare quelle più piccole, quelle che fanno più fatica a stare a galla. Abbiamo così sottoscritto una sorta di manifesto e attivato un protocollo d’intesa a cui hanno aderito centinaia di festival sparsi sull’intero territorio nazionale. Ne abbiamo sentito il dovere, perché se Giffoni oggi ha un respiro internazionale, non può certamente dimenticare da dove è partito e come ha mosso i suoi primi passi. Abbiamo, perciò, messo a disposizione degli altri festival il nostro know-how, il nostro modello organizzativo, il nostro percorso creativo. I festival servono alle persone per essere felici perché entrano in contatto le attività che più amano, ma producono ricchezza sul territorio, determinano crescita, realizzano sviluppo. Una rete rende tutti più forti e rende più forte anche l’Italia. Anche perché il 2023 sarà l’anno della ripresa e dell’entusiasmo.

Lei è attento alle esigenze dei più giovani, il suo festival è dedicato soprattutto a bambini, ragazzi e giovanissimi. Quale distanza c’è tra noi, adulti e loro?

I bambini e i ragazzi sono Giffoni, ne rappresentano la sostanza. Li coinvolgiamo sui temi che maggiormente li colpiscono, quelli che più di tutti interessano la loro attuale esistenza: il futuro, la scuola, l’università, l’ambiente, le possibilità di non dover lasciare la propria terra per realizzarsi amplificando così quella emorragia di energie vitali che l’Italia e il Sud non possono più permettersi. Se poi a questo aggiungiamo la loro vivacità e la coniughiamo con i mezzi tecnologici che oggi sono a loro disposizione, questi ragazzi sono capaci di cambiare tutto, di trovare soluzioni ai problemi, con linguaggi innovativi. A loro dovrebbe essere affidata, con il nostro tutoraggio, la lettura di un mondo nuovo, che cambia alla velocità della luce, di un mondo che a noi adulti spesso sfugge nella sua complessità, ma anche nella possibilità, che sempre esiste, di riscatto, oserei dire di salvezza. I loro occhi questa possibilità di salvezza riescono sempre a coglierla. Allora, se davvero vogliamo salvare il mondo, abbiamo un’unica strada, affidarlo allo sguardo delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. A Giffoni, da 52 anni, è quello che facciamo.

 

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