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Lavoro: italiani sempre più precari, -5,5% stabilizzazioni

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“Un calo significativo” delle trasformazioni dai lavori temporanei a quelli permanenti, nel 2017, che passano dal 21,3% al 15,8%. Ben lontani dai tempi in cui i contratti precari venivano stabilizzati in maniera quasi automatica, se fino al 2016 la situazione stava andando via via migliorando, ora si torna indietro secondo i dati Istat contenuti nel rapporto Bes 2018.

In totale meno di 16 precari ogni cento sono stati stabilizzati nel 2017 e la situazione è più incerta mano a mano che si scende lo stivale: le stabilizzazioni sono il 17,9% al Centro e il 17,8% al Nord, mentre nel Mezzogiorno si fermano all’11,7%. La regione dove più spesso il sogno di un posto fisso diventa realtà è l’Umbria, con il 21,8% di stabilizzazioni nel corso dell’anno, seguono la Lombardia e il Lazio. Agli ultimi posti ci sono, invece, la Calabria (in fondo alla classifica con il 6,7%), la Basilicata e la Valle D’Aosta. Succede così che, in particolare nelle regioni del Sud, gli anni di precariato si allungano. Ha più di cinque anni di anzianità sul lavoro il 35,7% dei precari della Sicilia e il 31,3% di quelli della Calabria, un livello tre volte superiore a quello della Lombardia (10,7%) e in peggioramento. Si tratta di livello molto più elevato anche della media nazionale, che è del 17,8% (oltre un lavoratore con contratto a termine su sei).

I dati dell’Istat dimostrano, poi, che avere un titolo di studio elevato funziona ancora per migliorare le proprie opportunità sul lavoro, anche quando si hanno contratti instabili. Tra le persone più istruite, le stabilizzazioni da contratti instabili a contratti fissi salgono infatti al 18% (oltre quattro punti in più rispetto a chi ha interrotto gli studi prima). Inoltre, avere lunghe storie di precariato è meno frequente tra i laureati (il 17,2% resta con contratti tempo per cinque anni o più) che per i meno istruiti (per i quali la percentuale sale al 23,7%). Se da un lato, quindi, studiare paga in termini professionali, dall’altro lato succede che, sempre più spesso, i lavoratori si trovano a svolgere mansioni di livello inferiore rispetto al proprio titolo di studio e alle proprie competenze. Sono quasi uno su quattro gli occupati che dichiarano di essere sovraistruiti rispetto al lavoro che svolgono, 0,4 punti percentuali in più rispetto all’anno prima. Non riuscire a trovare un posto in linea con il proprio curriculum è un problema che riguarda soprattutto i giovani. Colpisce, infatti, il 37% degli occupati tra i 25 e 34 anni.

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