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Andaloro, manager di Alperia Spa: la sfida è la transizione energetica

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“Il punto chiave su cui dovrebbe orientarsi il dibattito politico in questo preciso momento storico è la transizione energetica” sostiene Annalisa Andaloro. Classe 1986, Annalisa Andaloro è Innovation manager di Alperia Spa, un’azienda che “produce, vende e distribuisce energia”. Ricercatrice senior presso l’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research è tra i 40 profili di giovani under 40 che stanno cambiando il Paese. Fortune Italia le ha posto una serie di domande per capire quali sono – per lei e soprattutto per un settore in crisi come quello che rappresenta, l’energetico – i temi più importanti su cui dovrebbe battere il prossimo esecutivo.

La campagna elettorale è ormai agli sgoccioli. E a parte gli slogan si parla poco di temi concreti: dei problemi urgenti di un Paese che si trascina dietro gli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina, e che deve affrontare la questione energetica, i cambiamenti climatici, la digitalizzazione, l’immigrazione e un’altra serie di preoccupazioni come la gestione dei fondi del PNRR. Quali sono i temi che vorrebbe vedere maggiormente trattati dalle forze politiche?

A mio parere la questione cruciale, in questo momento e per il futuro prossimo, sarà quella della transizione energetica, che include anche molti degli altri aspetti su cui il nostro Paese dovrà lavorare: la digitalizzazione e il cambiamento climatico ad esempio, che sono strettamente interconnessi alle sfide che la transizione energetica ci pone. Ciò va sottolineato perché spesso queste tre tematiche sono trattate come pilastri separati.  Invece hanno così tanti punti di contatto che meriterebbero di essere affrontati come componenti di un sistema unico. La digitalizzazione è un insieme di tecnologie abilitanti e di sistemi che ci possono permettere di far fronte alle nuove prove di natura tecnologica per le quali non avevamo soluzioni fino a poco tempo fa. Le potenze di calcolo disponibili e la complessità di soluzioni che si possono trovare a problemi tecnici grazie alle opportunità che la digitalizzazione ci offre, consentono di affrontare la transizione energetica e lo scenario del cambiamento climatico attuale con delle armi migliori, più efficaci. Per questo motivo è importante che si crei un’ottica di ecosistema in cui la transizione ecologica sia affrontata con la lungimiranza di capire che il mondo sta evolvendo e che quindi non è più possibile ragionare in uno scenario climatico stabile come si faceva decenni fa. E al tempo stesso anche le soluzioni tecniche a nostra disposizione stanno permettendo di raggiungere performance mai pensate prima e questo può essere molto efficace sia per quanto riguarda l’uso ancor più intelligente delle fonti di energia rinnovabile – quindi andando a integrare concetti di flessibilità energetica e di gestione delle risorse rinnovabili di tipo non programmabile – ma anche per permetterci di migliorare e ottimizzare i consumi della nostra società.

autonomia energetica

L’Italia ha dei fondi da investire per andare anche in questa direzione. Il Recovery Fund è infatti da un lato il segnale più evidente delle pesanti difficoltà che dobbiamo superare nei prossimi anni. Dall’altro è l’ ‘occasione irripetibile’ per cambiare il Paese. Lei crede che saremo capaci di elaborare progetti seri per usare questa massa enorme di risorse (oltre 200 mld)?

L’Italia finora ha già dimostrato un grande impegno nei confronti di una spesa responsabile e tempestiva delle risorse del Pnrr. I bandi hanno riscontrato un grande successo e un tasso di candidature molto alto. Tanti sono stati i progetti di elevatissima qualità. Ho avuto modo io stessa di partecipare ad alcune proposte o di leggere proposte già in fase di attuazione presentate da altri enti ed aziende. Secondo me si sta lavorando ad una velocità che è del tutto inusuale per le nostre istituzioni. Quindi la mia risposta è ottimistica ed è sicuramente: sì, il nostro Paese sarà capace di utilizzare nel migliore dei modi gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund e ‘cambiare l’Italia’. Si può fare di meglio? Certo. Perché è tuttavia un dato di fatto che su tante delle misure del Pnrr oggi c’è un certo ritardo che sarà necessario affrontare in maniera sistematica e recuperare. Questo perché non possiamo essere sicuri che ci saranno delle rinegoziazioni, sia sui target economici che ‘temporali’ del Recovery Fund.

Il partito di chi si astiene, di chi diserta le urne, è quello che in Italia al momento sembra raccogliere più consenso: soprattutto tra i giovani. A chi attribuisce la responsabilità di questa disaffezione e che cosa suggerirebbe alla classe politica per impedire che gli italiani disertino le urne invece di scegliere da chi farsi rappresentare nelle istituzioni?

Credo che la sfida politica oggi sia quella di parlare un linguaggio comprensibile, rivolto a tutti. Deve essere però un linguaggio anche fortemente pragmatico. I programmi elettorali sono spesso difficili da decifrare. E in un momento come questo non sempre coprono il grado di dettaglio richiesto per affrontare uno scenario come quello di urgente transizione ecologica. Anche se ormai manca davvero poco al 25 settembre, probabilmente la concretezza dei programmi – la copertura finanziaria delle azioni proposte dai programmi – non è a disposizione dei cittadini, non è condivisa. Quindi può nascere il dubbio che non ci sia. Sono sicura che la fattibilità delle proposte incluse nei programmi sia fondamentale per aiutare ogni cittadino a compiere una scelta consapevole. Poi, per quanto riguarda il ‘partito di chi si astiene’, ricordiamo che andare alle urne è un diritto ma anche un dovere. È importante esprimersi in una fase che è molto più critica di tante altre che abbiamo vissuto. Abbiamo la possibilità di fare davvero la differenza. Comprendo la sensazione generale di sfiducia, ma sono certa che un maggiore coinvolgimento della popolazione in diverse forme possa essere la chiave per il futuro, per instaurare un dialogo che sia vero. Che renda la popolazione inclusa nell’azione politica e non parte strumentale.

A proposito di linguaggio rivolto a tutti: anche in questa campagna elettorale si parla di giovani, ma in termini assolutamente generici. Che cosa suggerirebbe alle forze politiche per fare qualcosa di concreto in questo campo?

In generale, credo che migliorare il quadro economico della nazione avrebbe come conseguenza naturale la fiducia della popolazione più giovane. Oggi quello che manca sono le possibilità. I giovani non percepiscono concretezza. Quando si è giovani è molto importante pensare di ‘poter fare’. L’impegno e l’entusiasmo derivano dalla stessa età. Il desiderio di fuga arriva quando c’è incertezza e non si pensa di avere un ventaglio di possibilità. Più che parlarne in maniera astratta e gridare al ‘sostegno ai giovani’ senza entrare nello specifico – oppure parlare di assistenzialismo e misure spot a sostegno della casa o delle assunzioni – bisognerebbe agire alla base. Sicuramente alcune azioni sono utili a rafforzare un po’ la fascia di popolazione giovanile che in Italia è tra quelle che soffre di più l’instabilità economica. Ma uno scenario economico complessivamente stabile molti problemi di risolverebbero da sé.

Lei vive dall’interno il settore energetico. È soddisfatta dalle misure attuate fino a questo punto per fronteggiare la crisi?

Premessa. Forse per mia deformazione professionale (io sono un ingegnere edile di formazione, mi sono occupata tanto tempo di efficienza energetica e adesso lavoro per un’azienda che produce, vende e distribuisce energia), mi viene da affermare che sono quasi contenta che – per motivi negativi – la questione dell’energia sia recentemente passata ‘in the spotlight’. Perché oggi l’energia è quella cosa che costa tanto e che sta creando problemi economici alle aziende ed alle famiglie. Tutti in maniera massiva abbiamo avuto l’occasione di comprendere l’importanza di politiche energetiche che guidino la nostra società verso un regime più sostenibile. Oggi non si parla più solo di sviluppo sostenibile, ma di sostenibilità a tutto tondo. Ed è sul serio la più grande sfida per il prossimo futuro e per il futuro più lontano. Sono soddisfatta di alcune misure italiane come il Piano Cingolani. Quello che trovo molto giusto è che cerca di dare una risposta all’emergenza, soprattutto per garantire un accesso equo all’energia, che ci permetta di superare questa fase di contingenza particolarmente critica, mettendo comunque al centro i cittadini, le aziende e la rispettiva presa di responsabilità sul tema. Spero che le misure possano essere attuate con la giusta consapevolezza da tutti gli attori che saranno impattati: che saremo noi nelle nostre case e le industrie nel loro modo di lavorare. Dopodiché è chiaro che questo è un piano di emergenza, non può essere quello che ci porterà a regime nei mesi e negli anni a seguire. Bisognerà valutarne gli effetti in corso d’opera. Però le linee proposte sembrano ragionevoli, allineate con quello che è stato proposto anche da altri Stati.

crisi energetica

Ce la faremo a superare la crisi energetica?

Io credo che ce la faremo a superare questa crisi energetica, o almeno è quello che mi auguro. Se si è detto all’inizio della pandemia “ne usciremo migliori”,  spero che da questo periodo di grossa difficoltà ognuno di noi uscirà maggiormente consapevole. Motivato a risparmiare l’energia e usarla come una risorsa preziosa da sprecare meno. Determinato a ragionare meglio sul proprio stile di vita, sui propri spostamenti, sui propri acquisti. Ci sono tante cose che il singolo può fare e tante cose che invece necessitano di essere guidate dall’alto. Il Piano Cingolani ci aiuta a capire a livello macro quali sono le azioni da mettere in campo in una fase particolarmente critica ed urgente. Poi sta ad ognuno di noi cercare di massimizzare l’impatto. Chi sul lavoro, chi a casa propria.

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