Dire che l’industria automobilistica americana è stata uno dei principali motori della crescita economica degli Stati Uniti non è un’esagerazione. Dalla catena di montaggio della Ford Model T è nato un modello industriale che ha trasformato il lavoro manifatturiero. Anche infrastrutture e città si sono sviluppate attorno alla cultura dell’auto.
Oggi però il settore fatica a tenere il passo dei concorrenti globali. E il problema non riguarda solo le case automobilistiche. Se il declino dell’industria Usa dovesse diventare strutturale, potrebbero emergere conseguenze anche sul piano strategico e della sicurezza nazionale.
A lanciare l’allarme è un report pubblicato dall’Information Technology & Innovation Foundation (ITIF), think tank specializzato in politiche industriali e tecnologiche. Secondo il documento, l’automotive rappresenta una “industria abilitante”: un settore chiave che sostiene capacità produttiva, innovazione e sviluppo di tecnologie utilizzabili anche in ambito militare.
Negli ultimi anni però i costruttori americani hanno perso il ruolo di leader dell’innovazione automobilistica. La Cina è diventata il primo produttore mondiale di veicoli e domina anche l’export. Inoltre guida la corsa sulle auto elettriche e sulle batterie.
“Gli Stati Uniti devono agire subito”, ha dichiarato Stephen Ezell, coautore del report. “Il settore automotive va considerato un’industria strategica direttamente collegata al potere economico e industriale del Paese”.
Il peso degli Stati Uniti nel mercato globale dell’auto si è ridotto drasticamente. Secondo il report, la quota americana della produzione mondiale è passata dal 46% del 1965 al 14,7% attuale. Anche sul mercato interno i grandi gruppi storici come Ford, Stellantis e General Motors, hanno perso terreno: insieme controllavano il 92% del mercato Usa nel 1965, oggi si fermano al 38%.
A incidere non sono solo le nuove aziende americane come Tesla, che hanno accelerato sull’elettrico e sul software. Il vero cambio di scenario arriva dalla concorrenza estera. Nel 2024 le case automobilistiche internazionali hanno prodotto negli Stati Uniti 4,9 milioni di veicoli, superando i 4,6 milioni assemblati dai Big Three americani.
Anche le importazioni sono cresciute. Per gran parte del Novecento gli Stati Uniti producevano internamente quasi tutte le auto necessarie al mercato domestico. Poi i modelli europei e asiatici, più piccoli ed efficienti, hanno conquistato quote sempre più ampie. Tra il 1963 e il 2023 il deficit commerciale automobilistico americano ha raggiunto i 3.300 miliardi di dollari.
Il confronto più difficile resta però quello con la Cina. Sebbene la tecnologia dei veicoli elettrici sia nata negli Stati Uniti, i produttori cinesi hanno preso il comando. BYD ha superato Tesla come primo venditore mondiale di auto elettriche, pur avendo accesso quasi nullo al mercato americano.
Pechino investe inoltre molto più degli Stati Uniti nelle batterie di nuova generazione e nei sussidi all’elettrico. Tra il 2021 e il 2023 gli incentivi pubblici cinesi al settore EV hanno raggiunto 120,9 miliardi di dollari.
Secondo il report, la questione non riguarda soltanto l’economia. L’automotive fa parte di quello che gli analisti definiscono “industrial commons”: un ecosistema di competenze, ricerca, lavoratori specializzati e infrastrutture produttive che sostiene anche il comparto difesa.
Storicamente il legame è stato fortissimo. Durante la Seconda guerra mondiale General Motors fu il principale fornitore dell’esercito americano, con una produzione che includeva camion, carri armati, aerei e artiglieria. Oggi il Pentagono starebbe tornando a confrontarsi con Ford e GM per valutare la capacità dell’industria automobilistica di sostenere eventuali esigenze militari future.
Il problema, però, è che il settore appare molto più fragile rispetto al passato. Diverse aziende americane stanno rallentando gli investimenti sulle auto elettriche a causa dei costi elevati e del ridimensionamento degli incentivi voluto dall’amministrazione Trump. Molti gruppi stanno tornando a puntare su motori tradizionali e modelli ibridi.
Secondo gli autori del report, il rischio è che l’industria automobilistica americana si trasformi in una “fortezza domestica”: concentrata sulle auto a combustione vendute negli Stati Uniti mentre la Cina conquista quote crescenti del mercato globale dell’elettrico.
