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Fabrizio Palermo (Acea), occorre investire nel settore idrico, un motore di sviluppo del Paese VIDEO

Fabrizio Palermo è amministratore delegato e direttore generale di Acea, primo operatore idrico in Italia. La filiera dell’acqua vale 320 mld di euro nel nostro Paese, un quinto del prodotto interno lordo. È imperativo però ammodernare infrastrutture troppo vecchie spesso definite ‘colabrodo’

Nel cuore di Roma, tra antiche vestigia, strade lastricate, capolavori dell’arte rinascimentale e angoli nascosti scorre un elemento eterno, vitale: l’acqua.

La Capitale è, senza alcun dubbio, la città dell’acqua: con i suoi suggestivi acquedotti, le maestose fontane e i celebri nasoni – circa 2.500 – che diventano un’oasi di sollievo per residenti e visitatori durante le calure estive.

Per gestire questo bene prezioso, oltre cent’anni fa, nel 1909, nacque il più grande operatore idrico nazionale: Acea, ovvero ‘Azienda comunale energia e ambiente’. Nel corso del tempo l’azienda è cresciuta, è diventata un Gruppo e oggi è una delle più importanti e influenti multiutility d’Italia.

Acea serve più di 9 milioni di abitanti tra Lazio (grazie alla gestione del servizio idrico integrato a Roma e Frosinone), Toscana, Umbria, Campania e Molise; macina ricavi per oltre 5 mld (per la precisione 5.138 mln di euro), con un incremento percentuale del 29% su base annua.

Concetti come ‘One Health’, la connessione tra la salute dell’uomo, degli animali e della terra, sono ormai patrimonio comune. Ma è importante non tralasciare il ‘One Water’, definito negli obiettivi di sviluppo sostenibile da parte delle Nazioni unite come accesso universale all’acqua e ai servizi igienici.

L’acqua è sempre stata uno dei motori di sviluppo per il nostro Paese. E lo è ancora oggi poiché abilita 320 mld di valore aggiunto che interessano il 18% del Pil e il 20% degli occupati italiani. “Un enorme risultato per cui occorre continuare a lavorare”, ci spiega Fabrizio Palermo, amministratore delegato e direttore generale di Acea.

Dottor Palermo, lei è alla testa di Acea, il primo operatore idrico nazionale: quali sono le sue prospettive per il settore idrico?

L’acqua è una risorsa preziosa, in tutti i sensi. Il tema però oggi è molto complesso. Veniamo da anni in cui si è investito poco nell’infrastruttura idrica. Parliamo di un’infrastruttura di trasporto, di depurazione, di gestione della risorsa, che vede un’architettura anzitutto molto locale. Non esiste una rete nazionale, sono tutte reti parcellizzate che hanno temi diversi di investimento. L’infrastruttura inoltre è molto vecchia: oltre il 60% di questa ha più di 30 anni e un altro 25% ha più di 50 anni. Per cui diventa imperativo fare investimenti e forse cercare di sanare certe criticità adesso è più facile che in passato. Le tecnologie, la gestione dei dati, l’intelligenza artificiale, la sensoristica. Sono tutti strumenti che possono agevolarci nel gestire e ottimizzare gli investimenti.

A proposito di investimenti. Il Pnrr mette a disposizione oltre 4 mld per il settore idrico. Sono fondi sufficienti?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza colma soltanto una parte di questo ritardo. I 4 mld non riescono ancora a coprire il gap di investimenti. Noi stiamo cercando di recuperare e stiamo lanciando uno dei più grossi investimenti sull’idrico, per realizzare l’attesa seconda linea sulla rete del Peschiera. Un intervento che costerà 1,2 mld per rivitalizzare l’acquedotto e mettere la Capitale al sicuro dal rischio siccità. Anche il Governo sta facendo molto e si sta impegnando per definire un piano di investimenti. Ma è chiaro che bisogna capire prima di tutto come finanziarlo. Le tariffe in Italia sono al di sotto della media europea. L’acqua ci costa la metà che in Francia e un terzo di quanto spendono in Germania. C’è certamente spazio per investire e soprattutto per favorire la digitalizzazione di queste reti.

La grave crisi della siccità, che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni (basti pensare alle impressionanti immagini del fiume Po prosciugato), ha portato il Governo a nominare un commissario straordinario incaricato di affrontare la situazione idrica nel suo complesso. Cosa pensa riguardo alla capacità di questa figura di contribuire effettivamente alla risoluzione dei problemi del settore e alla promozione di una visione nazionale integrata?

Credo che la scelta di nominare un commissario straordinario possa essere un punto importante di svolta, perché già la consapevolezza di attribuire poteri a un soggetto testimonia l’attenzione che ha avuto il Governo sul tema. Il commissario può essere un catalizzatore di tante decisioni e di una pianificazione seria per investire a livello nazionale sulla risorsa. Quello che occorre è proprio una visione nazionale. Visione che prima, molti anni fa, c’è stata e ha portato a grandi investimenti sull’idrico che ci hanno consentito, per esempio, di avere un rubinetto a casa nostra da cui scorre l’acqua. Una cosa che ora ci sembra scontata ma non lo è.

L’accordo di collaborazione tra Acea con Acquedotto Pugliese è un passo importante. Ritiene che possa portare a una maggiore integrazione nel futuro? Quali sono i vantaggi di queste collaborazioni industriali?

I problemi che affrontano gli operatori sul territorio nazionale sono spesso simili. Collaborare può essere un modo per trovare soluzioni comuni, che siano replicabili, scalabili, nell’ottica di ridurre i costi per poi implementarle. Siamo fautori di una collaborazione più ampia possibile con tutti gli attori dell’idrico. Solo così è possibile creare soluzioni che integrino anche le informazioni: viviamo nell’era dei dati e far parlare i dati è fondamentale per trovare soluzioni sempre più efficaci.

Sempre di più l’ambiente – e quindi l’acqua – sono al centro del dibattito e delle politiche globali. Cosa fa Acea per promuovere e sensibilizzare concretamente su un tema tanto importante correlato al benessere di tutti ma soprattutto a quello delle generazioni future? Quali iniziative mette in campo?

Partiamo da un presupposto: la sostenibilità è nel Dna della nostra azienda. Operiamo infrastrutture che per definizione devono essere sostenibili. Questo riguarda l’acqua attraverso temi come la depurazione, ma non solo. All’inizio accennavamo all’incidenza dell’acqua sul Pil italiano, c’è però anche un altro pezzo importante di Pil che è condizionato dall’acqua indirettamente, cioè quella dell’economia del mare.
I problemi dell’inquinamento marittimo nascono a terra da una mancanza di depuratori. Il tema delle microplastiche deriva dalla plastica che dai fiumi viene riversata nei mari. Ecco che allora gestire la depurazione in modo adeguato significa incidere positivamente sull’inquinamento del mare. Sono tutti temi di sostenibilità su cui, come Acea, siamo impegnati, per non parlare della gestione del ciclo dei rifiuti su cui siamo attivi sulla città di Roma anche col nuovo progetto del termovalorizzatore. I Cda di Acea e di Acea Ambiente hanno da poco approvato la proposta rimodulata del progetto Wte (Waste to energy). Le iniziative ci sono, soprattutto per aumentare il livello di consapevolezza di tutti. Sì: la risorsa è pubblica. Per dirla rozzamente: l’acqua è gratis. Tuttavia, bisogna capire che c’è un’infrastruttura di trasporto su cui si deve investire proprio per far sì che l’acqua rimanga fruibile e disponibile per chiunque.

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