12 Aprile 2018

L’Ocse rilancia la patrimoniale, troppa disuguaglianza

Fabio Insenga

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Un rilancio ‘d’autore’ per la patrimoniale. L’imposta più temuta dai ricchi, riproposta in ogni campagna elettorale ma mai entrata effettivamente in un programma di governo, trova l’endorsement dell’Ocse. Non si tratta di un’improvvisa svolta a sinistra ma della conseguenza di un’analisi approfondita sulla situazione sociale italiana, sintetizzata nel rapporto ‘The Role and Design of net wealth taxes’: l’Italia è uno dei Paesi in cui, dopo la crisi economica dell’ultimo decennio, la disuguaglianza è più aumentata e dove la concentrazione di ricchezza verso l’alto è diventata più evidente. In questo scenario, uno dei modi per ridurre più velocemente i divari di ricchezza è l’imposizione della tassa patrimoniale.

L’Ocse esamina l’utilizzo della patrimoniale – attualmente e storicamente – nei Paesi membri ed evidenzia tutti i pro e i contro della tassa. I risultati indicano che, in generale, la necessità di adottare “una tassa sulla ricchezza netta” è minima nei Paesi dove sono applicate su larga scala le tasse sui redditi e sui capitali personali, comprese le imposte sulle plusvalenze, e dove le tasse di successione sono ben disegnate. In questi casi la patrimoniale potrebbe avere effetti addirittura “distorsivi”. Al contrario, potrebbe funzionare ed essere utile dove la tassa di successione non esiste e dove le imposte sui redditi sono particolarmente basse. “Per esempio – si legge nel rapporto – una tassa sulla ricchezza netta potrebbe avere effetti distorsivi più limitati ed essere più giustificata se utilizzata per favorire la progressività nei Paesi dove l’imposta sui redditi personali è relativamente bassa. In pratica, ciò implica che nei Paesi con sistemi di imposizione duale che tassano i redditi da capitale a tassi piatti (e spesso bassi) o in Paesi in cui i guadagni in conto capitale non sono tassati, ci può essere una giustificazione più forte a riscuotere un’imposta patrimoniale. Un’argomentazione simile può vale anche per i paesi che non impongono tasse di successione sulle eredità”.

Inoltre, scrive ancora l’Ocse, “oltre alle considerazioni fiscali, potrebbe esserci anche una maggiore giustificazione per un’imposta patrimoniale netta in un Paese che mostra alti livelli di disuguaglianza della ricchezza come un modo per ridurre i divari a un ritmo più veloce”. Analizzando l’andamento negli ultimi anni della distribuzione del reddito e della ricchezza a livello internazionale, l’organizzazione sottolinea quindi che “dopo la crisi, sono proseguite le tendenze verso una maggiore disuguaglianza di ricchezza. Dati comparabili per sei paesi Ocse (Australia, Canada, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti) indicano che, dalla crisi, la concentrazione di ricchezza al vertice è aumentata in quattro di essi (Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti Stati e il Regno Unito), mentre la disparità di ricchezza nella parte inferiore della distribuzione è aumentata in tutti i paesi tranne il Regno Unito”.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.