Il patrimonio di Bernard Arnault è cresciuto di 19 mld in una sola notte

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I miliardari più ricchi del mondo hanno vissuto guadagni e perdite straordinarie nel corso di quest’anno: da Larry Ellison di Oracle, che per un breve periodo ha spodestato Elon Musk dal primo posto prima di perdere rapidamente 34 miliardi di dollari, a Bill Gates, sceso in classifica dopo che le sue donazioni filantropiche hanno ridotto il suo patrimonio netto di 51 miliardi. Ora, dopo mesi di turbolenze, Bernard Arnault di Lvmh è l’ultimo imprenditore a scalare il Bloomberg Billionaires Index, grazie all’ottimo rapporto sugli utili della sua azienda.

Tra il 14 e il 15 ottobre, il patrimonio netto di Arnault è balzato da 173 a 192 miliardi di dollari: un guadagno impressionante di 19 miliardi in una sola notte.

Questo incremento ha portato Arnault dall’ottavo al settimo posto nella classifica mondiale dei più ricchi, superando l’ex CEO di Microsoft Steve Ballmer, la cui fortuna è stimata intorno ai 176 miliardi. Un risultato accolto con sollievo, dopo che la ricchezza del patron di Lvmh aveva oscillato pesantemente nel corso del 2025, con perdite significative registrate a partire da marzo.

Le montagne russe del patrimonio di Arnault

Le oscillazioni del mercato del lusso hanno spinto Arnault in alto e in basso nella lista dei miliardari. In qualità di leader di Lvmh, con una quota del 48% dell’azienda, la sua fortuna dipende in gran parte dal comportamento dei consumatori verso prodotti come le borse Louis Vuitton, gli orologi TAG Heuer e lo champagne Dom Pérignon. Tuttavia, l’attuale picco di 192 miliardi è ancora lontano dal massimo di 209 miliardi raggiunto a gennaio.

All’inizio del 2025, Lvmh presentava prospettive ottimistiche: nonostante un “contesto economico sfavorevole”, l’azienda aveva registrato nel 2024 ricavi per 84,7 miliardi di euro (98,8 miliardi di dollari) e profitti per 19,6 miliardi di euro (22,9 miliardi di dollari), con forti crescite in Asia, Stati Uniti ed Europa.

Ma nei mesi successivi la fortuna del magnate è crollata: a 148 miliardi di dollari in aprile e 146 miliardi in giugno. Dalla vetta di gennaio aveva perso 63 miliardi in soli sei mesi, prima che la curva tornasse lentamente a salire, complice un mercato del lusso instabile a causa dei dazi e dei mutamenti nelle preferenze dei consumatori.

Ora però la tendenza sembra essersi invertita, almeno per il momento. Per la prima volta dopo mesi, la sua ricchezza ha registrato un forte aumento: martedì scorso, il gruppo ha annunciato un incremento dell’1% dei ricavi nel terzo trimestre, raggiungendo 18,3 miliardi di euro (21,2 miliardi di dollari). È stato il primo periodo di crescita dall’inizio dell’anno fiscale. Le azioni di Lvmh sono balzate del 12%, la seconda più grande crescita giornaliera nella storia quasi quarantennale del colosso del lusso.

2025: un anno difficile per i colossi della moda di lusso

Nonostante il recente slancio, sarà difficile per Arnault tornare ai 209 miliardi del picco di gennaio. Secondo le previsioni, il settore del lusso attraverserà un rallentamento triennale.

Sempre più consumatori si stanno allontanando dai beni di lusso, scoraggiati da una creatività stagnante, costi di vita in aumento e qualità percepita in calo. Gli acquirenti esitano prima di spendere cifre elevate per articoli firmati, e gli analisti ritengono che questo cambio di atteggiamento possa avere effetti duraturi.

Un rapporto McKinsey pubblicato a inizio anno prevede che la crescita globale del settore del lusso rallenterà al 1–3% tra il 2024 e il 2027. Lo studio ha inoltre rilevato che, invece di acquistare scarpe Manolo Blahnik o borse Hermès, molti consumatori facoltosi preferiscono oggi esperienze legate al benessere e ai viaggi. Questo mutamento è già evidente: secondo uno studio Bain & Company del 2024, solo un terzo del settore del lusso ha registrato crescita positiva l’anno scorso.

Bain ha descritto la crisi del lusso come un problema di “equazione di valore”: i consumatori percepiscono ancora di ricevere il giusto valore in termini di esperienza, rilevanza culturale o artigianalità? Secondo Claudia D’Arpizio, autrice dello studio, i grandi marchi hanno cercato di compensare puntando su nuovi segmenti come streetwear, sneaker e cosmetica, categorie più accessibili ai giovani e a chi ha una spesa discrezionale ridotta.

Ma la strategia potrebbe aver prodotto l’effetto opposto. D’Arpizio ha spiegato a Fortune che le aziende hanno “iper-corretto” il problema, affidandosi troppo al potere del logo o all’esperienza d’acquisto, sacrificando l’innovazione. Il risultato è che molti consumatori si chiedono oggi se valga davvero la pena pagare così tanto per un prodotto di lusso.

L’articolo originale è su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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