Contratto dirigenti Pa, licenziamento per gli assenteisti ‘seriali’

(di Alessandro Pulcini) – Licenziamento per assenteisti seriali, che collezionano “ingiustificate assenze collettive”, multe per chi è colpevole di “alterchi sul luogo di lavoro” e per chi non resiste a una sigaretta in ufficio, fino ad arrivare alla sospensione per i recidivi. Queste le nuove regole disciplinari per i dirigenti statali incluse nella proposta dell’Aran per il rinnovo del contratto di lavoro nazionale. Nella bozza presentata dall’Aran ai sindacati, infatti, per i dirigenti di Stato è prevista la sanzione massima, ovvero il licenziamento, in caso di assenteisti seriali che collezionino “ingiustificate assenze collettive” in periodi in cui va garantita continuità di servizio o che siano recidivi di “comportamenti o molestie a carattere sessuale” o comunque di “particolare entità”. Cosa che avviene anche per i semplici dipendenti. Viene inoltre punita anche la ripetuta “tolleranza di irregolarità in servizio” da parte del personale.

Puniti anche litigi e sigarette, ovvero comportamenti da parte dei dirigenti come “alterchi negli ambienti di lavoro” o di “inosservanza degli obblighi previsti in materia di prevenzione degli infortuni o di sicurezza del lavoro, nonché del divieto di fumo”. La sanzione in questi casi sarà una multa che va dai 200 ai 500 euro, che in caso di “recidiva nel biennio” si può trasformare in una sospensione dal servizio fino a sei mesi senza retribuzione. Un argomento, quello del codice disciplinare e delle sanzioni, che è “il solo capitolo presente nella nuova bozza con un approfondimento quasi ossessivo – secondo la Fp Cgil – peraltro con elementi che fanno trasparire una non chiara peculiarità della figura dirigenziale e del suo rapporto di lavoro”.

Le ferie che avanzano, nella proposta Aran, potranno essere donate al dirigente che ne necessiti per motivi di salute o di assistenza ai figli e i giorni seguenti a terapie salvavita non saranno contanti ai fini del periodo di comporto, dopo il quale scatta l’interruzione dal lavoro. Un ampliamento dei diritti per i dirigenti dello Stato che segue quello già stabilito per i dipendenti semplici. Stessa cosa vale per i congedi riconosciuti alle donne vittime di violenza.

La Funzione Pubblica della Cgil non è rimasta soddisfatta dell’incontro, che ha definito “preoccupante”. Mancano infatti risposte “alle osservazioni che avevamo proposto”, in particolare sull’attivazione “dell’organismo paritetico per l’innovazione” e “il ripristino della contrattazione finalizzata a dare trasparenza alle procedure di conferimento e revoca degli incarichi”. Serve inoltre “maggiore distinzione di ruoli tra responsabilità politica e responsabilità della dirigenza, del tutto assente nei testi fin qui circolati – ha aggiunto la Fp Cgil – Non tranquillizza l’affermazione conclusiva dell’Aran secondo cui il tempo passato è stato necessario proprio per ottenere il nulla osta dal nuovo ministro a proseguire sulla base dell’atto di indirizzo emanato dal precedente governo”.

“Il ritardo accumulatosi nella trattativa per il nuovo contratto di lavoro della dirigenza delle funzioni centrali, va colmato attraverso un confronto di merito articolato su tematiche specifiche che consenta alle parti di offrire il proprio contributo al negoziato, formulando le proprie richieste”, osserva la Cisl Fp, dopo l’incontro all’Aran. “Per arrivare in tempi rapidi all’auspicata sottoscrizione del contratto – aggiunge la Cisl – è necessario dare alla dirigenza risposte concrete e positive, cominciando dalle tutele relative alla trasparenza e alla disciplina degli interpelli, ivi comprese le modalità comparative di selezione”. Bisogna poi “disciplinare i criteri di revoca dell’incarico in corso e le garanzie sul conferimento di un incarico equivalente. Mancano, infine, indicazioni sulla disciplina del rapporto di lavoro e del trattamento economico per l’area dei professionisti e per l’area medica”.