Cresce l’industria italiana dell’AI: vale oltre 4 mld. Il Piemonte domina il fatturato

C’è persino una giornata dedicata ad apprezzarla. Il 15 luglio si celebra l’Artificial Intelligence Appreciation Day, una ricorrenza nata per riconoscere l’impatto che l’AI sta già avendo sulla vita quotidiana, sul lavoro e sull’economia. E mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership mondiale a colpi di modelli sempre più potenti, maxi-investimenti e infrastrutture strategiche, anche l’Europa prova a ritagliarsi un ruolo nella nuova corsa all’intelligenza artificiale. L’Italia, spesso percepita come spettatrice di questa sfida, scopre invece di avere un ecosistema che vale già 4,1 miliardi di euro e dà lavoro a quasi 23 mila persone.

La Lombardia resta la fabbrica dell’innovazione

Lo racconta l’Italian Tech Landscape 2026, lo studio realizzato da La Tech Made in Italy insieme ad Altermind, che restituisce anche una fotografia inaspettata del Paese. A livello geografico, la creazione di valore su larga scala risulta ancora strutturalmente concentrata attorno a pochi hub dominanti, con una netta scissione tra i territori che generano i maggiori volumi finanziari e quelli che registrano la più alta densità di innovazione software. Il Piemonte concentra il 55,7% del fatturato nazionale dell’AI, raccogliendo ben 2,29 miliardi di euro di ricavi, mentre la Lombardia si conferma la vera fucina tecnologica italiana, con 29 soluzioni sviluppate, il numero più alto del Paese.

Dietro si posizionano l’Emilia-Romagna con 9 soluzioni, la Campania (8), il Veneto (7) e il Lazio (6). Dal punto di vista della performance finanziaria, invece, il resto del territorio si spartisce le quote rimanenti con la Campania a 15,6 milioni di euro (0,4%), il Lazio a 12,1 milioni (0,3%), le Marche a 11,2 milioni (0,3%) e l’Emilia-Romagna a 6,7 milioni (0,2%). I volumi più ridotti si registrano in Veneto con 2 milioni di euro, in Friuli-Venezia Giulia con 1,3 milioni e in Puglia con 0,2 milioni.

Secondo Max Brigida, founder di La Tech Made in Italy, “l’intelligenza artificiale in Italia non è più una suggestione per il futuro, ma un asset industriale strutturato e in piena fase di scale-up”. Una trasformazione che, spiega, sta modificando il modello operativo delle imprese, dove il vantaggio competitivo non deriva più dalla semplice adozione dell’AI, ma dalla capacità di integrarla nei processi decisionali e produttivi.

Le sfide aperte

Lo studio evidenzia un’adozione ancora disomogenea tra le piccole e medie imprese, un ritardo nelle competenze digitali rispetto alla media europea e una difficoltà nel trasformare l’eccellenza della ricerca in piattaforme scalabili. Per consolidare la competitività italiana saranno necessari investimenti su tre direttrici: intelligenza artificiale applicata alla manifattura, sviluppo di infrastrutture e modelli AI sovrani e rafforzamento dei talenti, soprattutto nel collegamento tra PMI, università e centri di ricerca.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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