Inceneritori e infrastrutture, ancora tensione Di Maio-Salvini

Ancora tensione Cinquestelle-Lega. Protagonisti, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Gli inceneritori in Campanianon sono nel contratto”, scandisce bene il leader Cinquestelle per tornare a ribadire il suo ‘no’. Tra l’altro, aggiunge, “quella è la mia Regione, c’è la mia famiglia, il movimento ha preso quasi il 60% e crediamo di sapere che in quella Regione non bisogna fare il business degli inceneritori ma bisogna fermare il business dei rifiuti”.

La replica di Salvini è immediata e anche piuttosto netta, per sosttolineare il suo ‘sì’. “Se hanno fatto finta di niente per trent’anni, io non sono al governo per fare finta di niente. I rifiuti vanno smaltiti producendo anche utili, energia, ricchezza e non producendo i roghi tossici che avvelenano e ammazzano”.

Nel merito, l’interpretazione del problema è diametralmente opposta. Poi, c’è la questione di metodo. Che allarga inevitabilmente l’interpretazione, e le potenziali conseguenze sulla tenuta del Governo, anche ad altri dossier, a partire dalle infrastrutture. “Lo dico agli amici di governo, con cui ho firmato un contratto. Quando prendo un impegno con qualcuno do l’anima e il sangue per andare fino in fondo. Poi la realtà cambia e c’è bisogno di andare avanti e non indietro”. Immediato il riferimento alla Tap, “sono contento che siano ripresi i lavori. Se c’è un’infrastruttura cominciata si analizzano costi e benefici, ma io se c’è qualcosa di cominciato vorrei finirlo, rispettando la sensibilità di tutti”. Anche perché il sì della Lega alla Tav è già stato certificato, con tanto di presenza di esponenti del Carroccio alla manifestazione di Torino.