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Chiara Colosimo: contro la mafia azioni, non parole

Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia ed eletta presidente della Commissione Antimafia, è chiamata a svolgere un compito impegnativo: riportare al centro del dibattito pubblico del Paese la lotta contro la mafia e ripristinare un clima di solidarietà politica nazionale anti-mafiosa che sembra essersi affievolito.

L’arresto e la morte in carcere degli ultimi padrini della Cupola (Totò Riina e Matteo Messina Denaro) non segnano la fine del cancro mafioso, ma solo un cambio di passo con l’accantonamento definitivo della strategia stragista e di contrapposizione frontale allo Stato. La via scelta dall’organizzazione criminale è quella della sommersione. La mafia si nasconde, non vuole contrastare lo Stato, semmai infiltrarlo e condizionarlo dall’interno portando uomini e donne nelle istituzioni. La mafia pensa solo all’economia, al business. Niente più sparatorie, ma consolidamento di una forte presenza nell’economia legale, inclusi il settore della tratta degli esseri umani, il mercato dei rifiuti e il traffico di droga. Perché la mafia è caratterizzata dalla ricerca costante di potere.

Chiara Colosimo, 37 anni a giugno, è cresciuta politicamente nel quartiere della Garbatella di Roma. Ha iniziato in Alleanza Nazionale, poi in Fratelli d’Italia. La sua presenza nelle istituzioni? Due volte eletta in Consiglio regionale del Lazio. In questa legislatura è deputata al Parlamento nella Circoscrizione Lazio 2. Forte di una lunga militanza politica in Azione Giovani assieme all’amica Giorgia Meloni, è diventata presidente dell’Antimafia tra le polemiche. Lei però si è dimostrata subito determinata a tracciare le linee guida del suo mandato e a difendersi dalle critiche. Abbiamo incontrato la presidente Colosimo negli uffici di Palazzo San Macuto. Da neo-deputata al primo mandato in Parlamento a presidente della Commissione Antimafia, ne ha fatta di strada la giovane militante di Azione Giovani.

Presidente, quando e come nasce la sua passione per la politica?

Ho cominciato col sindacalismo studentesco condito da una grande passione per la lettura. Il mio primo impegno, infatti, nasce tra i banchi di scuola di un liceo della Capitale, dove il senso della vita aveva una dimensione prettamente adolescenziale. Già allora mi candidai per dare alla mia scuola la rappresentanza alla Consulta provinciale degli studenti. In Consulta ho ricevuto l’invito ad un gruppo di studio su El Alamein, di cui tanto avevo letto. Poi è arrivato l’impegno nel partito, nella sezione della Garbatella. La passione, la militanza, le elezioni, l’impegno nelle istituzioni. E ora sono qui.

Ha sempre dedicato il suo impegno alla sua città, Roma, e alla regione Lazio. Che cosa motiva la sua campagna politica e da dove trae la forza per cercare di cambiare la realtà che la circonda?

Continuo a inseguire, con altri ruoli, sogni di giustizia e verità, che solo una forte passione può giustificare. Credo fortemente in quello che faccio e porto avanti i miei ideali con la consapevolezza che le cose possano in qualche modo cambiare. La politica come bene comune e sempre al servizio dei più fragili e di tutte le persone che non hanno voce. Se dovessi in qualche modo riassumere dove trovo la mia forza, penserei a questi valori.

Parliamo del suo impegno nella Regione Lazio. Lei è stata portabandiera nello “scandalo delle mascherine”. È stata eletta prima in Regione e poi alla Camera dei deputati. Il suo percorso è forse un esempio degno di ammirazione per molti giovani che, vedendola così giovane, la considerano un modello. Potrebbe condividere con noi il ricordo del suo ingresso a Montecitorio? E quale responsabilità rappresenta per lei sedere sugli scranni della Camera?

Il giorno in cui ho varcato l’ingresso di Montecitorio ho pensato a quando ero ragazzina, alla mia passione politica nelle associazioni studentesche. Le mie sensazioni erano di orgoglio, paura e stupore, che solo le grandi responsabilità sanno provocarti. Di sicuro rimarrò fedele ai valori e alle passioni di quella ragazzina e farò di tutto per lavorare nell’interesse del Paese e non deludere nessuno di quanti mi hanno dato fiducia. E così con calma, giorno dopo giorno, ho capito che devo solo continuare a portare avanti le mie battaglie con rigore e determinazione.

L’arrivo a Montecitorio e subito l’incarico di presidente della Commissione Antimafia. Delle critiche per la foto con Luigi Ciavardini si è già detto di tutto, ci spiega che cosa l’ha amareggiata di più di questa vicenda?

Le rispondo con parole del dottor Giovanni Falcone: credo che ognuno di noi debba essere giudicato per quello che ha fatto. Contano le azioni, non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili. I fatti parlano del mio impegno politico di questi anni: lo svelamento dello scandalo delle mascherine nella Regione Lazio, le denunce su Concorsopoli, sprechi, malversazioni. Le battaglie ambientaliste. Ecco, questa è la testimonianza della mia vita politica.

Che cosa vuole fare da presidente della Commissione Antimafia?

Credo in quello che faccio, e soprattutto non mi faccio condizionare da fattori esterni. La Commissione Antimafia è per me il luogo d’incontro tra verità e giustizia. E la mia presidenza seguirà questa strada senza paure ed esitazioni, perché credo che non ci sia nulla di più alto per servire la Patria. Io non credo che l’Antimafia sia una questione che vada trattata solo in sede giudiziaria. Il 2 giugno compio 37 anni e forse il mio ruolo potrà essere anche quello di parlare a quelle generazioni che rischiano di vedere la mafia come una cosa lontana nel tempo. La mafia ha cambiato volto e va detto a gran voce che esiste ancora e va combattuta tutti i giorni.

Per lei la politica è passione, parla di valori come giustizia e verità. Che cosa si sente di consigliare ai ragazzi che intendono intraprendere un percorso di impegno politico?

I giovani di oggi, anche rispetto alla mia generazione, crescono molto più velocemente. Il rischio di vivere in una società sempre più connessa è quello di sottovalutare alcuni aspetti fondamentali della crescita e della formazione. La mia esperienza è la dimostrazione plastica che l’impegno, la passione e la curiosità per la politica sono fondamentali per acquisire le esperienze che ti fanno crescere e vivere nel mondo reale. Non ci sono consigli da dare, ma solo grandi sogni da inseguire.

 

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