Habemus data: capire chi sarà il nuovo Papa leggendo le reti organizzative

indovinare il nuovo papa leggendo le reti organizzative.

Come l’AI Network Innovation Lab di SDA Bocconi School of Management è riuscito a stimare l’elezione a Papa del cardinale Robert Prevost attraverso i dati.

Nei giorni successivi al Conclave hanno trovato spazio sui mezzi di comunicazione di massa diverse speculazioni, alcune delle quali piuttosto originali, sulle ragioni che avrebbero portato all’elezione del cardinale Prevost come Papa. Ma grande eco ha avuto anche una nostra previsione, i cui modelli avevano indicato il cardinale Robert Prevost come uno dei candidati più plausibili.

La scelta del nuovo papa avviene all’interno di un’organizzazione estremamente complessa; anche se il processo resta permeato da un’atmosfera di sacralità, la scienza può contribuire a illuminarne almeno alcuni aspetti.

Il nostro modello si basava sull’applicazione all’organizzazione della Chiesa cattolica della network analysis, o analisi delle reti, che in genere utilizziamo nello studio delle organizzazioni aziendali. Al Network Innovation Lab (NI Lab), un laboratorio di ricerca di SDA Bocconi School of Management nato dalla collaborazione con STMicroelectronics, utilizziamo questa metodologia per studiare, tra l’altro, perché, anche a parità di investimento, alcune organizzazioni sono più innovative di altre.

Noi crediamo che una parte rilevante della risposta dipenda dalla conformazione delle reti intra e inter-aziendali. L’innovazione è il prodotto complesso di due componenti: la rete che si crea informalmente tra le persone e quella formale, dettata dai processi e dalle strutture definite dall’azienda.

La network analysis ci permette di osservare in modo analitico queste reti e capire quanto la loro conformazione influenzi i processi di innovazione.

Accanto a una metodologia rigorosa, un diagramma di rete rimane, però, indecifrabile se non viene interpretato con una teoria consolidata.

Per esempio, ritornando al Conclave, noi sappiamo da una lunga tradizione di studi che più un individuo è connesso, ascoltato e centrale nel flusso informativo, più è posizionato in modo strategico nella rete, più probabile che la sua figura possa diventare aggregante.

Attraverso fonti informative molto accurate abbiamo potuto ricostruire i co-incarichi ufficiali (curie, dicasteri, commissioni, consigli, accademie) tra i membri del Collegio cardinalizio.

Da questi dati è stato possibile ricostruire le collaborazioni tra i cardinali (chi lavora con chi). In aggiunta abbiamo anche ricostruito le linee di consacrazione episcopale: ogni cardinale è stato ordinato da cardinali più anziani e può averne ordinati di più giovani, e queste ‘genealogie spirituali’ costruiscono legami forti di fedeltà e riconoscimento.

Una volta disegnate le connessioni tra tutti i cardinali del Conclave, la teoria ci è di nuovo venuta in aiuto per definire tre criteri (e tre ‘misure’) in grado di definire la preminenza (e, in certo senso, la ‘papabilità’) di un cardinale.

Lo status di ogni cardinale cresce con il numero di cardinali connessi e con la loro influenza. Il controllo informativo identifica chi funge da snodo tra gruppi diversi. La capacità di formare coalizioni dipende dal fatto di appartenere a un gruppo coeso (su base geografica, per esempio), oltre che dall’influenza e controllo informativo individuali. Abbiamo poi corretto tutti i valori in base alla distanza dall’età media dei papi al momento dell’elezione dal 1800 a oggi.

Il fatto che Robert Prevost fosse in cima alla graduatoria per status e che questa fosse la prima delle tre graduatorie ha fatto interpretare la nostra analisi come una profezia che si è avverata, ma la sua finalità era un’altra: dimostrare che una robusta metodologia e una buona teoria possono aiutare a capire meglio il comportamento umano nei contesti in cui le persone non operano ‘in solitudine’ ma all’interno di un sistema relazionale complesso.

Abbiamo cercato di confermare, pure in un contesto di sacralità e mistero, la forza delle relazioni. Questa metodologia ha un potenziale straordinario se applicata ai contesti aziendali: per esempio, può aiutarci a comprendere meglio come emerge la leadership, a individuare la distribuzione del potere attraverso l’analisi dei flussi informativi informali, e a cogliere in che modo la struttura delle relazioni tra membri di organi decisionali, come i consigli di amministrazione, possa influenzare le decisioni strategiche più rilevanti.

Giuseppe Soda: Past Dean di SDA Bocconi School of Management, è co-direttore del Network Innovation Lab di SDA Bocconi e Professore Ordinario di Organization Theory & Social Network Analysis presso l’Università Bocconi.

Alessandro Iorio: membro del Network Innovation Lab di SDA Bocconi School of Management , è Assistant Professor del Dipartimento di Management e Tecnologia dell’Università Bocconi.

Leonardo Rizzo: membro del Network Innovation Lab di SDA Bocconi School of Management, è Academic Fellow del Dipartimento di Scienze delle Decisioni dell’Università Bocconi.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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