Il tech europeo vale 4.000 mld di dollari. Italia appesa ai suoi unicorni

Gli investimenti in tecnologia in Italia calano del 40% in un anno: da 1,3 miliardi dell’anno scorso si passa a 758 milioni, ma il nostro Paese ha un unicorno in più e un fresco ‘decacorno’ (oltre 10 mld di valutazione), Bending Spoons, le cui ultime imprese non sono ancora state conteggiate dal nuovo rapporto del fondo di investimento Atomico sullo stato della tecnologia in Europa.

In Italia crescono le sensazioni positive sull’ecosistema di innovazione europeo (da parte degli intervistati da Atomico) e cresce il numero degli unicorni: ora ne abbiamo nove. Namirial si aggiunge agli 8 dello scorso anno nel conteggio di Atomico, ovvero Bending Spoons, Domyn (l’ex iGenius), Technoprobe S.p.A., Tatatu S.p.A., Moltiply Group, ScalaPay, Satispay e Kong.

I numeri europei

Secondo il report il settore tecnologico europeo vale 4.000 mld di dollari, il 15% del PIL, ma insieme a tante luci ci sono anche diverse ombre. Il continente ha tutto per partire e competere con gli altri giganti, ma ancora non parte. I founder sempre più decidono di rimanere in Europa, che intanto attira sempre più talenti, ma secondo il 70% degli intervistati il contesto normativo europeo è troppo restrittivo.

Gli ostacoli strutturali all’innovazione rimangono, e secondo il report questo ci costa migliaia di miliardi di Pil non realizzato, mentre ci sono ormai quasi 40.000 aziende tecnologiche finanziate, rispetto alle 13.000 del 2016, e 4 milioni e mezzo di persone impiegate nel tech. L’Europa ospita l’azienda in più rapida crescita di sempre, Lovable.

Il continente ha superato i 400 unicorni, con 28 nell’ultimo anno (mai così bele dal 2022), con diverse aziende da 10 mld (tra cui Bending Spoons) e un ecosistema che è cresciuto di mille miliardi in meno di due anni. Anche la quota europea di nuovi unicorni mondiali ha raggiunto livelli record.

Cambia la geografia

Intanto, mentre l’Italia resta tendenzialmente indietro, cambiano i rapporti di potere in Europa. Londra (capitale incontrastata dell’innovazione europea) ha dominato il VC nel 2024 con otto dei primi dieci fondi. Nel 2025, le aziende francesi e tedesche si sono aggiudicate tutte le prime dieci posizioni tranne tre, a dimostrazione dello slancio che sta caratterizzando l’integrazione europea.

La lunga strada verso il trilione

Colmare queste lacune determinerà la capacità dell’Europa di definire il suo futuro secondo Tom Wehmeier, Partner e Responsabile Intelligence di Atomico, e Sarah Guemouri, Principal di Atomico, che a Fortune Italia hanno raccontato i trend nascosti dietro i numeri mostrati dal report. A entrambi abbiamo chiesto quali sono i candidati a diventare la prima azienda a un trilione di dollari in Europa, sul modello dei giganti americani. Ma nonostante il report affermi che proprio quello debba essere l’obiettivo, le incognite sono ancora troppe per capire chi ci riuscirà per prima. L’enterprise valuee maggiore in Europa è quello dell’olandese Asml (che sviluppa le macchine in grado di produrre chip) a 390 mld, ben lontana dai record Usa. Ma anche startup come Proxima Fusion puntano al trilione.

 

proxima

 

La spinta dell’AI

A spingere l’innovazione, in Europa come nelle altre regioni, è l’AI. Insieme al deep tech cattura il 36% del capitale di rischio europeo, in aumento rispetto al solo 19% del 2021.

Crescono ancora di più i finanziamenti per la tecnologia della difesa, aumentati del 55% su base annua, raggiungendo 1,6 miliardi di dollari.

Il confronto con gli Usa

Ma il ritardo sugli Stati Uniti è enorme: i piani nel 2025 prevedono investimenti per 146 miliardi di dollari contro i 14 miliardi di dollari dell’Europa. E la quota di aziende statunitensi di deep tech che raccolgono round di oltre 100 milioni di dollari supera di cinque volte quella europea. Solo il 20% delle aziende europee interagisce attivamente con le startup, contro il 50% degli Usa. L’Europa investe solo il 9% degli appalti pubblici nell’innovazione, contro il 20% degli Stati Uniti.

La consacrazione di Bending Spoons, che non si vuole fermare

Intanto soprattutto in Italia, i grandi progetti infrastrutturali sembrano escludere le startup: non ne è presente nessuna nel progetto di una Gigafactory AI capitanata da Eni e Leonardo, ad esempio, e in Italia l’unica startup ad aver raccolto cifre importanti nel settore è Domyn, che ha incassato 764 milioni di dollari, inclusi 377 milioni di dollari di finanziamenti tramite debito, per progetti di gigafactory di AI.

Restare in Europa o no?

L’intelligenza artificiale provoca la creazione di startup a una velocità senza precedenti e con l’82% dei fondatori europei che sceglie di costruire dall’Europa, per poi allargarsi in altre regioni – un fattore che viene comunque considerato fondamentale per chi prova a competere con i giganti mondiali. Viene in mente Axelera AI, azienda con base in Olanda guidata dall’italiano Fabrizio Del Maffeo che produce chip AI ed è diventata uno dei gioielli europei nel settore anche grazie ai piani in America.

In realtà, in generale più l’azienda cresce più si allontana da casa. Circa il 18% delle aziende tecnologiche in fase di seeding fondate in Europa ha sede al di fuori dei confini del continente, ma questa percentuale sale a circa il 30% nelle fasi di crescita successive, con il Series C e oltre, e i fondatori europei scelgono sempre più spesso di costruire negli Stati Uniti, fino al 18% dal 9% di dieci anni fa. Sebbene la narrazione della “fuga dei cervelli” sia chiaramente fuori luogo, un solo fondatore che lascia l’Europa è già troppo, dice il report.

Ci sono poi arretratezze ‘storiche’ che si prova a colmare: gli investimenti in VC sono aumentati del 7%, raggiungendo i 44 miliardi di dollari, e i fondi pensione europei hanno aumentato le loro allocazioni in VC del 55% nel 2024, passando da 650 milioni di dollari a 1 miliardo di dollari. Ma i fondi pensione europei sono indietro di tre volte rispetto agli Stati Uniti. Se raggiungessero i livelli di allocazione statunitensi, altri 210 miliardi di dollari potrebbero confluire nel VC nel prossimo decennio.

Però il VC europeo supera i rendimenti statunitensi su un orizzonte temporale di dieci anni e supera i mercati azionari europei di 10 punti percentuali su oltre 10 anni.

Le proposte

L’undicesimo rapporto di Atomico definisce una tabella di marcia per l’azione e un appello a mobilitarsi per dare impulso al comparto perché anche l’Europa abbia la sua prima company da mille miliardi di euro.

Tra e proposte di Atomico, c’è quella di una EU Inc’: per crescere, “l’Europa ha bisogno di un quadro aziendale paneuropeo unico che consenta ai fondatori di incorporare digitalmente, raccogliere capitali e operare senza problemi oltre confine in 48 ore”. Tra le altre proposte, c’è anche una partecipazione azionaria dei dipendenti semplice, equa e accessibile; un sistema di visti unico e accelerato che renda il trasferimento semplice e trasparente; rendere più facile per fondatori e operatori la libertà di muoversi, lavorare e costruire in Europa; uno European Capital Compact che canalizzi fondi pensione, assicurativi e sovrani per finanziare l’innovazione europea, estendendo modelli nazionali come Tibi, WIN e Mansion House in tutta Europa; un mercato europeo unico e liquido per le aziende in crescita: informativa armonizzata, liquidità condivisa e copertura condivisa degli analisti per mantenere IPO, proprietà e valore in Europa.

Poste Italiane Dic 25

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