Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc: eletto con il 68,58% dei voti

Giovanni Malagò

Giovanni Malagò guiderà il nuovo corso della Figc. Eletto al primo scrutinio con il 68,58% delle preferenze (343,084 voti), l’ex numero uno del Coni ha superato Giancarlo Abete (29,17%, 145,936 voti; 2,25% le schede bianche), suo concorrente nella corsa a due alla guida della Federazione. Prende il posto di Gabriele Gravina, rimasto al vertice del calcio italiano per otto anni. Questo il verdetto emerso dall’Assemblea Elettiva andata in scena oggi al Rome Cavalieri A Waldorf Astoria di Roma, dove i 266 delegati presenti hanno tracciato con il loro voto una nuova fase della governance del pallone italiano. “Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”, ha dichiarato Malagò subito dopo la proclamazione.

L’elezione segna uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni per il calcio nazionale, arrivato dopo le dimissioni di Gravina dello scorso aprile. L’ex presidente aveva deciso di lasciare l’incarico all’indomani della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026, una crisi sportiva che ha alimentato un ampio dibattito sullo stato di salute dell’intero movimento calcistico e sulla necessità di una profonda revisione delle strategie federali.

Le priorità del nuovo presidente 

Nel discorso precedente l’elezione, Malagò ha ripercorso tutte le tappe della sua carriera nel mondo dello sport: “Ho sentito dire che è stato chiamato un Papa straniero, ma io mi sento uno di voi. A parte quelle degli allenatori, le categorie le ho fatte tutte. Sono figlio della FIGC. Il mio scopo è sempre stato fare grande l’Italia: l’Aniene è diventata la più grande associazione sportiva dilettantistica d’Europa, il Coni ha vinto nelle ultime Olimpiadi estive e invernali più medaglie di sempre e poi Milano-Cortina, dove è stato inventato un modello che è ora un riferimento a livello internazionale. Spero che tutto questo possa ripetersi con la Federcalcio”.

L’ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale ha dunque messo in evidenza le priorità del programma presentato lo scorso 14 maggio, dalla valorizzazione dei vivai alla necessità di intervenire sulle infrastrutture: “La Federcalcio non deve solo amministrare, deve essere una fonte di ispirazione. È la più grande istituzione sociale del Paese, non solo per i numeri. Le nostre radici non devono essere soltanto un elemento di nostalgia o un peso, bisogna farle diventare uno stimolo per guardare verso una nuova stagione, coraggiosa e vincente, umile ma ambiziosa. E per far questo è necessario mettere da parte i personalismi e far sì che ognuno di voi si senta protagonista”.

 

La nuova era del calcio italiano

Malagò, 67 anni, porta in Figc un’esperienza manageriale maturata ben oltre i confini del calcio. Alla guida del Coni dal 2013 al 2025 ha accompagnato lo sport italiano in una delle sue stagioni più fortunate sotto il profilo dei risultati internazionali, contribuendo inoltre al percorso che ha portato all’assegnazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. La sua candidatura era stata formalizzata con il sostegno della Lega Serie A, mentre quella di Abete era stata presentata dalla Lega Nazionale Dilettanti.

La vittoria è arrivata al primo scrutinio, confermando i pronostici della vigilia che indicavano l’ex presidente del Coni come favorito grazie al sostegno di diverse componenti federali. Nelle settimane precedenti al voto, infatti, sia il mondo dei calciatori sia quello degli allenatori avevano manifestato il proprio appoggio alla sua candidatura, contribuendo a consolidarne la posizione in vista dell’assemblea romana.

Il nuovo presidente eredita una federazione chiamata ad affrontare sfide complesse. Tra le priorità figurano il rilancio della Nazionale maggiore, la valorizzazione dei vivai, l’incremento del numero di calciatori italiani impiegati nei campionati professionistici e il rafforzamento della sostenibilità economica del sistema calcio. Temi che negli ultimi mesi sono stati al centro del confronto tra istituzioni sportive, club e governo, soprattutto dopo il fallimento della qualificazione mondiale.

L’assemblea odierna non ha riguardato soltanto l’elezione del presidente. Contestualmente è stato rinnovato il Consiglio federale, con la conferma della maggior parte dei rappresentanti delle varie componenti del calcio italiano, segnale di una volontà di continuità amministrativa accompagnata però da un cambio di leadership al vertice della Federazione.

Per Malagò si apre ora una delle sfide più delicate della sua lunga carriera dirigenziale: ricostruire credibilità, competitività e progettualità del calcio italiano in una fase che molti osservatori considerano decisiva per il futuro del movimento. Il largo consenso ottenuto nell’assemblea rappresenta un importante capitale politico, ma anche una responsabilità significativa rispetto alle aspettative di club, tesserati e tifosi.

Poste Italiane Dic 25

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