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Salario minimo, Meloni vede le opposizioni e apre un tavolo di confronto al Cnel: 60 giorni per una legge condivisa

Confronto politico serrato con l’obiettivo di individuare “soluzioni efficaci” e lavorare “insieme” per affrontare la questione complessa del salario minimo o salario povero. Giorgia Meloni si prende la scena politica e chiede alle opposizioni, convocate a Palazzo Chigi in un pomeriggio di estate, un approccio unico al problema dei salari poveri e lavoro precario. Come dire: la vostra discussione sul salario minimo se non è ideologica è una questione politica seria che va affrontata in maniera organica.

L’atmosfera politica è difficile, il dibattito forte. Giorgia Meloni ha preso subito una posizione forte accogliendo tutti i leader politici e introducendo la riunione. Ha messo subito sul piatto la posizione della maggioranza. Ha riconosciuto l’importanza del tema, ma ha anche spiegato subito che la risposta non può risiedere unicamente nel salario minimo per legge, sottolineando che il lavoro povero è una questione certamente seria e soprattutto molto complessa. Nel vertice di Palazzo Chigi con i leader delle opposizioni è emerso che le aspettative di un confronto acceso non saranno deluse. Ma incontrarsi per trovare soluzioni è molto meglio che parlarsi per slogan o in politichese sui giornali.

Al Cnel del professor Brunetta la regia per trovare norme per il contrasto al lavoro povero e ai bassi salari

La proposta unitaria delle opposizioni, ad eccezione di Matteo Renzi, è troppo distante dalle idee della premier e della maggioranza che ritengono l’effetto del salario minimo sulla contrattazione collettiva e l’economia controproducente. Giorgia Meloni l’aveva detto in un messaggio video prima della riunione, poi ha espresso le stesse divergenze al termine dell’incontro con la stampa  in piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi.

Tuttavia, la sorpresa è giunta dal fatto che Meloni non ha escluso l’idea dell’introduzione di un salario minimo, ma ha suggerito che le opposizioni collaborino per arrivare a una proposta condivisa. In particolare, ha proposto di coinvolgere il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) nei prossimi 60 giorni per sviluppare una proposta di legge adeguata, sfruttando l’archivio di tutti i contratti nazionali detenuto da questo organismo presieduto da Renato Brunetta (nella foto in evidenza assieme alla premier).

Questa iniziativa ha riscosso reazioni diverse tra i leader delle opposizioni. Sebbene siano state espresse riserve, con alcune voci che hanno definito l’invito a coinvolgere il Cnel come “buttare la palla in tribuna”, il percorso individuato da Meloni sembra aver avuto un impatto positivo. La premier è riuscita a ottenere un piccolo successo, spostando l’attenzione dal muro contro muro alla ricerca di soluzioni condivise.

Un risultato mediatico e politico significativo è emerso da questa mossa. La premier ha dimostrato di non voler lasciare ad altri la bandiera della lotta al lavoro povero, un argomento di rilievo per gli italiani di tutti gli schieramenti politici, come dimostrano i sondaggi.

Alla fine di questa lunga riunione, un volto soddisfatto emerge: Carlo Calenda. L’artefice dell’incontro e uno dei principali promotori della proposta di legge presentata in Parlamento ha sottolineato che questo confronto rappresenta un fatto senza precedenti degli ultimi trent’anni. Questo segnale di dialogo tra maggioranza e opposizione, anche se solo un primo passo, potrebbe segnare un cambiamento significativo nell’approccio politico alle questioni salariali.

Gli altri leader delle opposizioni mantengono una posizione più rigida rispetto all’approccio del Governo. La vera novità è che forse nessuno dei leader delle opposizioni – dalla segretaria del Pd Elly Schlein al presidente del M5s Giuseppe Conte fino a Riccardo Magi (Più Europa),  Angelo Bonelli (Verdi) e Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) – si è sottratto al confronto e nessuno ha pregiudizialmente chiuso ad ogni tentativo di trovare una soluzione condivisa alle questioni salariali.

La strada individuata da  Giorgia Meloni per arrivare a una proposta condivisa coinvolgendo nei prossimi 60 giorni il Cnel non è piaciuta a tutti, ma è probabile che nei prossimi giorni potrebbe essere proprio quest’organo costituzionale a diventare la cabina di regia di una proposta di legge condivisa sul salario minimo.

Durante la riunione tutte le proposte sono state messe sul tavolo, dal potenziamento del welfare aziendale agli incentivi per i rinnovi contrattuali. E tutti hanno convenuto che pur essendo giuste e necessarie non risolverebbero il problema dei contratti pirata o di quei contratti che hanno un minimo molto basso (in alcuni casi contratti da fame: ad esempio vigilantes, pulizie o logistica). “Da parte della premier c’è stato reale ascolto”, è la versione di Calenda.

Anche la segretaria del Pd, che ha parlato con Meloni dei ristori per l’Emilia Romagna e del caso delle mancate dimissioni di De Angelis solo a margine per non turbare il clima istituzionale della riunione, davanti alle telecamere dichiara di essere aperta al dialogo (“aspettiamo di confrontarci su una proposta alternativa che oggi non è arrivata”) e rivendica l’iniziativa delle opposizioni sul salario minimo che ha costretto per una volta il governo a “rincorrere”. Schlein ha inoltre la soddisfazione di essere riuscita lì dove aveva fallito il suo predecessore, ossia dividere Calenda da Renzi, assente al confronto perché non firmatario della proposta delle opposizioni, e riunire il Pd con il M5s: ieri a Palazzo Chigi ha sfilato una possibile coalizione alternativa al centrodestra, e non è poco.

“C’è stato un confronto e questo di per sé può essere positivo, ma è avvenuto in modo strano, visto che in commissione lavoro il confronto è durato mesi e poi la maggioranza ha presentato un emendamento soppressivo, che ha congelato” ha invece spiegato il presidente del M5s, Giuseppe Conte. “Meloni e il governo hanno espresso dubbi e tutti abbiamo risposto nel merito, illustrando la nostra proposta. Speravamo una controproposta, nulla di tuto questo. Ci è sembrato che la nostra proposta non sia stata letta o compresa”. Una posizione critica, ma non è una chiusura al dialogo e nemmeno un no alla proposta di trovare soluzioni condivise al salario minimo al Cnel.

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