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Tria: per evitare aumento Iva coperture di notevole entità

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di Serenella Mattera – Oltre quaranta miliardi da trovare, a fronte di “rischi di ribasso” del Pil anche al di sotto dello 0,2%. Basta leggere tra le righe della versione finale del Documento di economia e finanza, per avere una misura delle difficoltà che il governo M5s-Lega dovrà affrontare. Serviranno “coperture di notevole entità”, avverte il ministro dell’Economia Giovanni Tria, per evitare l’aumento dell’Iva e provare a mettere il “primo mattone” della flat tax. Come fare, è tema del ‘dopo’: ci si penserà alla chiusura delle urne per le europee, quando il quadro politico potrebbe essere stravolto.

Ma il bagno di realtà del Def pesa sulla campagna per le europee. Matteo Salvini assicura che “non si è mai pensato di aumentare l’Iva per fare la flat tax: che senso avrebbe?”, dice in un’intervista alla radio. Le aliquote non saliranno, assicura anche Luigi Di Maio: “il decreto crescita, lo sblocca cantieri, le iniziative che faremo per le esportazioni e la spending review con il nuovo team che si sta insediano a Palazzo Chigi serviranno a portarci nella condizione di migliorare la crescita e soprattutto recuperare risorse”. Che si punti a “risultati ben più significativi di crescita equa e sostenibile”, lo scrive anche Tria, nella introduzione al Def. Ma gli ostacoli sulla via del governo sono numerosi e un realista come Giancarlo Giorgetti lo ribadisce a chiare lettere. Non solo afferma che “lo capiremo a settembre” se la tassa piatta passerà o meno da un aumento, semmai parziale, delle aliquote Iva. Ma aggiunge anche che il decreto crescita, ancora non pubblicato ma il cui impatto (insieme al decreto sblocca cantieri) è stimato in un 0,1% di Pil, rischia di essere “bloccato dal mostro burocratico con i decreti attuativi, le interpretazioni e via dicendo…”.

Nel Def c’è scritto nero su bianco che “la previsione di crescita del Pil dello 0,2% per il 2019 è soggetta a rischi al ribasso”. Lo dice anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, nel validare le stime del governo. La crescita zero è a un passo. È a un passo anche la richiesta di una manovra correttiva da parte dell’Ue. Di sicuro, avverte Tria nella premessa al Documento, serviranno “coperture di notevole entità” (almeno 40 miliardi secondo i primi calcoli a spanne) per fermare l’aumento dell’Iva, finanziare missioni di pace, pubblico impiego, investimenti, e pure – come chiedono i partiti – abbassare le tasse. La flat tax, assicura la Lega, si farà magari in versione “ridotta” (per i redditi fino a 30mila euro e non fino a 50mila come inizialmente ipotizzato, spiega Riccardo Molinari). Ma alla fine alzare l’Iva rischia di essere “il male minore”, avverte l’ex ministro Pier Carlo Padoan.

Sulla campagna elettorale di Di Maio e Salvini pesa anche lo scontento di due delle associazioni di risparmiatori per le norme sui rimborsi che il governo si appresta a inserire nel decreto crescita. “Siamo pronti a tornare in piazza in massa”, annunciano in una nota. E si riaffaccia la tensione nel governo: i vicepremier esigono l’okay di tutti, il M5s auspica che il testo proposto da Tria cambi. Il leader M5s prova intanto a dialogare con Confindustria e competere con Salvini sul terreno delle imprese. I leghisti sono più attenti, per ora, a non farsi trascinare nella mischia rischiando di perdere il vantaggio guadagnato nei sondaggi. Di più. Giorgetti e Luca Zaia martedì sera, a cena subito dopo il varo del Def, avrebbero ribadito al leader della Lega la convinzione che convenga staccare la spina al governo dopo le europee, se davvero la Lega sarà oltre il 30%, per non restare intrappolati in politiche lontane dall’elettorato di centrodestra. Stare in un governo di coalizione, dice in pubblico Giorgetti, vuol dire “trovare compromessi ed è molto dispendioso…”.