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Forum public affairs 2023, la qualità della democrazia si misura dalla qualità del lobbying

Quando si parla di ‘Corporate responsability’, ovvero dell’impatto che un’organizzazione può avere sulla società, bisogna distinguere quattro leve specifiche: lobbying responsabile, chiaro posizionamento dell’azienda, progetti di partecipazione politica, supporto al welfare. Durante il Forum Public Affairs 2023 – l’appuntamento italiano della comunicazione pubblica e istituzionale – istituzioni, imprese e associazioni professionali si sono confrontate sul tema delle relazioni tra imprese, istituzioni e soprattutto lobby. “La responsabilità in azienda è fondamentale perché la qualità della democrazia“, ha detto Claudio di Mario, Founding partner di Adl Consulting, nel suo discorso introduttivo “si misura dalla qualità del lobbying“.

Claudio Di Mario, Founding partner Adl Consulting

La sesta edizione dell’evento, svolto a Palazzo Wedekind a Roma e in partnership con la società di consulenza strategica Adl Consulting, ha introdotto un nuovo mindset nelle relazioni istituzionali che riguarda proprio la Corporate Political Responsibility (Cpr).

“Il nuovo approccio suggerisce che la responsabilità delle imprese sul fronte ambientale, economico e sociale debba estendersi anche alla sfera pubblica, dove gli attori privati giocano un importante ruolo nella creazione di valore, a beneficio della comunità”, ha spiegato Johannes Bohnen. Bohnen è autore di “Corporate Political Responsibility”, un libro che dimostra come le aziende possono promuovere efficacemente la propria attività assumendosi la responsabilità politica ed espandendo il proprio concetto di investimento per includere una componente politica.

“Il successo delle aziende dipende in modo cruciale dalle condizioni socio-politiche”, ha precisato Bohnen che è Managing partner di Bohnen Public Affairs. “In altre parole: la gestione politicamente sostenibile è un business case. Pertanto, le aziende dovrebbero esaminare più da vicino le opportunità nell’interfaccia tra politica e affari”.

La transizione energetica non può prescindere dalla responsabilità delle imprese

Il primo talk, condotto da Simona Benedettini, consulente indipendente in politiche e regolazione dei mercati energetici, si è focalizzato sull’energia e gli investimenti strategici. “La transizione energetica non può prescindere dalla responsabilità delle imprese”, ha affermato Massimiliano Bianco, Ceo di Suez Italia. “Occorre dialogo, ed occorre che questo dialogo sia proficuo. Ascoltare e rispondere devono essere le parole chiave. E poi, naturalmente, fare. Passare all’azione“.

Fabrizio Iaccarino, responsabile sostenibilità e affari istituzionali Enel, ha sottolineato come nelle attività di lobbying sia importante anche un certo approccio scientifico. “Avere un approccio strutturato e il più possibile digitalizzato aiuta a stare al passo e allo stesso tempo mantenere i propri valori. Altrimenti si cerca di mantenere il ritmo con mezzi propri, ma la fretta è cattiva consigliera, mentre la digitalizzazione mette ordine“.

Enel, anche grazie a progetti ambiziosi come la Gigafactory di 3Sun è sempre stata attenta alla sostenibilità. Cecilia Gatti, Svp Institutional Affairs di Snam ha rimarcato come a differenza di Enel la scelta di Snam sia stata quella di andare verso una “visione strategica” più che “sostenibile”. Le due cose, però, non per questo non possono coesistere. Anzi.

“Snam ha voluto tenere le due cose insieme. La strategia è utile a sviluppare percorsi che guardino alla sostenibilità, per andare verso il green gas. La sfida di chi fa public affair è spiegare il modo in cui avvengono questi percorsi. A livello locale, internazionale e globale. In un momento in cui il rapporto tra cittadini e istituzioni è cambiato perché l’informazione, anche errata, corre veloce e tutti credono di sapere tutto“.

Cecilia Gatti, Svp Institutional Affairs Snam

Innovazione, ricerca e capitale umano

Al centro del secondo panel: l’innovazione tecnologica, l’alta formazione, la ricerca e lo sviluppo a supporto delle sfide del Paese. Il modello della Cpr richiede lo sviluppo di nuove competenze, soprattutto tra quelle figure che più di altre dialogano con gli stakeholder. Per raggiungere questo obiettivo, vanno ricercati nuovi strumenti che favoriscano sinergia tra il mondo dell’università e della ricerca con il tessuto imprenditoriale del Paese.

Bisogna evitare di rimanere vittime delle idee, bisogna fare prevalere la realtà”, è stata la premessa di Michele Faioli, professore associato di diritto del lavoro Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che ha moderato il dibattito.

Giulia Gregori, responsabile corporate strategy implementation & engagement Novamont, ha spiegato come Novamont sia nato “centro di ricerca”, con l’idea che l’innovazione fosse il motore di sviluppo della realtà. “Fin da subito ci siamo dedicati alla valorizzazione dei processi tecnologici per le risorse rinnovabili. Nel tempo siamo diventati un’impresa e quello di cui ci siamo resi conto è che mentre per quanto riguarda l’attenzione all’innovazione, e anche l’attenzione a strumenti di supporto, sia a livello nazionale che europeo c’è una forte condivisione del percorso, quando i prodotti innovativi sono sviluppati e possono entrare sul mercato non è altrettanto veloce la capacità di ripensare la normativa. In altri parti del mondo non è così. La Cina, con un piano quinquennale, sta facendo investimenti enormi. Ci stiamo dando dei target sfidanti, ma dobbiamo far sì che la competitività delle nostre soluzioni sia in grado di reggere il passo”.

Secondo Tommaso Agasisti, sulla questione formazione nel nostro Paese ci sono tre criticità. “La prima criticita è un’eccessiva funzionalizzazione dei saperi rispetto alle esigenze di breve periodo del mercato Europa. Nel tempo abbiamo creato un sistema universitario e della ricerca che ha come primario obiettivo quello di fornire le competenze immediatamente spendibili sul mercato del lavoro. Credo che questo eccessivo sguardo abbia tanto problemi, il fabbisogno di competenze di cui abbiamo bisogno domani è verosimilmente diverso da quello di cui abbiamo bisogno oggi. La seconda criticità è quella di aver perso nelle nostre attività di ricerca il senso dello scopo alto per cui investire in risorse. Terzo elemento è l’eccessiva specializzazione nelle discipline. La capacità di sapersi muovere su più campi, con tutto il rigore della conoscenza tecnica necessaria, è una sfida che finora abbiamo perso. Ma su cui abbiamo ampi margini di miglioramento”, è stata la riflessione di Agasisti.

Tecnologia a supporto di cittadini e imprese

L’elemento di speranza, tuttavia, c’è. Ed è emerso nel corso del terzo panel, moderato da Marialessandra Carro di Adl Consulting.

In un contesto sociale in cui la relazione tra cittadini, imprese e Pubblica amministrazione è sempre più intermediata dal digitale, le aziende hanno l’imperativo di reagire con velocità ai cambiamenti dei mercati per rispondere alle necessità non solo dei consumatori ma anche dei fornitori, dei dipendenti, degli azionisti, dei territori che le ospitano.

Attraverso programmi di formazione, progetti speciali a supporto delle comunità e piattaforme online, le imprese stanno utilizzando la Cpr come strumento per mettere in campo azioni atte ad accelerare la transizione verso modelli di sviluppo sostenibile e di grande impatto sociale.

Matteo Boaglio, Head of institutional special projects and policies di Intesa Sanpaolo ha spiegato come sempre più giovani ormai ricerchino una diversificazione delle competenze. “Questo è positivo. Vuol dire che le nuove generazioni hanno capito l’importanza dell’essere versatili”.

Anche Antonella Salvatore, della John Cabot University, ha spiegato come gli studenti ormai abbiamo sempre più modo di entrare in contatto con le aziende e capire quali tipi di competenze e caratteristiche sono richieste. “Ciò permette loro di capire che queste competenze e caratteristiche sono sempre meno specifiche”.

“Noi, come John Cabot University, con la transizione digitale ci siamo impegnati molto. Vogliamo formare i futuri leader del cambiamento. Sempre di più sono necessari umanisti accanto ai tecnici. I giovani vanno preparati al cambiamento, e per questo servono anche percorsi di mindfullness in affiancamento alla conoscenza del mondo tecnico, per poter fare scelte sempre più etiche”, ha detto Salvatore.

Alla discussione sono intervenuti anche Diego Ciulli, Head of  government affairs and public policy di Google Italia e Massimo Carnelos, capo dell’Ufficio innovazione, startup e spazio della direzione generale del Sistema Paese Ministero degli affari esteri e della Cooperazione internazionale.

“Il digitale si lega al tema dell’inclusione. Noi abbiamo interesse che le nostre piattaforme siano utilizzate in maniera sicura, senza disinformazione, linguaggio d’odio, truffe. È quindi evidente che ci sia un interesse strategico nel fare crescere le competenze digitali. Abbiamo però bisogno di regole globali sull’AI, e siccome non arriveranno abbiamo almeno bisogno di regole transatlantiche“, ha affermato Ciulli.

“La strategia che l’Italia deve mettere in atto è prendere spunto anche dai modelli degli altri Paesi. E allo stesso tempo, promuovere se stessa. In quest’ottica abbiamo aperto a San Francisco un centro dell’innovazione italiana per portare il meglio di quello che il nostro Paese riesce a produrre sotto il profilo di imprese tecnologicamente avanzate”, ha concluso Carnelos.

Aerospazio ed economia digitale

L’ultima discussione è stata incentrata sull’aerospazio e l’economia digitale: una nuova risorsa per la sostenibilità. “La tecnologia impiegata nel settore spazio può essere orientata verso la direzione di un maggiore beneficio per la società e per l’ambiente”, sono state le parole di Gian Luca Spitella, direttore comunicazione Arera che ha condotto il panel.

Durante il confronto sono intervenuti Giuseppe Borghi, capo del Phi Lab nel direttorato di osservazione della Terra dell’Esa, Paolo Colombo, regional go-to-market director di Altair, Massimo Claudio Comparini, Ad Thales Alenia Space Italia e Giovanni Miragliotta, co-direttore dell’Osservatorio artificial intelligence Polimi.

“Lo spazio non rappresenta più l’ultima frontiera, ma una realtà che viviamo tutti i giorni, dalle telecomunicazioni alle mappe online che usiamo per spostarci. Ecco perché le aziende dell’aerospazio devono adottare sempre più approcci socialmente responsabili, che permettano di rispondere in maniera forte e convinta alle richieste di mercati finanziari e investitori”, ha chiarito Comparini.

Al forum era presente anche il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Pichetto Fratin ha sottolineato il ruolo dell’Italia nell’economia circolare rispetto ad altri Paesi Ue.

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