One Health, One Future: la biodiversità come chiave per il futuro del pianeta (e dell’uomo)

NBFC

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha definita “un’armonia millenaria tra le forme di vita del pianeta capaci di adattarsi nel tempo alle sfide climatiche, geologiche e ambientali”. Eppure oggi, alla domanda “che cos’è la biodiversità?”, molti faticano a delinearne i confini.

È proprio da questa consapevolezza che nasce ‘One Health, One Future‘, evento ospitato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dedicato alla sensibilizzazione sul tema, con al centro il National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro nazionale di ricerca e innovazione interamente dedicato alla biodiversità. Un’iniziativa senza precedenti per dimensioni e ambizione, che si propone non solo come progetto scientifico, ma anche come operazione culturale e formativa, capace di connettere ricerca, innovazione, comunicazione e politiche pubbliche.

La condizione stessa della nostra esistenza

La biodiversità non è un concetto astratto né distante dalla vita quotidiana: è la condizione stessa della nostra esistenza, una fonte primaria di salute e benessere. Ma proprio perché ancora poco compresa, richiede oggi uno sforzo collettivo di consapevolezza. In questo senso, il NBFC si configura anche come un progetto educativo nazionale, pensato per avvicinare cittadini e istituzioni a un tema cruciale per il futuro.

“In questi tre anni abbiamo investito gli oltre 320 milioni di euro ottenuti grazie ai fondi del PNRR per costruire le basi di un sistema nuovo: abbiamo digitalizzato milioni di dati, reso accessibili informazioni che prima erano chiuse nei musei e nei laboratori, e creato strumenti che oggi permettono alla comunità scientifica, ai decisori pubblici e ai cittadini di comprendere davvero la biodiversità. – spiega Riccardo Coratella, direttore generale del NBFC – Ora la sfida è trasformare tutto questo in valore, anche attraverso l’intelligenza artificiale, la robotica e un’economia della biodiversità capace di coinvolgere imprese e territori”.

Rendere le città più vivibili

Accanto alla dimensione scientifica si inserisce anche quella amministrativa e urbana. L’impegno delle istituzioni locali va nella direzione di rendere le città più vivibili, riconoscendo il legame profondo tra ambiente e salute. Interventi come la riforestazione urbana, l’introduzione di superfici drenanti e le politiche per la gestione sostenibile dell’acqua mostrano come la biodiversità possa tradursi in azioni concrete sul territorio.

“Parlare di biodiversità significa parlare direttamente della qualità della vita delle persone. Una città più verde, con più alberi e più spazi naturali, è una città dove si vive meglio, dove i bambini crescono più sani e dove si rafforza il benessere collettivo. – sottolinea Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina – Per questo stiamo lavorando su interventi concreti, dalla riforestazione urbana alla tutela dell’acqua, perché ambiente e salute non sono ambiti separati, ma parti dello stesso equilibrio che dobbiamo proteggere ogni giorno”.

NBFC oggi e domani

Il National Biodiversity Future Center rappresenta oggi una vera e propria infrastruttura strategica per il Paese. Nato grazie ai fondi del PNRR, ha coinvolto oltre duemila ricercatori e costruito una rete nazionale che unisce università, enti di ricerca e istituzioni. Il suo modello organizzativo, basato su un sistema hub & spoke, punta all’integrazione tra discipline, sulla collaborazione e sulla capacità di mettere in dialogo ricerca, formazione e innovazione.

Ma, come sottolineato più volte nel corso dell’evento, la fase più importante inizia adesso. Con la progressiva riduzione dei fondi straordinari, la sfida sarà rendere questa infrastruttura sostenibile nel tempo e, soprattutto, trasformare i risultati scientifici in strumenti concreti per le politiche pubbliche e per il sistema produttivo.

“Il risultato più importante raggiunto è la costruzione di una grande rete nazionale della ricerca, con tantissimi giovani coinvolti. – afferma il presidente NBFC, Luigi Fiorentino – Dobbiamo fare in modo che i risultati scientifici diventino politiche pubbliche, strumenti concreti per le amministrazioni e opportunità per le imprese. Il National Biodiversity Future Center deve evolvere in un’infrastruttura stabile, capace di connettere ricerca, innovazione e sistema produttivo, trasformando la biodiversità in un valore reale per il Paese”.

In questa prospettiva, il Centro punta a rafforzare il legame tra scienza, imprese e società, promuovendo il trasferimento tecnologico, la nascita di startup e nuovi modelli di business. Si delinea così una vera e propria ‘economia della biodiversità’, ancora in fase di costruzione, ma destinata a diventare uno degli assi portanti dello sviluppo futuro.

Innovazione tecnologica: dati, AI e robotica

Un ruolo centrale sarà giocato anche dall’innovazione tecnologica. La digitalizzazione di milioni di campioni biologici e la creazione di grandi piattaforme di dati rappresentano solo il punto di partenza: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della robotica permetterà di analizzare ecosistemi complessi e di esplorare ambienti ancora poco conosciuti, come i fondali marini. Parallelamente, il NBFC continuerà a investire nella formazione, nella comunicazione scientifica e nella collaborazione internazionale, promuovendo un approccio aperto e partecipativo alla scienza.

La visione è chiara: costruire un sistema capace di unire ricerca avanzata, trasferimento tecnologico, educazione e impatto sociale. Un centro che non sia solo luogo di produzione di conoscenza, ma anche motore di cambiamento per il Paese. In questo senso, come ricordato anche dal professor Andrea Lenzi, Presidente del CNR, la biodiversità non può più essere considerata un tema per specialisti.

“La biodiversità non è un concetto astratto: è ciò che rende possibile la nostra esistenza, eppure è ancora un tema poco compreso, anche a livelli alti. Per questo iniziative come il National Biodiversity Future Center sono fondamentali: non solo per la ricerca, ma per costruire una consapevolezza diffusa e dare finalmente a tutti i cittadini il senso concreto di cosa significhi biodiversità e perché sia così centrale per il nostro futuro”.

E se l’uomo scomparisse?

A rafforzare il legame tra biodiversità e salute è intervenuta anche Hellas Cena, specialista in scienza dell’alimentazione, partendo da una provocazione: cosa accadrebbe se l’uomo scomparisse improvvisamente dal pianeta? La risposta, suggerisce, è che la natura continuerebbe a prosperare. “La biodiversità che oggi studiamo e cerchiamo di proteggere non è quella originaria, ma una biodiversità già ridotta, e questa riduzione ha effetti diretti sulla nostra salute: riguarda ciò che mangiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che utilizziamo e l’ambiente in cui viviamo. Il punto è che non possiamo più ragionare per compartimenti separati: la salute dipende dall’integrazione tra genetica, ambiente e stili di vita, e l’ambiente incide in modo determinante su questo equilibrio”, ha spiegato.

Nel suo intervento è emersa con forza la necessità di un cambio di paradigma: non basta vivere più a lungo, ma vivere meglio. In questo senso, la biodiversità diventa una leva fondamentale non solo per l’ambiente, ma anche per la sostenibilità dei sistemi sanitari e per la qualità della vita. Un approccio che si inserisce nella prospettiva della cosiddetta “salute planetaria”, in cui fattori ambientali, sociali e biologici sono profondamente interconnessi.

Poste Italiane Dic 25

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