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Apple Academy l’avanguardia dei professionisti dell’innovazione

Giorgio Ventre, direttore scientifico dell’Accademia per sviluppatori di Napoli

Giorgio Ventre, direttore scientifico dell’Accademia per sviluppatori di Napoli, parla dell’impatto dell’AI sulle professioni del futuro

Sono anni difficili, complessi. La pandemia Covid e l’invasione russa dell’Ucraina hanno funzionato da detonatori per l’esplosione dei costi dell’energia, l’inflazione che erode il potere d’acquisto delle famiglie, le banche che crollano, le Borse che bruciano miliardi. Davanti a sfide epocali pensare al futuro più che una necessità è un’urgenza. Il futuro prenderà forma con le transizioni gemelle: digitale ed ecologica. Da queste sinergie si potrà accelerare la trasformazione del Paese, grazie anche a tecnologie come cloud computing, intelligenza artificiale, robotica, 5G, che abilitano un uso più consapevole ed efficiente delle risorse energetiche e ambientali e una diversa organizzazione del lavoro. Di questi e altri temi abbiamo parlato con il professor Giorgio Ventre, direttore scientifico della Apple Developer Academy. Uno spazio creativo, dinamico, internazionale che la società di Cupertino ha realizzato insieme all’Università degli Studi Federico II di Napoli. Secondo quanto riferisce Tim Cook, Ceo di Apple, l’Academy di Napoli è la prima al mondo dove studenti di differenti età, formazioni professionali e culturali sviluppano app e cambiano la loro vita.

“La Apple Developer Academy – spiega il professor Ventre – nasce come un progetto di formazione a forte innovazione metodologica per preparare professionisti della trasformazione digitale di imprese ed enti. È basato su un corso di nove mesi con un approccio totalmente ‘sperimentale’ su temi quali tecnologie ‘mobile’, design digitale e UX, accessibilità, basic business skills”.

Chi sono i giovani dell’Academy, da dove arrivano e quale sarà il loro posto nel mondo del lavoro?

L’Academy nasce come progetto internazionale. Ogni anno selezioniamo circa 400 partecipanti ed il 35% sono studenti internazionali. In questi anni abbiamo avuto partecipanti da oltre 50 Paesi. Il nostro obiettivo è di prepararli in modo da far trovare loro il lavoro che sognano e per fare questo abbiamo collaborazioni con circa 250 aziende da tutto il mondo. Molti decidono di restare nell’area di Napoli dove grazie alla Apple Academy e alle altre iniziative sia di formazione che di supporto alla creazione di imprese innovative si è creato un Polo IT di livello globale.

Che tipo di formazione ricevono i developer nell’Academy di San Giovanni a Teduccio? Hanno sbocchi professionali nell’immediato o quanto devono aspettare per entrare nel mondo del lavoro?

La formazione è molto pratica, ed è basata sulla metodologia Challenge Based Learning, che prevede che l’apprendimento avvenga ‘hands on’, attraverso lo sviluppo di app e di progetti concreti che rimangono di proprietà dei nostri ragazzi. Ogni anno dall’Academy escono circa 150 app e di queste circa 50 vengono pubblicate sull’Apple Store. Gli studenti escono quindi con capacità pratiche molto richieste dalle aziende, tant’è che il nostro evento di placement di fine anno, la Future Fair, è seguito da tantissime aziende.

 

La sede della Apple Academy a Napoli

In che misura l’AI entra nel vostro processo di formazione?

Entra come strumento di lavoro, attraverso i toolkit che sono sempre più disponibili. Peraltro molti dei nostri studenti hanno delle competenze pregresse nell’informatica e nelle tecnologie digitali e questo consente loro di usare queste tecnologie con grande padronanza.

Qual è il suo approccio all’intelligenza artificiale? La preoccupa un futuro possibile di AI senziente o sono solo dissertazioni mediatiche che non hanno aderenza alla realtà?

Come per molti di quelli che si occupano di informatica e che fanno ricerca, per me l’AI è uno strumento molto evoluto per migliorare le prestazioni di sistemi informativi attraverso tecniche di apprendimento automatico. Una tecnologia, quindi, che pur se molto promettente rimane vincolata ai limiti che l’informatica e l’elettronica ci impongono. Parlare di AI senziente per me è assolutamente fuorviante in quanto una macchina non è in grado di ‘sentire’ ma al più di simulare il comportamento degli esseri umani.

Quali sono a suo modo di vedere le professioni del futuro legate all’intelligenza artificiale e alla formazione che i giovani ricevono all’Academy?

Direi che proprio per la sua natura di tecnologia di supporto alle decisioni e alla progettazione, l’AI troverà spazio davvero in tutti i settori produttivi e professionali, così come nella pubblica amministrazione. Già oggi importanti decisioni nelle più grandi aziende private e nei governi vengono prese con il supporto di strumenti e di tecniche basate su algoritmi di AI. Questo però richiederà che chi vorrà sfruttarne pienamente il potenziale dovrà necessariamente acquisire delle competenze digitali almeno di livello adeguato. Gli studenti della Apple Academy rappresentano quindi un’avanguardia di professionisti in grado di portare queste tecnologie più vicino alle imprese e agli enti.

Lei ha detto più volte che quella del developer che formate all’Academy è una professione sexy che si mette in ascolto e guida la trasformazione digitale. Che cosa intende per ‘sexy’ e che cosa significa ‘si mette in ascolto’?

Gli studenti della Academy imparano ad essere dei ‘developer’, ossia degli inventori di app, dei professionisti in grado di trasformare vecchi modelli di business e di erogazione di servizi in modo da poter sfruttare le tecnologie ‘mobile’ e in genere digitali. Il fascino di questa professione sta proprio nell’essere in grado di fare da interfaccia tra il vecchio mondo produttivo e il nuovo. Una specie di ‘digital wizard’ che rende possibile questa transizione ma che necessariamente deve essere bravo non solo nell’ascoltare le esigenze dei clienti ma anche nel capire le difficoltà intrinseche in qualsiasi trasformazione.

 

Studenti della Apple Academy di Napoli

Qual è o quale sarà il contributo che l’Academy fornirà o potrà fornire al processo di digitalizzazione della PA del nostro Paese?

Io credo che la Apple Academy sia stata tra le prime iniziative a portare l’attenzione verso l’usabilità e l’accessibilità dei servizi da parte degli utenti finali. L’Italia ha una grande tradizione nell’informatica della produzione e dei servizi, nella progettazione e realizzazione di grandi sistemi informatici al servizio di soggetti pubblici e privati. Ma mancava di attenzione verso il loro uso semplice ed ubiquo da parte di cittadini e clienti. Oggi grazie ai nostri developer, le aziende hanno la capacità di progettare interfacce di accesso di grande facilità d’uso e questo può significare una maggiore penetrazione di questi servizi nel Paese. In Campania lo abbiamo visto con l’app di accesso ai servizi per Covid 19, che è stata realizzata dalla Regione con il supporto di una startup che è nata proprio da ex studenti ed ex docenti della Apple Academy, e che è stata tra le app più scaricate (e usate) in Italia nel 2021.

Ci può fare uno, due esempi di contributi dati dai giovani usciti dall’Academy al processo di digitalizzazione dei sistemi produttivi dell’industria 4.0 o in altri settori dell’economia, scienza, cultura o altri settori di cui lei va particolarmente fiero?

I nostri studenti da anni hanno la possibilità di lavorare all’interno delle aziende internazionali e nazionali più dinamiche. Dalla moda alla finanza, dall’automotive alla sanità, dalla manifattura avanzata al retail, ormai le aziende più dinamiche vedono nella trasformazione digitale una grande opportunità e non più un rischio. E molto spesso prediligono la startup o la Pmi innovativa alla grande impresa per la dinamicità e la capacità di innovare, nonché per la possibilità di dare un contributo significativo.

La transizione digitale, il cambio dei modelli produttivi, è motivo d’allarme perché la tecnologia taglierà posti di lavoro? O è anche questo un racconto superficiale della realtà in cui viviamo?

La storia ci insegna che le grandi innovazioni tecnologiche non eliminano il lavoro ma lo trasformano. L’introduzione del telaio automatico ridusse il numero di tessitori ma aumentò il numero degli operai addetti alla loro manutenzione ed alla loro gestione. E riducendo il costo dei tessuti creò un nuovo mercato. L’automazione riduce gli addetti ai compiti più meccanici e ripetitivi ma nello stesso tempo richiede tecnologi esperti di robotica e di meccatronica. Ovviamente però questo processo di trasformazione del lavoro non può essere immediato e deve essere progettato in modo da garantire allo stesso tempo la ‘trasformazione’ delle competenze.

I giovani che escono dall’Academy sono già pronti a ragionare di modelli di sviluppo nuovi coniugandoli con la sostenibilità?

I temi della sostenibilità sono fortemente sentiti dalle giovani generazioni e questo si riflette nei progetti che i nostri ragazzi sviluppano nel percorso di studio in Academy. Peraltro, con una visione della sostenibilità a 360 gradi, dall’ambiente all’inclusione sociale. Inoltre gli studenti del nostro programma del secondo anno, il Pier, sono impegnati in progetti di innovazione sociale che coinvolgono Ngo e organizzazioni no profit di tutto il mondo.

 

La questione delle cosiddette Grandi dimissioni la preoccupa?

Le grandi crisi globali non mettono alla prova solo le grandi organizzazioni, i governi come le multinazionali globali, ma anche e soprattutto gli individui. La scoperta della fragilità della nostra struttura sociale ha fatto riflettere tantissime persone su quelli che sono i valori sulla base dei quali impostare la propria vita. E tanti hanno capito che il lavoro non può essere misurato solo in termini quantitativi, ore vs stipendio, ma anche e soprattutto in termini qualitativi. Non a caso le organizzazioni che hanno sempre avuto cura degli aspetti di crescita e di benessere dei propri dipendenti sono quelle che soffrono meno di questo fenomeno. Credo e spero che il sistema troverà un nuovo equilibrio dove ci sarà più attenzione alle persone, alla professionalità del singolo.

 

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