Quando si parla di economia reale, l’industria resta l’ago della bilancia del sistema produttivo italiano. È lì che si misura la capacità del Paese di trasformare lavoro, competenze e capitale in beni concreti, di competere sui mercati internazionali e di restituire fiducia agli investitori. Eppure, i dati definitivi dell’Istat sull’anno appena concluso disegnano un quadro segnato da incertezze e contrasti, in cui l’economia manifatturiera – seppur con differenze settoriali – non riesce ad imprimere una dinamica netta di crescita.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, nel corso del 2025 la produzione industriale italiana ha registrato una flessione dello 0,2% rispetto all’anno precedente, al netto degli effetti di calendario. Un risultato che evidenzia come il settore non abbia trovato la spinta necessaria per consolidare una ripresa robusta dopo gli ultimi due anni che avevano fatto registrare performance negative.
Nella nota, l’Istituto sottolinea che “a dicembre 2025 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,4% rispetto a novembre”, dettaglio che segnala una sofferenza nella fase finale dell’anno, nonostante alcune spinte positive in altri momenti.
I dati dell’Istat per dicembre 2025
L’analisi mensile dell’Istat evidenzia però una dinamica divergente fra i segmenti produttivi: “l’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%); variazioni negative registrano, invece, i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%)”. Queste parole raccontano un tessuto industriale in cui alcune aree riescono a reggere meglio la contrazione generale, mentre altre – strategiche per l’export e l’occupazione – arrancano.
L’evoluzione su base annua conferma ulteriori contrasti nel sistema produttivo. “Al netto degli effetti di calendario, a dicembre 2025 l’indice generale aumenta in termini tendenziali del 3,2%“. Questo dato, positivo, riflette la comparazione con lo stesso mese dell’anno precedente e attesta un incremento su base annua, ma non è sufficiente a compensare le difficoltà lungo l’intero arco dell’anno.
Nel dettaglio settoriale, l’Istat segnala performance più robuste per la produzione di prodotti farmaceutici (+23,8%) e di beni strumentali, mentre le flessioni più ampie si osservano nei comparti tessili, abbigliamento, pelli e mezzi di trasporto, settori che storicamente rappresentano eccellenze della manifattura italiana ma che hanno dovuto fronteggiare un contesto di domanda debole e pressioni sui costi.
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Un trend negativo lungo tre anni
“Anno sempre nero per le nostre industrie! Anche se l’annata 2025, con un calo medio della produzione dello 0,2%, non sembra apparentemente una disfatta, il problema è che si aggiunge ai crolli precedenti: -4% nel 2024 e -2% nel 2023. Prosegue, insomma, lo tsunami iniziato 3 anni fa. Un tunnel in cui le imprese sono entrate nel 2023 e dal quale non riescono a uscire”. Lo afferma in una nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Fa eco il Codacons che in una nota ha affermato che “per il terzo anno consecutivo l’indice della produzione industriale registra una diminuzione, a dimostrazione del cattivo stato di salute dell’industria italiana”.
L’Ufficio Studi di Confcommercio interpreta così i numeri sulla produzione industriale diffusi dall’Istat: “Se il dato congiunturale è moderatamente negativo, lo scrutinio delle informazioni grezze su base tendenziale esprime con chiarezza una condizione di progressivo netto miglioramento: la produzione passa da -3,5% del primo quarto del 2025 a +1,6% dell’ultimo trimestre. È presto per immaginare una forte ripresa nel 2026, ma alcuni presupposti si stanno consolidando”.
