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Il ‘pezzotto’ e i danni per pay tv, Netflix & co.

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“Il danno arrecato dalle Iptv, non solo alle imprese ma all’intera economia italiana, è devastante: una recentissima indagine Ipsos ha evidenziato mancati introiti per le aziende di settore pari ad oltre 600 milioni di euro, una riduzione di 369 milioni di euro in termini di Pil nonché circa 5.700 posti di lavoro a rischio”. L’ultimo allarme in ordine di tempo sul fenomeno della pirateria digitale è del sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci, durante un’interrogazione della Lega in Commissione Trasporti alla Camera, proprio sulla diffusione dei canali e i servizi piratati.

Un fenomeno in forte crescita che prevede l’utilizzo del cosiddetto “pezzotto”, in pratica una piccola scatoletta quadrata simile ad un decoder che permette la decodifica pirata di migliaia di segnali di pay tv come Sky e over the top come Netflix, Dazn o Now Tv. Segnali che partono dalle “sorgenti” sparse in basi fisiche nel mondo, dove vengono posizionati i singoli decoder con gli abbonamenti originali cui segnali vengono poi indirizzati in un “encoder”, compressi in digitale e divulgati illegalmente tramite i server su internet all’utente finale che acquista il servizio ad un costo che si aggira intorno ai 10 euro al mese.

Secondo un’indagine di Fapav, la Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi, in Italia sono attivi due milioni di abbonamenti illegali. In pratica 4,6 milioni di italiani assisterebbero alla visione di film, serie tv, programmi e partite di calcio finanziando, spesso a propria insaputa, la criminalità organizzata. Quello che in molti non sanno infatti è che dietro il “pezzotto” non ci sono piccoli pirati con intenzioni liberali (così spesso si giustificano i fautori del fenomeno), bensì una vera e propria filiera gestita da organizzazioni pericolose che lucrano alle spalle delle imprese dei media. Un giro d’affari impressionante, se pensiamo che solamente la vendita dell’hardware genera in Italia circa duecento milioni di euro all’anno. E poi i contenuti. Il 60% del calcio italiano, ad esempio, viene sostenuto grazie agli introiti dei diritti tv: durante l’ultima asta gli operatori hanno versato in tutto ben 970 milioni di euro alla Lega. Il giro d’affari annuale derivante dalla pirateria relativa alla serie A è pari a circa 200 milioni di euro e sottrae ingenti guadagni al sistema legale, con danni seri per l’industria audiovisiva, per i dipendenti che perdono il loro lavoro e con gli autori di contenuti che non vedono riconosciuto il diritto d’autore per la propria creatività. A muovere i fili una vera e propria “mafia digitale” che scalpita per entrare nel settore per diverse ragioni: tra queste quella legata alla durata massima della pena misurata in quattro anni, molto meno che in altri reati, e ai possibili patteggiamenti.

“I gestori delle Iptv illegali – ha ricordato il sottosegretario Michele Geraci – rischiano inoltre fino a 15.000 euro di multa in quanto viene violato l’articolo 171-ter della legge n.633 del 1941 sulla protezione del diritto d’autore. Il citato articolo, peraltro, punisce anche gli utilizzatori finali del servizio, con pene che variano in base al contesto privato o pubblico in cui si beneficia delle opere tutelate dalla legge”. Una condanna che però evidentemente non rappresenta un deterrente efficace a contrastare l’ascesa del “pezzotto” in Italia.

Un fenomeno connesso è quello del camcording, ovvero la registrazione illecita audio e/o video dei film nelle sale cinematografiche: secondo il sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci il dipartimento per l’Informazione e l’editoria “sta lavorando alla predisposizione di una modifica normativa per contrastare il fenomeno, trasformando tale condotta illegale da mero illecito amministrativo a reato sanzionato penalmente al pari delle altre condotte illecite di pirateria”. Il sottosegretario ha infine riferito come l’Agcom, in cinque anni di attività, abbia ricevuto 1556 segnalazioni, che hanno dato origine a 865 ordini di blocco per siti pirata e ha di recente ordinato la chiusura ad oltre 20 Iptv pirata