Ilva, serve nuovo contratto per lavoratori

Serve un nuovo contratto per i lavoratori dell’Ilva. Per assicurare discontinuità dopo il passaggio della proprietà ad Arcelor Mittal. E’ quanto emerso al tavolo di confronto al Mise, secondo quanto riferito dai sindacati. “Oggi ci siamo concentrati sulla discontinuità occupazionale dei lavoratori perché pare ci sia la necessità – una volta passati ad ArcelorMittal – di cambiare formalmente il rapporto di lavoro con un nuovo. Il commissario Enrico Laghi ha illustrato i contenuti del bando europeo per cui ci sarebbe un’infrazione se non ci fosse questa discontinuità”, ha spiegato Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, aggiungendo che per quanto riguarda il sindacato “la discontinuità può essere anche formale, ma sostanzialmente i lavoratori devono mantenere tutte le condizioni attuali in termini di anzianità aziendale, di professionalità e soprattutto in termini retributivi, sia per quello che riguarda il contratto nazionale sia per quello che riguarda la salvaguardia di quanto previsto dal contratto di secondo livello da noi sottoscritto nel 2010”.

Stessa posizione per la Uilm. “Fermo restando un’ulteriore verifica sui vincoli imposti dalla procedura di aggiudicazione, abbiamo ribadito la nostra richiesta nel mantenimento dei trattamenti normativi e retributivi attualmente riconosciuti dai lavoratori”, ha convenuto Guglielmo Gambardella, coordinatore settore siderurgia della Uilm, evidenziando che “il confronto può proseguire e può essere utile se continua ad essere finalizzata al raggiungimento di questo obiettivo”.

Altrettanto ferma la Fiom. Nell’incontro di oggi “l’unico elemento positivo che è venuto fuori è la confusione di Arcelor Mittal sul trattamento economico dei lavoratori”, ha sintetizzato Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom Cgil, insistendo sulla necessità di garantire la continuità sostanziale delle condizioni contrattuali e retributive per i lavoratori Ilva, argomento su cui c’è “un’accordistica di 30 anni che deve essere rispettata”. Per Rappa, “l’azienda è disponibile a riconoscere l’anzianità ma il resto rimane tutto da vedere”, riferendosi in particolare al salario variabile e ai premi di produzione (che secondo la Fiom ammontano a circa 6.000 euro su una retribuzione di 24/28 mila euro) che scatterebbero solo quando saranno prodotti utili, cosa che dovrebbe avvenire nel 2023. Fino ad allora i lavoratori potrebbero contare solo sul contratto nazionale e sull’anzianità. “Tutte le condizioni economiche e normative devono essere garantite”, ha concluso Rappa augurandosi che nel prossimo incontro Mittal risolva la propria confusione e spieghi bene cosa vuole”.

La sintesi politica la fa il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, in un tweet. “Il confronto su Ilva continua con responsabilità. Abbiamo convocato i prossimi incontri per il 13, 20 e 23 aprile. Il Paese sta vivendo una fase complessa, ma guai a non pensare prima al destino dei lavoratori e delle persone”.