Una storia di latte e di Puglia

puglia

L’azienda casearia Gioiella della famiglia Capurso festeggia gli ottant’anni di attività. Dalla bottega aperta nel 1946 a Gioia del Colle, in provincia di Bari, fino a un’industria di cinquecento dipendenti che danno vita a mozzarelle Dop, burrate e altri prodotti apprezzati in tutto il mondo.

Siamo a Gioia del Colle, 26mila abitanti in provincia di Bari. Nelle Murge: orizzonti infiniti, boschi di quercia e conifere, dolci colline, l’altopiano di terra rocciosa nel cuore della Puglia. Soprattutto grandi pascoli e allevamenti di mucche anzi di vacche, ci tengono a precisare qui, di razza bruna allevate lungo l’antica ‘Via del latte’ che racconta di verde, tradizioni e storie italiane. Una di queste prende il via nel 1946, quando due fratelli, Sebastiano e Francesco Capurso decidono di mettersi in affari aprendo una bottega e utilizzando una bicicletta per trasportare il latte. Quello stesso latte che negli anni diventa il tesoro di un’azienda, la Gioiella, che da Gioia del Colle oggi spedisce i suoi prodotti in giro per l’Italia e per il mondo. “La nostra è la storia di una famiglia che ha deciso di investire subito dopo la guerra e che è diventata un punto di riferimento prima nel paese e poi in tutto il territorio, anche perché negli anni ha dato lavoro a tantissima gente”, ci spiega Federica, terza generazione dei Capurso e 33enne nipote dei due fondatori.

“Mentre mio zio Francesco curava la parte commerciale e il rapporto con i fornitori, mio nonno Sebastiano si occupava della produzione e di operai, dipendenti e allevatori. Per lui erano intoccabili, come e più delle persone di famiglia. Una cosa che avverto ancora oggi, quando in azienda chi l’ha conosciuto mi racconta di quand’ero bambina e facevo gli scherzi accompagnata da mio nonno”.

Un lungo viaggio

Nel tempo l’attività di famiglia è diventata un’industria, sfruttando anche la posizione strategica del caseificio, a due passi dalla stazione ferroviaria. Col treno infatti ha commercializzato i suoi prodotti fino a Milano, portando la prima mozzarella pugliese a varcare i confini regionali tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Facendosi conoscere, da quel momento lì, in tutta Italia e non solo. E così, quest’anno che festeggia l’anniversario degli ottant’anni, nel nuovo sito produttivo inaugurato sempre a Gioia del Colle nel 2005 Gioiella lavora quotidianamente 490mila litri di latte e conta 500 dipendenti.

“Non è però cambiato il nostro latte”, riprende Federica, “che è sempre della medesima qualità e degli stessi allevamenti di otto decenni fa, che a loro volta hanno avuto i loro ricambi generazionali. Certo siamo cresciuti e siamo diventati un’industria per la quantità di materia prima che trattiamo, ma adottiamo ancora una lavorazione tradizionale ed è sbagliato credere che non lo facciamo con la stessa qualità degli artigiani di un tempo: abbiamo infatti tutte le certificazioni che lo dimostrano con in più la sicurezza di essere sottoposti a tantissimi controlli, rigidissimi come il nostro disciplinare di produzione. Ogni litro di latte viene controllato e quello non corrispondente ai nostri standard non entra neppure in caseificio”.

Tra le certificazioni quella che sicuramente riempie più d’orgoglio la famiglia Capurso c’è la Dop, ottenuta nel 2021 per la mozzarella del territorio di Gioia del Colle: “Per ottenerla la nostra famiglia s’è battuta tantissimo. Siamo dovuti andare a Bruxelles insieme a professori universitari di Bari che hanno dimostrato ad esempio delle irreplicabili condizioni climatiche, della flora e della fauna del nostro territorio che rendono questa mozzarella unica e realizzabile soltanto qui. Abbiamo dovuto anche confrontarci con il territorio della Campania, che chiaramente non voleva che al Sud ci fosse un’altra mozzarella con la Denominazione di Origine Protetta oltre alla loro di Bufala. Ma sono due prodotti molto diversi, anche perché sono differenti gli animali che danno il latte per produrla. Le Mozzarelle di Gioia del Colle Dop vengono fatte soltanto con il latte di vacca pugliese, lavorato con il siero di innesto naturale, una coltura di fermenti lattici ottenuto dalla lavorazione del giorno prima”.

Non solo mozzarella

Mozzarella ma anche nodini e treccine (“Quelle sì ancora fatti a mano”, aggiunge Federica), ricotte, formaggi affumicati, stracciatella e soprattutto la burrata, vero fiore all’occhiello pugliese e naturalmente anche del caseificio dei Capurso.

“Grazie alla burrata abbiamo avuto negli ultimi dieci anni una crescita esponenziale che ci ha spinto anche a investire tanto per adeguare la produzione alla crescente domanda, che adesso si sta un po’ normalizzando. Resta però una fuoriclasse, un prodotto caratteristico della Puglia, anche se purtroppo hanno cominciato a farlo ormai in tantissimi, sia in Italia sia perfino all’estero. Ed è un peccato perché le imitazioni oltre a fare danni economici a noi casari, guastano la reputazione di un prodotto confondendo i consumatori sul reale gusto di quella specialità. Questi alimenti andrebbero tutelati meglio dall’Italia perché soltanto noi sappiamo quali sono i costi e la fatica che dobbiamo sostenere per mantenere alto lo standard di un prodotto originale”.

Dalla Germania all’Asia

La Gioiella ha registrato nel 2025 un fatturato di 195 mln di euro per un business che riguarda non solo l’Italia ma anche il resto dell’Europa (55% totale), l’Asia e l’America.

“In Germania vanno letteralmente pazzi per la nostra burrata, che ha successo paradossalmente anche in Francia, nonostante loro abbiamo i loro formaggi d’eccellenza”, conclude Federica Capurso, che in azienda si occupa di marketing e di comunicazione.

“I nostro prodotti vanno bene anche in Spagna e Inghilterra e abbiamo una quota importante e in forte crescita in tutto il mercato asiatico, anche se la guerra purtroppo cambierà lo scenario economico. Il futuro? Io credo che la mozzarella sia un evergreen, ma come tutti i prodotti originali e buoni merita di essere valorizzato lavorando sui consumatori per renderli più consapevoli di quello che mangiano. In modo che possano premiare la qualità e fare andare avanti chi lo merita davvero”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.