Mercoledì 19 novembre Nvidia presenta al mondo i suoi ultimi risultati trimestrali, in quello che è diventato uno degli appuntamenti più attesi a Wall Street. E il colosso capitanato da Jensen Huang è chiamato a ricordare a tutti chi comanda, dopo aver subito qualche brutto colpo nell’ultimo periodo.
L’ultimo: Peter Thiel, uno degli uomini più potenti del tech americano, venture capitalist miliardario e presidente di Palantir, ha deciso di disinvestire da Nvidia. Anzi, come ha fatto Softbank pochi giorni fa, ha venduto tutte le sue partecipazioni.
Il fondo Thiel Macro Llc ha venduto 537.742 azioni targate Nvidia, per un controvalore di circa 100 mln di dollari. Softbank aveva fatto la stessa cosa (per 5,8 mld di dollari) per avere la liquidità necessaria per le sue scommesse sull’AI: su tutte quella su OpenAI, alla quale solo quest’anno la banca guidata da Masayoshi Son ha dedicato una trentina di miliardi di dollari.
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Al momento il fondo di Thiel mantiene le sue posizioni su Apple, Microsoft e una partecipazione ridotta in Tesla, ma anche Substrate e le startup Mercor e Cognition AI.
Forse il leggendario investitore Michael Burry è stato ancora più radicale, come lo fu scommettendo contro il mercato immobiliare americano nel 2008. Burry ha detto che i profitti dell’era AI si fondano su “una delle frodi più comuni dell’era moderna”: l’allungamento artificioso delle tempistiche di ammortamento, cioè della stessa vita utile della tecnologia alla base dell’AI, come i semiconduttori.
Prima ancora Burry aveva ‘de-registrato’ la sua società d’investimento, la Scion Asset Management, dopo aver scommesso contro due gioielli tecnologici come Palantir e la stessa Nvidia.
Eppure, Nvidia può ancora puntare tutti dall’alto, tanto in alto che secondo molti se qualcuno sarà in grado di sopravvivere al vero scoppio di una bolla dell’intelligenza artificiale, sarà proprio la società fondata da Huang, che recentemente ha superato i 5.000 mld di dollari di valutazione e che ora punta ad almeno 54 mld di ricavi trimestrali, la metà in più rispetto a un anno prima.
Amd, principale rivale di Nvidia, ha riportato a inizio mese entrate da neanche 10 mld, con un aumento siderale (+36%) che però non intacca minimamente il primato di Nvidia, che registrava le stesse cifre dell’azienda di Lisa Su nel 2023 e che ha detto di avere già 500 mld di dollari in ordini programmati per i suoi chip Blackwell e Rubin.
La trimestrale sarà l’occasione per capire quanto la Cina (con una quota di mercato scesa dal 95 allo 0% dopo le decisioni del Governo) stia pesando sui conti e sul futuro di Nvidia, ma anche per mostrare lo stato di salute dei data center mondiali: per il terzo trimestre gli analisti attendono ricavi da 49,5 miliardi, quasi il 90% del fatturato totale e un +20% trimestre su trimestre. “Il grande interrogativo è se questo ritmo sia davvero sostenibile oppure se gli hyperscaler stiano iniziando una fase di “digestione” dell’enorme capacità GPU già installata”, dice Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. “La trimestrale del 19 novembre non dirà solo come sta andando Nvidia, ma come sta andando l’intero ciclo di investimento globale nell’intelligenza artificiale. In un contesto in cui molti studi continuano a segnalare un ritardo tra spesa e ritorni economici dell’AI, i numeri e il tono del management avranno un impatto immediato su valutazioni, aspettative e posizionamento degli investitori. Nvidia non è più un semplice produttore di GPU: è diventata l’indicatore anticipato della fiducia nelle tecnologie che potrebbero plasmare l’economia dei prossimi dieci anni. Per questo il 19 novembre sarà più di una trimestrale. Sarà un referendum sull’intera narrativa super-ottimistica sul mondo dell’intelligenza artificiale”.

