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Tap, una ventina di ricorsi al Tar pesano sui lavori

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Incassato il via libera del governo gialloverde, in Salento è tutto pronto per ripartire con i lavori del gasdotto Tap, ancora fermi dopo la pausa estiva. L’opera, destinata a portare in Italia il metano proveniente dai giacimenti azeri sul Mar Caspio, dovrebbe essere completata entro il 2020. Eppure sulla sua realizzazione restano ancora le ombre delle inchieste giudiziarie e dei numerosi ricorsi promossi dai comitati “No Tap” e da alcune amministrazioni locali, dalla Regione Puglia al comune di Melendugno, nel cui territorio è previsto l’approdo del gasdotto.

Ad oggi sono una ventina i ricorsi ancora pendenti al Tar del Lazio. La prima decisione arriverà già domani. I giudici devono stabilire se accogliere la richiesta di Trans Andriatic Pipeline Ag – il consorzio internazionale, di cui l’italiana Snam detiene il 20%, che sta realizzando il gasdotto – di annullare, previa sospensione, l’ordinanza comunale con cui lo scorso 24 luglio il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ha bloccato i lavori e vietato di estrarre l’acqua dai pozzi nell’area del cantiere Tap perché nelle falde circostanti, in località San Basilio, sarebbe stata rilevata una concentrazione di arsenico, cromo e altri metalli pesanti oltre la norma. I legali di Tap negano ogni nesso con il cantiere, evidenziando, tra l’altro, che alcune di queste sostanze erano già presenti a novembre 2017, prima dell’inizio dei lavori, e che secondo le ultime rilevazioni i valori sono nella norma. “La discesa dei parametri potrebbe dipendere dal fatto che durante l’estate i lavori si sono fermati”, replicano gli avvocati del Comune, Oronzo Marco Calsolaro e Valentina Mele, che, per questo, chiedono ulteriori verifiche sugli adempimenti necessari a evitare il potenziale inquinamento delle falde acquifere da parte di Tap.

Proprio a questi rilievi è legato il secondo ricorso su cui il Tar dovrà decidere domani. Il Comune di Melendugno chiede di annullare il parere con cui la commissione tecnica di Via (Valutazione di impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente, la scorsa primavera, ha stabilito che Tap ha ottemperato agli obblighi di impermeabilizzazione (previsti dalla Via) di tutte le aree del cantiere, da quelle di scavo a quelle di deposito dei materiali. “Proprio in base a questo parere”, spiega Calsolaro, “il 5 marzo Arpa Puglia ha dichiarato l’ottemperanza da parte di Tap alle prescrizioni previste dalla Via”. In precedenza, prosegue il legale, “a gennaio, prima del parere della commissione, la stessa Arpa aveva tuttavia certificato che l’ottemperanza era stata solo parziale e che non risultavano predisposte tutte le misure per proteggere il suolo e il sottosuolo e impedire ogni possibile inquinamento delle falde acquifere. Il problema è che nel parere la commissione ha stabilito che le prescrizioni della via potevano essere interpretate come riferite all’impermeabilizzazione di alcune aree del cantiere e non di tutte, così Arpa si è dovuta adeguare”. Da parte sua, Tap sostiene invece di aver eseguito alla lettera tutto quanto richiesto dalla Via. Secondo Calsolaro, nel caso in cui il Tar dovesse accogliere le ragioni del Comune, annullando il parere della commissione tecnica, “il cantiere dovrebbe fermarsi e si dovrebbe tornare alla fase in cui è stato emesso il parere”.

A metà novembre, sempre al Tar, è poi prevista la discussione di altri due ricorsi che potrebbero incidere sulla timeline dei lavori. Il Comune di Melendugno e l’associazione Terra Mia chiedono di annullare le note ministeriali che hanno disposto la non assogettabilità a valutazione di impatto ambientale del progetto Microtunnel di approdo al tratto italiano del gasdotto.
Ma l’insidia principale viene dall’inchiesta della Procura di Lecce, prima archiviata e poi riaperta a gennaio di quest’anno con provvedimento del gip Cinzia Vergine che ha disposto un incidente probatorio per verificare se se sia stata aggirata o meno la normativa sulla valutazione d’impatto ambientale e sull’applicazione della direttiva Seveso sul rischio di incidenti rilevanti. A tal fine il gip ha incaricato dei consulenti di elaborare una perizia che dovrà stabilire se il gasdotto Tap e la condotta Snam che, attraversando 55 chilometri, dovrà collegarlo a Brindisi, vanno considerati o meno come un’unica opera. Nel caso in cui la perizia – dovrebbe essere consegnata entro il 18 novembre, salvo slittamenti – dovesse stabilire che l’opera è unica, occorrerà una nuova Valutazione di impatto ambientale e dovrà essere applicata la normativa Seveso, finora esclusa. Il che significherebbe rimettere in discussione il tratto italiano del gasdotto per come è stato pensato finora.

La Tap è un metanodotto che con 4,5 miliardi di investimento porterà in Europa il gas estratto in Azerbaigian. La tubatura attraversa la Georgia, percorre in Turchia le montagne dell’Anatolia, passa per i Dardanelli, attraversa la Grecia e arriva fino alla costa albanese. Tutta questa parte è già realizzata o in fase di completamento. Manca il tratto italiano. Saipem, mediante una talpa, scaverà il microtunnel e la condotta per il trasporto del gas tra Albania e Italia attraverso il mare Adriatico. Le attività previste comprendono le indagini geofisiche del fondo marino, l’installazione di un gasdotto lungo 105 km, la fornitura ed installazione di un cavo a fibre ottiche e la realizzazione degli approdi costieri sulle due sponde dell’Adriatico. L’opera è stata fin da subito contestata, per il suo impatto ambientale, dal Comune di Melendugno e da diversi comitati di cittadini “No Tap”. Anche il governatore pugliese Michele Emiliano non ha mai nascosto le proprie perplessità sull’opera, promuovendo ricorsi al Tar e chiedendo fino all’ultimo di spostare l’approdo del gasdotto 50 km più a nord, vicino alla dorsale nazionale di Brindisi. A rinfocolare le polemiche è arrivato, da ultimo, il dietrofornt del M5s che, da sempre contrario all’opera e al fianco dei “No Tap”, una volta al governo ha dato il via libera, adducendo le alte penali che, secondo il vicepremier Luigi Di Maio, sarebbero previste per l’Italia in caso di rinuncia.

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