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Infrastrutture per 170 mld, senza risorse aggiuntive

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Al Ministero dell’Economia non ci speravano quasi più: il Documento di Economia a Finanza (DEF) per il 2019 era già sul sito istituzionale dal 10 aprile, caricato dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, insieme a sette allegati ma dell’ottavo, il collegato Infrastrutture, ancora non si aveva notizia. Nonostante la scadenza del 10 aprile fosse stata comunicata per tempo. Poi in quella che nel calcio chiamano “zona Cesarini”, in ritardo di una settimana, il 17 aprile, l’elaborato che contiene le strategie del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, è stato finalmente consegnato e debitamente aggiunto agli altri documenti di finanza pubblica.

Ribattezzato “Strategie per una nuova politica della mobilità in Italia” si muove in gran parte nel solco tracciato nel 2017 e 2018 da “Connettere l’Italia”, la pianificazione messa a punto dall’allora ministro Graziano Delrio. Pur con una stesura rivisitata nella struttura, accenti e sottolineature diverse, più accentuate su manutenzione del patrimonio e mobilità elettrica, e un aumento del valore totale degli interventi, saliti da 130 a oltre 170 miliardi, ma senza l’elenco puntuale delle opere previste. Monitoraggio e manutenzione delle infrastrutture, sostegno dell’elettrico e formazione sono priorità che il ministro Toninelli in questi mesi ha più volte rilanciato e non sorprende che occupino un posto di primo piano nell’allegato.

Nessuna nuova risorsa è stata aggiunta a supporto della “lievitazione” degli investimenti previsti, le fonti di finanziamento sono rimaste le stesse: sono stati intensificati i “programmi diffusi” per le strade, le autostrade e le ferrovie – dall’Ertms agli interventi per la sicurezza di ponti, viadotti e gallerie – e inserite opere che nel 2018 erano allo stadio di project review (revisione tecnica e finanziaria) e sono ora finanziabili.

La ricognizione sui punti di forza e le debolezze del sistema dei trasporti e della mobilità prende atto, in positivo, che il patrimonio infrastrutturale dell’Italia si colloca ai primi posti dell’Unione europea ma anche, in negativo, che questo patrimonio non cresce più dall’inizio degli anni 2000 (strade e autostrade) o cresce a ritmi assai più blandi degli altri Paesi (Alta velocità ferroviaria, la Spagna ha costruito quattro volte i chilometri dell’Italia) e che va tenuto sotto osservazione per lo stato di vetustà.

Le strategie per il futuro poggiano su quattro pilastri. 1) Al primo posto ci sono sicurezza e manutenzione, visto l’“ammaloramento” (la definizione utilizzata dai tecnici) di ponti, viadotti e ferrovie e la necessità di metterli sotto osservazione prima e renderli sicuri poi. 2) Al secondo posto ci sono digitalizzazione e innovazione delle infrastrutture, dal piano per le smart roads ai sistemi di sicurezza per le ferrovie, dalle smart stations agli smart ports e airports, alle smart city, dalla digitalizzazione della logistica alla city logistics, all’accesso ai siti turistici. Il settore pubblico deve dotarsi delle competenze necessarie ed evitare il sorgere di un “digital divide” anche nell’uso delle infrastrutture. 3) La mobilità elettrica, attiva (pedonale e ciclabile) e sostenibile è il terzo pilastro, coerentemente con gli interventi a sostegno dell’alimentazione elettrica contenuti nella Legge Finanziaria, che si tratti di incentivi per l’acquisto di auto private, di veicoli per il trasporto delle merci o di autobus per il trasporto pubblico locale. Importanti anche le misure per la mobilità attiva: piste ciclabili nelle città, estensione delle aree pedonali, intermodalità urbana bici-metro, bici-bus, bike sharing e ciclovie extraurbane. 4) Infine, il quarto pilastro, ovvero legalità e semplificazione del quadro regolatorio, che si declina a partire dal Codice degli appalti per arrivare alle concessioni autostradali e portuali, alle misure di semplificazione dei procedimenti, prevenzione della corruzione e trasparenza.

Queste quattro strategie contribuiranno allo sviluppo economico del Paese: “Senza infrastrutture – si legge a conclusione della presentazione – non c’è economia e non c’è sviluppo: le politiche infrastrutturali guardano al soddisfacimento delle esigenze dell’Italia che lavora e che produce, non solo rafforzando i servizi di mobilità per persone e merci, ma anche occupandosi attivamente del sostegno nella formazione delle competenze che saranno richieste nel futuro prossimo”.

Nell’appendice il documento fa il punto sullo stato di attuazione degli interventi settore per settore: non più tabelle con l’elenco delle singole opere, come negli allegati precedenti, ma programmi aggregati per il quadriennio 2017-2021 che rimandano anche ai contratti di servizio con RFI per la rete ferroviaria e con Anas per la rete stradale: 85,2 miliardi i costi per le ferrovie, 57,2 miliardi per strade e autostrade, 23,5 miliardi per le città metropolitane, 2,4 miliardi per i porti, 4 miliardi per gli aeroporti e 2 miliardi per le ciclovie.

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