Ogni gesto dei maestri nelle fornaci della New Murano Gallery trasforma la materia in pezzi unici. Tra fuoco e respiro, una tradizione millenaria resiste alle sfide del tempo, delle normative e del mercato globale.
Era il 1291 quando la Repubblica di Venezia, temendo che gli incendi potessero devastare la città, decretò il trasferimento di tutte le fornaci nell’isola di Murano. Lontani dalle calli e dai canali, ma sempre sotto lo sguardo vigile della Serenissima, i maestri vetrai continuarono a perfezionare un’arte che sarebbe diventata il simbolo di Venezia nel mondo. Generazione dopo generazione, il sapere si è tramandato fino a oggi, trasformando Murano nel laboratorio di vetro artistico più antico del pianeta.
Nelle fornaci della New Murano Gallery, il tempo sembra sospeso. Il fuoco, la sabbia e il soffio degli artigiani plasmano la materia in un rito che si ripete da secoli, come se ogni gesto contenesse l’essenza stessa della creazione. Oggi questa tradizione vive nelle mani di maestri come Pietro Zaniol, che da oltre quarant’anni lavora il vetro. “All’inizio si parte con la passione, poi con gli anni si acquisisce esperienza. Ogni pezzo nasce da un’ispirazione diversa, ma la lavorazione è sempre precisa: basta un errore e si deve ricominciare da capo”.
Il mestiere, racconta, è diventato più complesso negli ultimi anni. Il caro energia, cresciuto esponenzialmente dopo la pandemia ha eroso inesorabilmente il tessuto produttivo locale. Nel 2022, un’indagine dell’Istituto per il Lavoro registrava la sopravvivenza di circa 60 aziende vetrarie, contro le 266 presenti nel 1996. Oggi, secondo fonti di stampa locali, anche quel numero si sarebbe quasi dimezzato.
La batosta è poi arrivata con l’aggiornamento, nel 2024, delle direttive europee sulla riduzione di emissioni e inquinamento che hanno imposto di rivedere tecniche produttive tramandate da centinaia di anni. Non ultima, la concorrenza cinese, sempre più spietata. “La normativa ha introdotto regole più stringenti. Il problema principale è che tanti minerali, banditi perché tossici, servivano per ottenere determinate sfumature di colore. Non si è ancora trovato un materiale alternativo che garantisca la stessa resa. Il vetro è diventato più secco, più duro, più difficile da lavorare”.
In questa situazione, ci spiega ancora Zaniol, si fa fatica a ritrovare la motivazione di una volta. “C’è stato un tempo in cui non dormivo nemmeno la notte. Le idee si accavallavano e volevo sempre realizzare qualcosa di nuovo, sperimentare tecniche diverse. Adesso c’è meno entusiasmo, ma ogni anno che passa resta la gioia di vedere i pezzi prendere forma”.
I problemi non sono solo tecnici ma anche generazionali. “Ormai i giovani si avvicinano poco a questo mestiere”, aggiunge. “Una volta, appena finita la scuola si trovava subito lavoro in fornace. Adesso è diverso: mancano le botteghe, e molti preferiscono altri mestieri”. Nonostante le sfide, Pietro Zaniol continua a trovare nel vetro la sua passione più grande. “Far parte della storia millenaria del vetro muranese è qualcosa che ti prende. Anche se le richieste sono cambiate e la vita del mestiere è più dura, ogni pezzo realizzato rimane un piccolo miracolo”. Ai giovani che vogliono intraprendere questa strada consiglia solo una cosa: “Serve tanta passione. Non basta la tecnica, serve il cuore, la curiosità e la volontà di affrontare le difficoltà. Chi sceglie questo mestiere deve amare profondamente ciò che fa”.
Accanto a lui, Emanuele Silvestri, responsabile commerciale della New Murano Gallery, osserva il lavoro dei maestri. “Ciò che fa la differenza è la qualità, il servizio e le competenze. Oggi il turista non viene più solo per il campanile di San Marco o il ponte di Rialto, ma per respirare un’aria artistica diversa. Cerca qualcosa di unico che a Murano trova ancora nelle mani dei maestri”.
“Qui arrivano clienti da tutto il mondo”, ci racconta Silvestri mostrandoci i bancali con i pacchi in partenza verso Stati Uniti, Giappone e Sudafrica. “Con il festival del Cinema non è raro avere la visita di star internazionali. Un anno arrivò Michael Jordan con la moglie, quello dopo Brad Pitt e Angelina Jolie con tutti e sei i bambini: il loro entourage ci impose un rigido protocollo di sicurezza con due mesi d’anticipo. Comprarono lampadari in quantità”. Il lavoro della New Murano Gallery, ci spiega, è “una specie di sartoria del vetro”. “C’è chi desidera un bicchiere con una forma particolare o un colore specifico. Lavoriamo molto su commissione, e questo ci piace: ci permette di differenziare il mercato dalla produzione di massa. A Murano non esiste un catalogo, perché ogni pezzo è unico, anche se realizzato dallo stesso maestro”.
La perfezione non esiste, e questa è la bellezza del vetro muranese, aggiunge Silvestri. “Ogni pezzo ha la sua identità, la sua piccola irregolarità che lo rende irripetibile. Il vetro va vissuto, respirato, interpretato. Alcuni maestri guardano al contemporaneo, altri restano fedeli allo stile classico, ma tutti condividono la stessa passione”.
La New Murano Gallery è una realtà relativamente giovane, con circa vent’anni di attività, ma ogni giorno si rinnova la sfida di custodire un’arte antica, per traghettarla in un mondo che cambia e portarla verso il futuro. “Viviamo l’esperienza quotidiana del vetro, e ogni mattina è un piacere venire a lavorare”, racconta Silvestri. “La nostra forza è la coesione di chi crede ancora nella manualità e nella bellezza del fatto a mano”.
Sull’Isola di Murano il vetro non è solo un materiale, ma una forma di vita. Ogni bicchiere, lampadario o vaso nasce dal dialogo tra l’idea del cliente e le mani dell’artigiano, tra la precisione della tecnica e l’imprevedibilità del fuoco. E in quell’attimo in cui il vetro prende forma, tra la fiamma e il respiro, si rinnova la leggenda dell’Isola: un’arte fragile e potente, che continua a brillare come se il tempo non fosse mai passato.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 9, anno 8)
