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29 Aprile 2019

Tav, ricomincia la polemica. Costa: pericolo amianto

Alessandro Pulcini

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Dopo l’ultimo rinvio, che posticipa la decisione a dopo la tornata elettorale europea, la diatriba politica sulla Tav Torino Lione si era relativamente calmata. Argomento troppo complesso e divisivo da trattare per una maggioranza gialloverde nelle ultime settimane già impegnata a capire come risolvere il dilemma dela prossima manovra senza aumentare l’Iva (anche se, anche qui, c’è chi spera in una soluzione ‘politica’, posti favorevoli risultati alle europee) e a farsi la guerra sui casi Rixi e Raggi.

Ma ora la discussione si è, in maniera relativamente moderata rispetto a prima, riaccesa: ci ha pensato prima Matteo Salvini, in pieno clima elettorale, per la Lega, al quale ha subito risposto l’attuale Governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino. A fornire dichiarazioni in supporto delle convinzioni dei 5 stelle è arrivato invece il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

La motivazione principale della dichiarazione del leader leghista, che sembrerebbe altrimenti fuori luogo, data la tregua con i 5 stelle sull’argomento, è stata elettorale: “lasciatemi dire che se in Piemonte vince la Lega, la Tav si fa”, ha detto Salvini a Biella sabato scorso, per un incontro a sostegno del candidato sindaco del centrodestra Claudio Corradino. Dal palco allestito in piazza Vittorio Veneto il Vicepremier non ha avuto indecisioni: “tutte le opere pubbliche collegate al Piemonte si fanno, i cantieri non li voglio chiudere: li voglio finire. Preferisco finire i cantieri, che coprire i buchi già aperti. Non parlo solo della Tav: tutte le opere pubbliche incominciate devono essere finite, dalla prima all’ultima”.

Pronta la risposta di Chiamparino, candidato per il centrosinistra al secondo mandato in Piemonte: “i fatti dimostrano che solo se vincerà chi non ha mai scambiato infrastrutture con poltrone si potranno realizzare in Piemonte quelle opere necessarie per una crescita sicura che migliori il bilancio ambientale del nostro territorio. È il governo Conte-Salvini-Di Maio, di cui lui”, Salvini, “è azionista di maggioranza, ad aver bloccato la Tav”. Chiamparino accusa il leader del Carroccio non solo di aver bloccato la Torino-Lione: “ha lasciato impantanata al ministero dell’Ambiente la Pedemontana di Biella e non ha voluto sbloccare l’Asti-Cuneo”.

Da Casale Monferrato in provincia di Alessandria, il ministro dell’Ambiente, molto più cauto del Vicepremier leghista, ha invece portato acqua al mulino della linea pentastellata: “ho rappresentato in modo anche corposo al resto del Governo che alcuni percorsi del Tav tagliano delle colline che presentano problemi amiantiferi. Questa per me è una preoccupazione. Quindi io dovevo rappresentarlo”. Precisando comunque che “la decisione finale non è competenza del mio ministero”, Costa ha spiegato che “quando si mette a nudo l’amianto ci sono tutti i rischi di ricadute di salute sulla popolazione. Quindi io dovevo rappresentarlo. Poi la decisione è ben più ampia di quella che può avere un ministro dell’Ambiente”.

Sull’ipotesi di un percorso differente per aggirare il problema-amianto, Costa ha fatto presente che “la competenza non è del mio ministero”. “Io – ha precisato – ho detto ‘fate attenzione quando toccate alcune colline e alcune montagne che possono presentare ai cittadini queste problematiche serie’. E proprio qui dobbiamo dirlo e non scoprirlo tra 40 anni, quando magari avremo di nuovo un picco di ammalati. Questo era il mio dovere, questo ho fatto”.

“Così come ho espresso le mie preoccupazioni, il Mit ha espresso le proprie necessità. Adesso c’è bisogno di una sintesi politica. E’ chiaro che penso poi a un tavolo dove saremo tutti quanti insieme a valutare quali siano questi elementi. Ma questo della salute pubblica mi sembra il più serio di tutti”, ha concluso il ministro.

 

 

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