La più costosa espansione tecnologica della storia si sta scontrando con un problema che la Silicon Valley non può risolvere con il software: mancano elettricisti, tecnici delle reti e lavoratori specializzati per costruire le infrastrutture fisiche necessarie all’AI.
A lanciare l’allarme è anche Jim Farley, ceo di Ford. In un’intervista a Fortune ha spiegato che il boom dei data center si sta trasformando in una crisi energetica. E dietro la crisi energetica c’è soprattutto una crisi del lavoro specializzato.
“Anche se i data center verranno costruiti, resta un enorme punto interrogativo sulla capacità del settore energetico di sostenerli”, ha detto Farley. “Ci saranno carenze molto importanti”.
Secondo il manager, gli Stati Uniti stanno iniziando solo ora a comprendere la portata del problema.
Il collo di bottiglia dell’AI
Un nuovo report di Goldman Sachs Alternatives sostiene che molte aziende stanno guardando alla parte sbagliata della rivoluzione AI.
Oggi circa il 90% dei profitti dell’intelligenza artificiale finisce a produttori di chip, semiconduttori e memorie. Ma questi settori non rappresentano i veri limiti alla crescita dell’AI.
I veri colli di bottiglia riguardano energia, reti elettriche, componenti ad alta tensione, sistemi di raffreddamento e servizi infrastrutturali. Tutti elementi che oggi generano appena il 10% dei ricavi legati all’AI, ma che risultano essenziali per sostenere l’espansione futura.
“Molti investitori stanno ancora cercando di replicare i successi del passato nei data center”, scrivono gli autori del report Leonard Seevers, Jason Tofsky e Sydney McConathy. “Così però ignorano i colli di bottiglia che definiranno la prossima fase di crescita”.
L’arrivo dell’AI “agentica”
Secondo Goldman Sachs il problema crescerà con l’arrivo della cosiddetta AI agentica.
Si tratta di sistemi autonomi e sempre attivi, capaci di lavorare in modo continuo all’interno dei processi aziendali, senza limitarsi a rispondere alle richieste degli utenti.
Questi sistemi consumano molta più energia rispetto agli strumenti AI attuali. Goldman stima un fabbisogno energetico da 60 a 130 volte superiore.
Gli agenti AI usano circa quattro volte più token computazionali rispetto alle normali chat. I sistemi multi-agente, in cui diversi modelli AI collaborano tra loro, arrivano a consumarne fino a 15 volte di più.
Inoltre questi sistemi funzionano in modo permanente. Non si attivano soltanto quando un utente apre un’applicazione.
Per Goldman Sachs, l’infrastruttura attuale non riuscirà a sostenere la prossima generazione di AI.
Mancano energia e lavoratori
Gli Stati Uniti potrebbero affrontare entro il 2028 un deficit energetico di 45 gigawatt legato ai data center. Entro il 2030 serviranno 72 gigawatt di nuova capacità produttiva, equivalenti a 72 grandi centrali nucleari.
Nel frattempo nel Paese sono già stati annunciati o avviati oltre 3.400 data center.
Secondo Farley il problema riguarda anche quella che definisce “economia essenziale”: elettricisti, tecnici, operai specializzati e lavoratori manuali.
Goldman Sachs stima che entro il 2030 serviranno circa 760 mila nuovi lavoratori per reti elettriche ed energia. Tra questi, oltre 200 mila dovranno coprire ruoli altamente specializzati nella trasmissione e distribuzione elettrica.
La formazione richiede dai tre ai quattro anni e oggi non esiste una pipeline sufficiente per soddisfare la domanda.
Anche la catena di approvvigionamento è sotto pressione. I tempi di attesa per sottostazioni elettriche, cavi ad alta tensione e acciaio risultano già molto superiori agli standard storici.
Il problema demografico
La carenza di lavoratori specializzati si inserisce inoltre in una crisi più ampia.
Un report di JLL, basato su dati del Dipartimento dell’Istruzione americano, stima che entro il 2030 potrebbero restare scoperti 2,1 milioni di posti nei mestieri tecnici specializzati. L’impatto economico potrebbe arrivare a mille miliardi di dollari l’anno.
Elettricisti, tecnici HVAC, idraulici e squadre di manutenzione stanno andando in pensione più velocemente rispetto all’ingresso di nuovi lavoratori.
Oggi oltre un quinto degli operai edili americani ha più di 55 anni. Circa il 39% degli elettricisti ha almeno 45 anni.
In media, per ogni due nuovi lavoratori che entrano nel settore, cinque escono per pensionamento.
Nel 2025 le aziende hanno pubblicato quasi 600 mila offerte di lavoro nei mestieri specializzati, ma soltanto circa 150 mila persone sono entrate nel mercato attraverso programmi di apprendistato.
Secondo Farley la situazione rappresenta ormai una crisi “totale”.
“Molti problemi reali riguardano piccole aziende che non hanno fondi sufficienti”, ha spiegato. “Le scuole professionali vengono spesso indicate come soluzione, ma costano molto e non tutti possono permettersele”.
Dove si spostano gli investimenti
Per Goldman Sachs la nuova fase dell’AI favorirà aziende spesso trascurate dagli investitori.
Tra queste ci sono produttori di energia collegati alla rete, sistemi avanzati di raffreddamento, componenti ad alta tensione, fibre specializzate e società di progettazione ingegneristica.
Goldman preferisce inoltre i data center collegati alle reti elettriche nelle grandi aree urbane, considerati più solidi rispetto ai progetti speculativi costruiti per inseguire la domanda immediata dei grandi gruppi tecnologici.
Secondo il report il mercato continua a sottovalutare questi settori. Oggi gli utili combinati di chip, server e semiconduttori valgono quasi nove volte quelli delle aziende energetiche e infrastrutturali collegate all’AI. Goldman ritiene però che questa differenza non rifletta il valore reale dei settori.
L’AI dipenderà dall’economia reale
Nel 2026 gli investimenti legati all’AI potrebbero superare i 750 miliardi di dollari.
Per Goldman Sachs non si tratta di una semplice bolla tecnologica. L’espansione dell’AI agentica creerà infatti una domanda strutturale di infrastrutture fisiche.
Secondo il report, il futuro dell’AI non dipenderà soltanto da algoritmi e chip. La partita si giocherà anche su sottostazioni elettriche, reti energetiche e disponibilità di elettricisti qualificati.
Anche Ford sta affrontando questa trasformazione. Farley ha spiegato che l’azienda sta convertendo alcuni impianti verso il business energetico e i lavoratori devono acquisire nuove competenze tecniche, come la chimica del litio ferro fosfato.
“Anche noi stiamo incontrando carenze di lavoratori specializzati mentre convertiamo gli impianti per le batterie”, ha detto il ceo di Ford. “Lo stesso problema si vedrà in tutto il Paese, dagli elettricisti ai tecnici delle reti fino agli idraulici. E non riguarderà solo i data center, ma anche linee di trasmissione e nuove fonti energetiche”.
