Basta veggie burger: se dite “hamburger”, parlate di carne. Stessa cosa per “bistecca”, “salsiccia” o “polpetta”. Sono tutte espressioni che devono essere riservate ai prodotti che contengono “parti commestibili di animali”.
La decisione è contenuta nella posizione negoziale adottata oggi dal Parlamento europeo (con 532 voti favorevoli, 78 contrari e 25 astenuti) che contiene le modifiche proposte dagli europarlamentari alla normativa vigente della Politica agricola comune (Cap).
L’emendamento della mozione che riguarda la ‘definizione’ di carne però ha provocato più spaccature: è passato con 355 sì, 247 no e 30 astensioni.
Particolarmente divisi gli italiani: hanno sostenuto tutti (tranne un astenuto) la mozione definitiva, ma sulla carne molti si sono espressi contro, tra cui tutti i deputati M5s e diversi membri del Pd.
Le conseguenze dal 2028
In questo modo gli eurodeputati introducono una nuova definizione di carne come “parti commestibili di animali”. I negoziati con gli Stati membri sulla forma finale della legge inizieranno martedì prossimo.
Dal 2028, quando terminerà l’iter normativo europeo (adesso si passa ai triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione) non si potrà più mettere in etichetta “burger veg” o “hamburger di soia”, o anche “polpette di ceci”. Sono solo tre delle 28 espressioni vietate.
La decisione è importante per diversi motivi: cambia radicalmente quanto proposto dalla Commissione europea, che protegge termini come manzo e pollo ma non appunto i termini meno puntuali come bistecca o polpetta. Inoltre, avrà impatto su un mercato che solo in Italia vale centinaia di milioni di euro.
L’impatto economico
Secondo i dati raccolti da YouGov Shopper, citati dall’azienda goriziana Biolab, specializzata proprio nei prodotti vegetali, “nel 2024 oltre 15 milioni di famiglie hanno acquistato prodotti plant-based”. Il settore è in fase di crescita, e in alcuni casi di consolidamento: la stessa Biolab ha annunciato proprio oggi, 8 ottobre, l’acquisizione di una partecipazione del 53% da parte di FVS Sgr, società controllata dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo.
Secondo la società d’analisi Circana il mercato al dettaglio italiano di cinque categorie di alimenti (carne, latte e bevande, formaggio, yogurt e panna) a base vegetale è stato valutato 639 milioni di euro nel 2024.
Gli altri contenuti della mozione
“Vogliamo assicurarci che gli agricoltori abbiano un contratto con il loro primo acquirente. Dobbiamo porre fine a rapporti commerciali precari e disequilibrati. Serve garantire una remunerazione equa a chi ci nutre, tenendo conto dei costi di produzione”, ha detto la relatrice francese Céline Imart (Ppe) durante il dibattito in plenaria.
Le altre proposte del Parlamento prevedono che gli Stati membri possano esentare determinati settori, su richiesta di un’organizzazione rappresentativa del settore, dall’obbligo di consegnare prodotti agricoli nell’Unione sotto un contratto scritto. Per gli eurodeputati andrebbe anche abbassata a 4.000 euro la soglia di valore al di sotto della quale l’esenzione è possibile, una netta riduzione rispetto ai 10.000 proposti dalla Commissione.
Inoltre, “per evitare una concorrenza non necessaria tra modelli produttivi, i deputati si oppongono alla creazione di organizzazioni di produttori biologici”.
Stretta sui termini “filiera corta”, “giusto” ed “equo”
Gli europarlamentari chiedono anche maggiore chiarezza sull’uso dei termini “giusto”, “equo” o equivalenti per i prodotti agricoli, proponendo che criteri per consentirne l’inserimento in etichetta includano il contributo dei prodotti allo sviluppo delle comunità rurali e alla promozione delle organizzazioni di agricoltori. “Si chiede inoltre che l’espressione ‘filiera corta’ sulle etichette o nella pubblicità sia riservata ai prodotti realizzati nell’Ue con un numero limitato di intermediari tra agricoltore e consumatore finale, scambiati su brevi distanze o in tempi ridotti”, spiega il comunicato.
Per quanto riguarda gli antiparassitari, la posizione del Parlamento europeo è che gli alimenti e i mangimi di origine vegetale o animale possono essere importati da Paesi terzi solo se i livelli di residui di antiparassitari sono inferiori ai limiti massimi consentiti per i prodotti dell’Ue. L’Eurocamera chiede anche che i governi Ue assicurino che i contratti di fornitura aggiudicati nell’ambito degli appalti pubblici riguardino prodotti agricoli e alimentari di origine Ue, con particolare attenzione a quelli locali e stagionali, dando priorità ai prodotti recanti indicazioni geografiche dell’Ue.

