L’intelligenza artificiale è definita come la tecnologia che rivoluzionerà il nostro modo di vivere e lavorare, e in alcuni casi lo sta già facendo. Questo strumento è visto anche come la manna dal cielo per aumentare la produttività dei lavoratori, tema da tempo discusso in Italia, poiché ferma da decenni e rappresenta una debolezza strutturale del nostro Paese. In quest’ottica, i dati pubblicati sull’utilizzo di applicazioni di AI generativa in base allo scopo nel 2025 dal report dell’Ufficio federale di statistica della Svizzera (Ust), in collaborazione con Omnibus TIC ed Eurostat, devono preoccuparci: l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa.
I dati sull’uso dell’AI nel continente
Come detto, l’Italia è all’ultimo posto dei Paesi europei presi in considerazione dall’indagine dell’Ust: solo il 20% della popolazione compresa tra i 16 e i 74 anni utilizzano l’AI generativa (la media dell’Ue si attesta al 33%). Il 13% la utilizza per scopi privati. La percentuale cala all’8% per gli scopi lavorativi e arriva al 6% per gli scopi educativi.
A sorpresa, la Germania occupa la penultima posizione, ma nella stessa fascia d’età il 32% ha dichiarato di usare questa tecnologia, con il 16% che la utilizza per scopi lavorativi. Terz’ultima la Francia, ma con una differenza molto importante rispetto all’Italia: infatti qui la percentuale sull’uso di applicazioni di AI arriva al 37%).
A piazzarsi meglio di tutti sono i Paesi nordici: la Norvegia arriva al 56% delle persone che utilizzano l’AI generativa, con il 35% d’utilizzo riservato agli scopi professionali. Subito dietro c’è la Danimarca (48%). Bene anche la Svizzera che si piazza in terza posizione con una percentuale del 47% di utilizzo dell’AI e del 34% in riferimento a scopi lavorativi.
L’Italia si muove
È notizia di ieri che il ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficialmente diffuso le “nuove indicazioni nazionale per i licei” includendo, per la prima volta in assoluto, anche l’AI nei programmi. Sarà collegata alla matematica che avrà il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo di tale misura è semplice: “non addestrare gli studenti all’uso degli strumenti digitali, ma formarli a governarli con consapevolezza”.
Non è tutto oro ciò che luccica
L’intelligenza non è uno strumento utile solo a velocizzare il lavoro e migliorare quindi la produttività. Ha anche dei lati negativi che vanno regolati: in primis c’è il rischio sociale di una progressiva diminuzione dei posti di lavoro, come sta già accadendo in diverse aziende tech che stanno tagliando lavoratori a causa del maggior uso dell’AI. In secondo piano, come segnala anche l’Ust, c’è l’aumento dei problemi di sicurezza, disinformazione e incitamento all’odio riscontrati online.
