Idrogeno, impianti francesi in Italia entro il 2023 “ma la burocrazia frena”

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L’obiettivo dell’Europa è chiaro: decuplicare la produzione di idrogeno ‘verde’ arrivando a 17,5 GW annui nel 2025. Per farlo (e per estrarre le molecole di idrogeno dall’acqua utilizzando l’energia delle rinnovabili) servono elettrolizzatori: qui la strada si potrebbe complicare. Particolarmente in un Paese come l’Italia dove anche fare un campo fotovoltaico è un processo lungo e sfiancante. Se accanto a quell’impianto si chiede di costruirne un altro per produrre idrogeno ‘verde’ (l’unico veramente ‘pulito’, in termini energetici), poi, l’iter autorizzativo si potrebbe complicare, racconta Olivier Severini, Managing director di Incico, società di ingegneria italiana con sede a Ferrara che si sta preparando a portare in Italia gli elettrolizzatori della francese Lhyfe.

L’accordo stretto da Incico in realtà è più dettagliato: prevede il lancio in Italia di ‘ecosistemi green’, nei quali gli elettrolizzatori di Lhyfe vengono utilizzati per la produzione di carburanti sostenibili. Si combina così la produzione di idrogeno verde con il sequestro di CO2 da impianti industriali “hard to abate”, dove eliminare le emissioni è più difficile. La soluzione in questo caso non è quella di prendere la CO2 e metterla sottoterra, come nel caso del CCS (carbon capture and storage) su cui lavorano le compagnie petrolifere. La CO2 viene utilizzata subito, insieme all’idrogeno, per produrre carburanti più ecologici, come il metanolo e alcoli simili.

L’idrogeno verde, quindi, viene “utilizzato come vettore di trasformazione di CO2 che viene recuperata sul posto”, spiega il Ceo. D’altronde per stoccare la CO2 c’è bisogno di un giacimento (come quelli individuati nel Mare del Nord per il progetto Hynet, che coinvolge anche l’italiana Eni, che un progetto simile lo vuole realizzare in un nuovo ‘Ravenna CCUS hub’); l’anidride carbonica va compressa, resa liquida, trasportata.

Insomma, una soluzione poco accessibile alle pmi: quella a cui sta lavorando Incico è adatta a campi fotovoltaici da circa 20-30 MW, racconta il managing director: “Di quella produzione, un terzo sarà indirizzata agli elettrolizzatori”. E dopo il passaggio negli impianti di Incico, si arriverà alla produzione di carburanti come il metanolo: che può essere una grande opportunità “se venduto al settore del trasporto di merce”. Un bel cambiamento rispetto a quando l’idea era “solo di buttare elettricità in rete”.

La soluzione, spiega Severini a Fortune Italia, è pensata per impianti di piccole dimensioni. I primi passi di questa partnership sono già stati avviati in Puglia, dove sono stati individuate le industrie interessate all’acquisto di idrogeno verde a costi competitivi. Quando vedremo uno di questi impianti all’opera?

Il managing director parla del 2023 come anno in cui si potrà cominciare a parlare di ultimazione.

Ma ci sono delle incognite, che, come spesso capita in Italia quando si parla di energie pulite, riguardano le autorizzazioni per la realizzazione degli impianti: “Molte pratiche sono bloccate”, dice Severini parlando di impianti eolici e fotovoltaici. Il risultato dei rallentamenti è stato che negli ultimi 8 anni l’Italia ha installato in media circa 1 GW di nuovi impianti rinnovabili ogni anno, secondo l’associazione I4C: molto meno degli 8-10 GW spesso indicati come ritmo accettabile per la transizione energetica del Paese.

“Se abbiamo bisogno di costruire accanto a quegli impianti un altro che produce idrogeno verde scatta un nuovo iter autorizzativo”, dice Severini.

Anche della parte autorizzativa si dovrà occupare Incico, nell’ambito della partnership con Lhyfe. Didier Richard, direttore commerciale di Lhyfe, ha affermato che “Incico è il partner naturale per portare in Italia il nostro know how, speriamo attraverso questo accordo di contribuire attivamente alla transizione energetica del Paese”.

Giovanni Monini, Ceo di Incico, e Olivier Severini, Managing Director Incico

Incico curerà per la scale-up francese, oltre allo sviluppo di nuovi impianti di produzione e vendita di idrogeno verde, anche la sottoscrizione di PPA – contratti a lungo termine che regolano la somministrazione di energia – con fornitori di energia rinnovabile, e assicurerà servizi di ingegneria a livello autorizzativo ed esecutivo, nonché la realizzazione su base Epc (engeering procurement construction chiavi in mano) del cosiddetto “Balance of Plant” (tutto quello che sta intorno alla macchina principale), spiegano da Incico.

Il curriculum c’è: l’azienda di Ferrara è attiva da oltre 40 anni di esperienza “nella costruzione di impianti altamente ecosostenibili”, ha 150 tecnici e ingegneri in organico, progetti realizzati in oltre 50 Paesi e un fatturato per metà costruito attraverso commesse internazionali. Lhyfe, intanto, ha già realizzato un impianto per la produzione di idrogeno verde a Bouin (Nantes), e ha fatto partire 93 progetti, più o meno avanzati, in tutta Europa: Norvegia, Danimarca, Olanda, Francia, Germania e Spagna. Se si dovessero realizzare tutti, parleremmo di 4,8 GW di energia.

Naturalmente, servono anche le condizioni giuste per l’implementazione degli impianti. E in Puglia già ci sono. “Per la costituzione dell’ecosistema, oltre all’area per la realizzazione dell’impianto di produzione d’idrogeno, è necessario avere nelle vicinanze uno o più parchi fotovoltaici in grado di fornire l’energia da elettricità verde – spiegano da Incico – e dei players industriali che devono abbattere le loro emissioni dell’inquinante in atmosfera. In Puglia, quindi, grazie all’incentivazione del fotovoltaico che è stata fatta e all’importante tessuto industriale della regione, vi sono tutte le condizioni per avviare questa progettualità”.

Appuntamento (forse) già al 2023.

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