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Avatar gemelli e Ai per salvare il Metaverso, le idee che arrivano dal Tech World negli Usa

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Negli ultimi anni il grande dimenticatoio dell’innovazione tecnologica ha ospitato qualche sfortunata invenzione in più. Ora che l’hype del 2021 è lontano, sentiamo pronunciare molto meno la parola Metaverso (per non parlare di Nft). Le promesse di Meta su un nuovo Internet dove avremmo interagito in maniera immersiva sembrano lontane, nonostante l’azienda di Mark Zuckerberg non abbia rinunciato all’idea. L’impressione è che a oscurare le rivoluzioni mancate di questi anni sia stata una tecnologia che per concretezza e impatto sembra non avere paragoni: l’AI generativa, alla quale nessuno sembra poter negare la definizione di vera “rivoluzione tecnologica”. Eppure, potrebbe essere la stessa AI a tenere in vita il Metaverso.

Ci crede sicuramente Lenovo: la multinazionale ha dedicato alla realtà virtuale diversi stand del suo Tech World, la conferenza annuale dell’azienda che quest’anno si è tenuta ad Austin, in Texas. Una ‘fiera’ tecnologica (nella foto in evidenza uno dei progetti esposti, Chronos, per la creazione di avatar virtuali in tempo reale) in cui indiscussa protagonista è stata l’intelligenza artificiale. Tra le sue potenzialità, c’è anche quella di dare nuova forza a quel vasto numero di applicazioni che normalmente ricadono sotto l’etichetta ‘Metaverso’.

Metaverso, se la fine dell’hype è un bene

Per un player come Lenovo virtual reality e augmented reality non hanno mai smesso di crescere, nonostante l’hype degli anni scorsi sia ben lontano. In realtà il fatto che il picco dell’entusiasmo sul Metaverso sia già passato è una buona cosa, ha spiegato a Fortune Italia Art Hu, il Global Chief Information Officer di Lenovo presente ad Austin per il Tech World. “Permette alle persone di lavorare in maniera più concreta”.

Il business su realtà aumentata e virtuale di Lenovo (il dispositivo di punta è il ThinkReality VRX headset, utilizzato anche per la partnership con F1) è cresciuto del 200% lo scorso anno, secondo quanto riferisce il Gm di AR e VR di Lenovo, Vishal Shah. Ci si aspetta un’altra crescita del 200% nel 2023.

Metaverso, l’impatto dell’AI

Ora, con l’avvento dell’Ai generativa inaugurato da ChatGpt e dei suoi concorrenti, l’auspicio e che si possa accelerare ancora di più. Per Jason McGuigan, Head of Commercial VR della multinazionale, il percorso della realtà virtuale finora “ha avuto alti e bassi, ma ci sono ancora molte aspettative su cosa possa fare il Metaverso. È vero, quest’anno parliamo solo di Gen AI, lo scorso anno di Metaverso. Ma l’AI sta rendendo questo momento storico veramente significativo. Questa tecnologia cambierà come lavoriamo e interagiamo, ci sono milioni di modi per utilizzare questi strumenti”.

Una crisi d’identità

Il problema del Metaverso sembra legato alla ‘crisi di identità’ che l’ha sempre contraddistinto. Una definizione chiara è sempre sfuggita al grande pubblico: per l’Osservatorio sulla realtà aumentata del Polimi, ancora oggi non esiste un vero Metaverso, definito come “un ecosistema immersivo composto da mondi virtuali interconnessi tra loro” in cui le persone possono accedere anche tramite dispositivi immersivi. Esistono dei mondi virtuali: più di 200 i progetti solo in Italia. A guidare questi singoli mondi sono spesso le imprese, che li utilizzano per il rapporto con i loro clienti e per i loro processi aziendali interni.

Ora, l’arrivo dell’Ai generativa potrebbe rendere quei mondi ancora più convenienti per le aziende, tagliandone i costi e velocizzandone l’implementazione.

Il Metaverso per addestrare i dipendenti

L’aspetto dell’intelligenza artificiale che più si lega al destino del Metaverso è la facilità con cui si possono generare nuovi contenuti. “Questo boom di contenuti potrebbe portare la gente a voler tornare a esplorare il Metaverso”, dice Art Hu.

Art Hu, Lenovo
Art Hu, il Global Chief Information Officer di Lenovo

Sembra ancora più probabile che questa esplosione di contenuti avrà un impatto per le aziende, tra i principali destinatari degli sforzi virtuali di Lenovo. “Le aziende Fortune 500 possono voler assumere centinaia di persone ogni mese, e per farlo hai bisogno di tanto impegno su training e formazione, e stiamo vedendo che per questo scopo la virtual reality viene molto usata: è più efficiente e veloce per formazione dei lavoratori e loro produttività”, dice McGuigan.

Training per tutti

Ma ogni azienda deve avere il suo training personalizzato, ogni settore la sua simulazione. Proprio la Gen AI sta facilitando il processo, soprattutto se si guarda la creazione di contenuti per il training, che così diventano meno costosi e più veloci da implementare.

Da anni “mettiamo i piloti nei simulatori prima che volino davvero”, spiega il manager. Perché non permettere a un operaio di utilizzare un simulatore per montacarichi? Tra le ultime applicazioni sviluppate per il training del personale, McGuigan racconta quella in cui è stata costruita una simulazione per l’addestramento degli addetti di un negozio. “Metti il visore e sei nello spazio di training virtuale”, racconta. “Vieni contattato da un cliente scontento e simuli l’interazione, interagendo esattamente come faresti nella realtà”. Alla fine della simulazione, il sistema ti dà un feedback su come ti sei comportato e dove puoi migliorare.

Ma quanto ci vuole a sviluppare questi ‘mondi’ per le aziende? Se una volta per creare esperienze immersive dove addestrare i lavoratori “servivano 6 mesi, ora servono solo settimane o giorni”, dice McGuigan.

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Avatar più autonomi

I large language models hanno vantaggi evidenti per lo sviluppo della realtà virtuale, dalla scrittura di nuovi contenuti al codice informatico, “dove il boost sarà enorme, l’output sarà 10 volte maggiore rispetto a prima”, dice McGuigan. Migliora anche la verifica dei contenuti e la creazione di avatar. Quelli sviluppati per il training, spiega il manager, prima richiedevano uno script preciso e il lavoro dei programmatori. Con la Generative AI gli avatar sono invece più autonomi, la conversazione con i dipendenti da addestrare va in direzioni diverse in maniera più fluida, senza necessariamente seguire uno script prestabilito.

Altro impatto è naturalmente sulla parte di design, con gli strumenti di generazione di immagini che influenzeranno anche per il ‘world building’, cioè la costruzione di mondi per la realtà virtuale: invece di avere un team di designer, una sola AI è già in graio di creare infiniti mondi personalizzati.

Non va dimenticato che i nuovi software di Ai generativa possono creare immagini 3D direttamente da immagini bidimensionali, sottolinea Scott Tease, Vice president con delega all’High-Performance Computing e all’AI di Lenovo. “L’AI generativa sta fornendo i dati che mancavano” per arrivare ai mondi 3D, dice il manager, così come sta dando nuova vita agli avatar che li animeranno.

Un Metaverso personalizzato

Personalizzazione e naturalmente la parola chiave per il Metaverso potenziato dall’intelligenza artificiale immaginato dalle grandi compagnie del tech. Insomma, l’intelligenza artificiale può rilanciare il Metaverso?

Lo stesso Zuckerberg ci spera; a settembre ha accompagnato il suo nuovo set per la realtà virtuale Quest 3 e gli smart glass firmati Ray-Ban (in collaborazione con EssilorLuxottica) insieme a nuovi strumenti di intelligenza artificiale che aiutino ad utilizzare questi prodotti dedicati al Metaverso. Proprio gli occhiali creati con EssilorLuxottica integrano strumenti AI per la realtà aumentata. Intanto, Meta lavora a degli assistenti digitali che ancora non sono stati rilasciati al mercato, ma che spera possano un giorno interagire con un Metaverso ancora tutto da costruire, per quanto l’unità Reality Labs costi già miliardi al gruppo di Zuckerberg.

Che sia proprio l’AI l’unica tecnologia in grado di salvare il Metaverso?

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