1 Marzo 2019

Pil 2018 peggio del previsto, Istat rivede stima allo 0,9%

Fortune

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L’Istat rivede al ribasso la sua stima del Pil 2018, inferiore anche alle previsioni del Governo gialloverde. L’economia italiana nel 2018 è infatti cresciuta solo dello 0,9%, in netto rallentamento rispetto al +1,6% del 2017. E se la crescita del prodotto interno lordo scende, il debito sale. Nello scorso anno il debito pubblico italiano è aumentato al 132,1% del Pil contro il 131,3% del 2017: è in percentuale il livello più alto mai raggiunto. Lo scorso anno, spiega l’Istat, è infatti stato superato anche il precedente picco del 2014 pari al 131,8%. In base ai dati di Bankitalia, il debito delle pubbliche amministrazioni nell’intero 2018 è aumentato in assoluto di 53,2 miliardi salendo a 2.316,7 miliardi.

Il calcolo dell’Istat si basa sulle nuove stime sul prodotto interno lordo e sui dati dell’ultimo bollettino di finanza pubblica, appunto, di Bankitalia. Anche in questo caso le previsioni del Governo sono state smentite: a dicembre scorso l’esecutivo aveva previsto per il 2018 che il debito si attestasse al 131,7% del Pil (mentre per il Pil stesso prevedeva una crescita dell’1%).

Tra le stime del Governo Conte disattese dai dati Istat c’è anche quella sul deficit: nel 2018 il rapporto tra deficit e Pil si è attestato in Italia al 2,1%, secondo l’istituto. Un dato in miglioramento rispetto al 2,4% del 2017 – anno su cui avevano pesato anche gli effetti dei salvataggi delle banche in crisi – ma comunque superiore alle previsioni del governo, che indicavano a dicembre scorso un deficit per l’anno pari all’1,9% del Pil. Quello del 2018, intanto, è il livello più basso dal 2007, quando il deficit si attestò all’1,5% del Pil. Migliora poi l’avanzo primario italiano (ovvero il deficit al netto della spesa per interessi), salendo all’1,6% del Pil.

A commentare i numeri dell’istituto è stato il ministro dell’economia: i dati dell’Istat “risentono” del rallentamento dell’economia nel secondo semestre del 2018, in cui ci sono stati “impatti negativi” sulla crescita, secondo Giovanni Tria.

Le cause

Il peggioramento del Pil è legato in gran parte al “netto ridimensionamento” del contributo della domanda interna e in particolare dei consumi. L’Istat infatti evidenzia che la spesa delle famiglie residenti in Italia è cresciuta lo scorso anno dello 0,6% contro il +1,5% del 2017. A frenare è stato anche l’export, cresciuto dell’1,9% contro il +5,9% del 2017. In decelerazione infine anche gli investimenti, passati da un aumento del 4% nel 2017 al +3,4% del 2018.

La pressione fiscale

Nel 2018 la pressione fiscale misurata in rapporto al Pil è rimasta stabile al 42,2% allo stesso livello del 2017. Il calcolo del’Istat, basato sui dati definitivi sul prodotto interno lordo, è ancora una volta diverso da quanto si augurava l’esecutivo: nell’aggiornamento delle stime macroeconomiche pubblicato a dicembre, il governo aveva previsto che la pressione fiscale si attestasse nel 2018 al 41,9% del Pil.

Lavoro

C’è anche il mercato del lavoro italiano tra i dati forniti dall’istituto. Con 21mila occupati in più, a gennaio 2019 il mercato del lavoro torna a risalire, anche se di poco. Dopo la sostanziale stazionarietà di dicembre, l’aumento è trainato dalla crescita dei dipendenti permanenti. Le 21mila unità infatti (un aumento percentuale dello 0,1% rispetto al mese precedente) si raggiungono per sottrazione: il lavoro stabile può contare su 56mila dipendenti fissi in più, mentre L’Istat osserva un calo dei dipendenti a termine (-16mila) e degli autonomi (-19.mila). Il tasso di occupazione rimane stabile al 58,7%, così come quello di disoccupazione, che però sale leggermente nel caso di quella giovanile.

L’aumento dell’occupazione, comunque, riguarda esclusivamente gli uomini. La crescita di 21mila occupati è determinata da 27mila occupati maschi in più rispetto a dicembre e da 6mila occupate donne in meno. Le dinamiche del mercato del lavoro sono trainate prevalentemente dalla componente maschile anche per quanto riguarda la disoccupazione e l’inattività.

Il tasso di disoccupazione a gennaio è rimasto stabile al 10,5 per cento, lo stesso livello di dicembre. L’Istat sottolinea però che tra i giovani il tasso sale invece di 0,3 punti percentuali rispetto a dicembre, al 33%. Si tratta di livelli lontani rispetto ai picchi della crisi, superiori al 43 per cento, ma comunque superiori ai livelli precrisi di quasi 14 punti percentuali.

La crescita dell’occupazione stabile evidenziata dall’Istat a gennaio rispetto a dicembre si registra anche nel confronto trimestrale e annuo. Su base tendenziale si registra anzi la prima variazione positiva da ottobre 2017. Complessivamente su base annua l’occupazione è cresciuta a gennaio di 160.000 unità. I dipendenti a termine sono aumentati di 126.000 unità ma i segnali positivi riguardano appunto anche i permanenti, aumentati di 29.000 unità, e gli autonomi (+6.000).

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