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Green Deal Industrial Plan: i 4 pilastri del piano di von der Leyen

Green Deal Industrial Plan's press conference

A due settimane dall’annuncio fatto al mondo (e ai competitor internazionali in Asia e America) sul palco del World Economic Forum di Davos, Ursula von der Leyen ha presentato a Bruxelles (nella foto in evidenza un momento della conferenza stampa) il suo Green Deal Industrial Plan: un piano che punta a migliorare la competitività dell’industria europea a zero emissioni e sostenere la transizione verso la neutralità climatica, poggiato su aiuti di stato a breve termine e un fondo sovrano comune entro l’estate.

La comunicazione relativa al piano, approvata dal collegio dei commissari, sarà sul tavolo del Consiglio europeo del 9 e 10 febbraio.

A Davos, la presidente della Commissione europea aveva sottolineato che dopo l’Inflation reduction act americano, la transizione verde europea non poteva stare a guardare: per questo il progetto cerca di proteggere la competitività europea potenziando la capacità produttiva dell’UE.

Il piano integra il Green Deal europeo (il piano del 2019 che punta alle emissioni zero entro il 2050) e il REPowerEU (che punta a rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030) basandosi su quattro pilastri: norme più semplici, un migliore accesso ai finanziamenti, il miglioramento delle competenze dei lavoratori e il potenziamento delle supply chain.

“Abbiamo un’opportunità unica di indicare la strada con velocità, ambizione e determinazione per garantire la leadership industriale dell’Ue nel settore della tecnologia net-zero”, ha detto von der Leyen. “L’Europa è determinata a guidare la rivoluzione della tecnologia pulita. Per le nostre aziende e le nostre persone significa trasformare le competenze in posti di lavoro di qualità e l’innovazione in produzione di massa, grazie a un framework più semplice e veloce. Un migliore accesso ai finanziamenti consentirà alle nostre principali industrie di tecnologia pulita di crescere rapidamente”.

Ma in cosa consisterà il piano che permetterà all’Europa di accelerare sulla transizione, riportare gli occhi delle aziende in Europa difendendosi dall’Inflation reduction act americano, eassicurarsi una maggiore indipendenza energetica? Il fondo sovrano e gli aiuti di Stato sono solo alcuni dei punti da sottolineare. Ecco i 4 pilastri del Green Deal Industrial Plan:

  • Green Deal Industrial Plan, pilastro 1: le norme

La Commissione proporrà la Net Zero Industry Act, per identificare gli obiettivi per avere un’industria a zero emissioni e fornire un quadro normativo adatto a una attuazione più rapida, garantendo autorizzazioni semplificate e veloci, promuovendo progetti strategici e sviluppando norme a sostegno dello sviluppo su scala delle tecnologie necessarie in tutto il mercato unico.

Il quadro sarà integrato dal Critical Raw Materials Act, per garantire un accesso sufficiente a beni fondamentali come le terre rare, vitali per la produzione di tecnologie chiave della transizione.

Prevista anche la riforma dell’assetto del mercato dell’elettricità, per fare in modo che i consumatori beneficino dei minori costi delle energie rinnovabili.

  • Pilastro 2: i finanziamenti

Naturalmente il piano europeo passa anche dai fondi necessari per la transizione verde: l’obiettivo è facilitare l’accesso ai fondi, anche con un incoraggiamento a usare quelli del RepowerEU, che secondo von der Leyen già garantisce risorse per 250 mld di euro.

Il progetto più importante sul medio termine è la proposta di un fondo di sovrano comune (Europea Sovereignity Fund) prima dell’estate, nell’ambito di una revisione del quadro finanziario pluriennale dell’Unione.

“Il fondo per la sovranità si incentra su un’idea: abbiamo bisogno di progetti europei comuni che si basino su tecnologie all’avanguardia e vogliamo garantire che queste siano disponibili in tutta l’Ue” ha detto von der Leyen presentando il piano. “Dobbiamo evitare di pensare che ogni Stato membro possa agire come un’isola, in autonomia”.

Nell’immediato, però, ci sono risorse “considerevoli, che vanno usate”.

Per questo secondo von der Leyen gli Stati membri verranno incoraggiati “ad usare i fondi del RepowerUe per concedere sgravi fiscali alle industrie a zero emissioni”.

Il piano industriale, per quanto riguarda i finanziamenti, all’inizio farà affidamento sul RePowerEu e sul programma InvestEu, che “non si concentra sugli Stati membri ma sui progetti”.

Previsto un intervento per incoraggiare gli aiuti di Stato alla transizione, con un nuovo “quadro temporaneo di crisi e transizione”( un Temporary State aid Crisis and Transition Framework) per semplificare le norme sugli aiuti di Stato per i progetti sulle energie rinnovabili, per la decarbonizzazione dei processi industriali e per offrire vantaggi fiscali ad alcuni settori a emissioni zero.

In questo caso si parla di una misura più a breve termine, anche perché alcuni Stati hanno la possibilità di garantire più aiuti di altri: secondo il Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager sarà una misura “ampia ma temporanea”, che servirà a rispondere proprio all’Inflation reduction Act americano.

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Il Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager durante la conferenza stampa del primo febbraio 2023. EPA/STEPHANIE LECOCQ

 

  • Pilastro 3: le competenze

La Commissione propone delle NetZero industry academies per il reskilling dei lavoratori: fino al 40% dei lavori potrebbe essere impattato dalla transizione verde, e per questo serviranno programmi di formazione nelle industrie strategiche.

Nella proposta della Commissione si parla che di incoraggiamento ai fondi pubblici e privati destinati al reskilling, e alla semplificazione dell’ingresso di talenti di nazioni terze al mercato europeo. La coincidenza è l’inizio, nel 2023, dell’anno europeo delle competenze.

  • Pilastro 4: le supply chain

Il quarto pilastro riguarderà la cooperazione tra attori internazionali e il funzionamento delle supply chain necessarie alla transizione, sulla base degli impegni con i partner dell’UE e del lavoro dell’Organizzazione mondiale del commercio.

La Commissione ipotizza anche la creazione di nuovi partenariati industriali e di un Critical Raw Materials Club, riunendo i ‘consumatori’ di materie prime e i Paesi ricchi di risorse, per garantire la sicurezza globale dell’approvvigionamento attraverso una base industriale competitiva e diversificata.

La Commissione “proteggerà inoltre il mercato unico dal commercio sleale nel settore delle tecnologie pulite”, e utilizzerà i suoi strumenti per garantire che le sovvenzioni estere (come l’Ira americano) non distorcano la concorrenza nel mercato unico, anche nel settore delle tecnologie pulite.

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