Il grande ritorno dell’AI ‘indossabile’, tra design e Difesa

L’AI indossabile è tornata. Quando a inizio anno è finita la storia di Humane, la startup che con il suo AI Pin prometteva di portarci nell’era ‘post smartphone’, sembrava che l’intero settore dell’AI ‘indossabile’ avesse subito un certo contraccolpo.

Per ora, nonostante gli sforzi e nonostante l’intelligenza artificiale generativa permetta un livello di interazione con i dispositivi senza precedenti, nessun sembra essere riuscito a trovare la ricetta che permetterà di abbandonare lo schermo di un cellulare.

Eppure, ultimamente grandi giganti industriali e startup più piccole sembrano aver raggiunto gli equilibri giusti per arrivare al successo commerciale, scegliendo attentamente tra tipo di clienti (a volte anche militari, con soluzioni che sconfinano nella ‘mixed reality’) e bilanciamento tra tecnologia e design.

L’equilibrio tra tecnologia e design

Lo stesso AI Pin aveva raccolto 230 mln di dollari ed era stato ricevuto con grande entusiasmo tra gli investitori, prima di deludere al debutto sul mercato, talmente tanto da arrivare allo smembramento della startup e alla vendita ad Hp solo un anno dopo.

Per i Ray-Ban Meta è successo l’opposto: l’unione tra l’AI di Meta e l’occhialeria Made in Europe ha creato un caso di mercato, quello degli occhiali smart, che vale già 4 punti percentuali della crescita da record del terzo trimestre 2025 registrato da EssilorLuxottica.

EssilorLuxottica ringrazia i Ray-Ban Meta per il miglior trimestre di sempre

“L’occhiale come l’abbiamo conosciuto per anni, da protesi prima ad accessorio di moda poi, si candida a diventare il dispositivo centrale nella vita delle persone, rimpiazzando gli smartphone per essere molto di più: una presenza costante nella vita di ciascuno, con la capacità di comprendere desideri, abitudini, stati d’animo e di salute di ogni singolo individuo”, ha detto di recente Francesco Milleri, l’amministratore delegato di EssilorLuxottica. Avrà ragione lui?

Sostituire lo smartphone o potenziarlo?

Chi cerca di superare gli smartphone di solito finisce per scottarsi. Lo sanno anche i creatori del Rabbit R1, che cercando di presentarsi come il promo dispositivo dedicato all’AI è finito per essere indistinguibile da una semplice app scaricabile da store, testimonianza di come il settore sia ancora alla ricerca di una ‘killer app’ che possa rendere davvero obsoleti gli schermi. Il piccolo dispositivo quadrato non ci sta riuscendo, nonostante ora abbia presentato un’interfaccia e un sistema operativo completamente rivisto.

In alcuni casi l’AI indossabile punta non a sostituire lo smartphone, ma a ‘potenziarlo’. È il caso dei recorder intelligenti di Plaud che integrano le funzioni da registratore (anche di chiamate) a un’AI in grado di elaborare i contenuti, trascrivendoli, riassumendoli e organizzandoli attraverso il modello preferito (da ChatGpt a Claude) e rendendoli navigabili (magari cercando una singola parola chiave) una volta archiviati con dispositivi che possono essere indossati (il piccolo Plaud NotePin) o attaccati allo smartphone (il Plaud Note e il Plaud Note Pro).

Vendite finora (per una startup in crescita ipersonica): un milione di dispositivi, mentre anche un gigante come Amazon sembra convinto di questo approccio ‘cauto’ all’AI wearable, e per questo ha comprato la startup Bee e i suoi braccialetti intelligenti.

Hp punta 116 mln sulla startup che voleva sostituire gli smartphone con l’AI

Nonostante l’ambizione non sia quella di sostituire lo smartphone, si punta sempre sul design: per curare il brand Plaud la startup di san Francisco ha nominato un ex Luis Vuitton, Kamel Ouadi, che a Fortune Italia dice che tentativi come l’AI Pin di Humane hanno insegnato che “le persone non vogliono un altro gadget, vogliono un’intelligenza che sia naturale, significativa e affidabile. Il mercato sta maturando da ‘AI as novelty’ a ‘AI as utility’, dove il successo dipende dalla capacità di fornire output utili. Non si tratta di sostituire l’intelligenza umana, ma di amplificarla”. Per questo “progettiamo tecnologie che si integrano perfettamente nella vita professionale e creativa delle persone”.

Secondo Ouadi il mercato europeo, e in particolare l’Italia, “è indietro di circa 18-24 mesi rispetto agli Stati Uniti in termini di familiarità con gli assistenti AI e gli strumenti intelligenti per la produttività”.

Ed è sempre guardando agli Stati Uniti che si può avere un’idea di un altro trend che sta definendo un fetta del mercato dei dispositivi AI indossabili: quello degli usi militari.

Se l’AI la indossano i soldati

Quest’anno il valore globale degli investimenti di venture capital nelle tecnologie per la Difesa ha già raggiunto i 7,7 mld di dollari, secondo i dati PitchBook: i round di finanziamento nelle tecnologie create per il mondo militare (o dual use, quindi adatte anche all’ambito civile) continuano ad aumentare, mentre la Difesa comincia a diventare parte del business anche per startup che sicuramente non sono state create con quell’obiettivo. La maggiore attenzione alle esigenze delle forze armate sembra accompagnare il successo di molte delle imprese che si stanno occupando di AI ‘wearable’.

OURA Ring, round da 900 mln

Prendiamo il caso degli ŌURA ring, sviluppati dalla startup finlandese-americana ŌURA Health, che fino al 2024 ne aveva venduti 5,5 milioni, di cui la metà proprio lo scorso anno.

Il 14 ottobre la startup ha annunciato un round da 900 mln di dollari, guidato da Fidelity, che porta la sua valutazione a circa 11 mld di dollari, più del doppio di quella raggiunta solo un anno fa.

Oura ring: il device che fa volare l’azienda finlandese

Il business di ŌURA è la salute: il suo anello smart monitora sonno, attività fisica, temperatura corporea, battito cardiaco, ed è grazie a queste caratteristiche che ha convinto investitori giganteschi. Negli scorsi mesi l’azienda ha annunciato la creazione di un sito industriale in Texas dedicato (anche) a soddisfare le esigenze del suo maggiore cliente: il Dipartimento per la Difesa statunitense, rinominato Department of War dall’amministrazione Trump.

La nuova struttura, che permetterà di rispondere meglio alle esigenze dei partner militare dell’azienda (Esercito, ma anche Marina e Aeronautica), dovrebbe essere operativa nel 2026 e “implementerà un’automazione avanzata e pratiche innovative che saranno scalate in tutte le strutture ŌURA in futuro”, dice l’azienda.

Tra le applicazioni degli anelli nel settore Difesa, Oura cita la gestione dello stress, “l’ottimizzazione della forma fisica”, la gestione del “rischio di affaticamento” per evitare di collocare personale già provato “in ruoli critici per la sicurezza” e il “rilevamento precoce delle malattie per avvisare prima che si diffondano”. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, OURA lavorerà nell’ambito della piattaforma creata dalla startup ‘militare’ più famosa di tutte: Palantir, che offre al dipartimento della Difesa Usa le sue soluzioni informatiche.

Ci sono infatti anche startup che nascono proprio per il mondo militare, anche nel caso dei dispositivi indossabili. Anduril Industries ad esempio ha presentato EagleEye, un visore (casco+visiera+occhiali) per la realtà mista pensato per essere usato sul campo dai soldati, fornendo loro informazioni in tempo reale direttamente nel visore stesso, come il tracciamento della posizione dei commilitoni e alert sulle minacce.

 

A progettarlo è stato Palmer Luckey, il creatore di Oculus, il visore su cui qualche anno fa la Meta di Mark Zuckerberg ha puntato miliardi, con la quale la stessa Anduril collabora per lo sviluppo di nuovi visori. “EagleEye è un passo consequenziale verso la realizzazione della visione di Anduril di trasformare ogni guerriero in un nodo collegato sul campo di battaglia. Consolida la pianificazione della missione, la percezione e il controllo delle risorse senza equipaggio in un sistema leggero che riduce il peso e il carico cognitivo migliorando la protezione”, si legge nella nota di lancio del prodotto. “Non vogliamo dare ai soldati un nuovo strumento: stiamo dando loro un nuovo compagno di squadra”, ha dichiarato Luckey, fondatore di Anduril. “L’idea di un partner AI incorporato nel tuo display è stata immaginata per decenni. EagleEye per la prima volta la realizza”.

Il trend dei ‘nomi pesanti’ del design AI

Quello di associare il destino di questo tipo di innovazioni a un nome pesante del design è un tema ricorrente.

A maggio OpenAI ha speso 6,4 miliardi di dollari per portare il leggendario designer di iPhone, Jony Ive, a bordo, per lavorare a un misterioso gadget.

Il cofondatore e Ceo di Brilliant Labs, concorrente orientale degli occhiali intelligenti di Meta-EssilorLuxottica, è Bobak Tavangar, ex responsabile Apple, la società che più di tutte deve ringraziare il design dei suoi prodotti per il successo che hanno, considerato che i risultati degli iPhone continuano a reggere nonostante i competitor stiano lasciando indietro la società di Cupertino sull’integrazione dell’AI e, a giudicare dai risultati del Vision Pro, anche sulla mixed reality.

La corsa ai dispositivi intelligenti indossabili interessa infatti anche ad Est: la stessa Samsung ha lanciato i suoi Galaxy Ring, mentre un altro competitor è Ultrahuman, startup indiana che è la dimostrazione di quanto sia accesa la competizione nel settore, visto che da tempo affronta Oura ring in tribunale dopo lo scambio di accuse di violazione del copyright.

Poste Italiane Dic 25

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